(IlMinuto) – Cagliari, 25 luglio – “Conferimento di incarico di mediazione marittima per la vendita a rottame delle navi traghetto Garibaldi e Sibari”. Con questo bando, che risale a qualche settimana fa, la società Rfi del gruppo Ferrovie dello Stato pone quasi certamente fine al trasporto merci via binario in Sardegna.
La “Garibaldi” - in mare dall’inizio degli anni Ottanta – non è un rottame ed è ben più giovane della Sibari, attiva dal 1968. La fine del servizio della motonave, che si occupa del trasporto merci fra Golgo Aranci e Civitavecchia, mette fortemente a rischio l’attività di diverse imprese sarde: la Convesa di Chilivani, la Maffei di Orani, la Equipolymers di Ottana e la Castelletti di Macomer.
Per la Keller di Villacidro sono giunte più volte rassicurazioni da parte della Regione: “Potrà continuare a fruire con regolarità del servizio dei carri ferroviari nella tratta Golfo Aranci- Civitavecchia” ha dichiarato a fine giugno Ugo Cappellacci. Anche se quest’ultimo impegno dovesse essere mantenuto, lo stop alla Garibaldi equivale, ad oggi, alla rottamazione del trasporto ferroviario di beni in Sardegna: l’unica regione priva di una stazione merci. Nell’Italia dell’alta velocità si impone all’isola di trasportare i prodotti in arrivo e in partenza su gomma e si mettono in pericolo centinaia di posti di lavoro.
La vicenda è approfondita nel blog www.merciinsardegna.blogspot.com. Dai commenti anonimi emerge anche il disagio di alcuni dipendenti delle Ferrovie: “Macchinisti costretti ad andare a lavorare a loro spese in continente”. In attesa dei rimborsi.
“Doppo che ho rinnegato Pasta e pane,
so’ dieci giorni che nun calo, eppure
resisto, soffro e seguito le cure…
me pare un anno e so’ du’ settimane.
Nemmanco dormo più, le notti sane,
pe’ damme er conciabbocca a le torture,
le passo a immaginà le svojature
co’ la lingua de fòra come un cane.
Ma vale poi la pena de soffrì
lontano da ‘na tavola e ‘na sedia
pensanno che se deve da morì?
Nun è pe’ fà er fanatico romano;
però de fronte a ‘sto campà d’inedia,
mejo morì co’ la forchetta in mano!”
(A. Fabrizi, La Dieta)
INGREDIENTI PER 4 PERSONE
1l circa di latte
800g di pane di semola di grano duro raffermo
80g di pecorino sardo
sale
PER IL SUGO DI POMODORO
500g di pomodori da sugo
4 cucchiaio d’olio extravergine d’oliva
1 cipolla
un ciuffo di basilico
Preparare il sugo di pomodoro: sbollentare i pomodori per qualche minuto, scolarli, pelarli e passarli a l setaccio. In un tegame versare l’olio extravergine d’oliva e soffriggere la cipolla sbucciata e tagliata a velo, quindi unire i pomodori passati, un pizzico di sale e il ciuffo di basilico ben lavato e sminuzzato con le mani. Coprire e lasciar cuocere a fuoco dolce 25 minuti. Versare il latte in una ciotola abbastanza ampia. Tagliare il pane a fette abbastanza sottili facendo attenzione a non romperle. Bagnare le fette di pane nel latte e disporle a strati in una pirofila. Regolare di sale e intervallare ogni strato con sugo di pomodoro e una manciata di pecorino grattugiato; continuare così fino a esaurimento degli ingredienti. Terminare con la salsa di pomodoro cosparsa di pecorino. Mettere la pirofila nel forno preriscaldato a 190°C e far cuocere per circa 10 minuti il mazzamurru, fino a quando sulla superficie si sarà formata una crostina dorata. Far riposare il tutto per almeno 10 minuti, indi servilo.
Vini consigliati: Carignano del Sulcis