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Archivio del giorno 13/03/2010

Alla scoperta dell’"occhio assoluto" con Giorgia Atzeni. L’illustratrice svela i segreti della grafica nell’era digitale

(IlMinuto) – Cagliari, 13 marzo – “Missione Banana” è il terzo volume che Giorgia Atzeni – 36 anni grafica e storica dell’arte con studi musicali alle spalle – illustra per la casa editrice Salani. Nick Place, l’autore, racconta le avventure di Alnsley e Harlan Banana. Due bambini con l’obiettivo di trovare una nuova compagna per il padre, terribilmente solo dopo il divorzio. IlMinuto ha intervistato l’illustratrice cagliaritana, alla ricerca dei segreti della grafica nell’era digitale.

Qual è il ruolo delle illustrazioni nella narrativa per ragazzi? Avvicinano effettivamente i più piccoli alla lettura?

La parola illustrare è usata quale sinonimo di ‘spiegare’, ‘rendere chiaro’. Più in generale il termine, dal latino, vuol dire ‘illuminare’ e, metaforicamente, rendere illustre e glorioso ma anche, ‘commentare’, ‘descrivere’ ovvero ‘corredare di figure un testo per agevolarne la comprensione’, nonché per renderlo più accattivante. Questo è il ruolo delle illustrazioni nella letteratura indirizzata ai ragazzi: le figure aiutano nella comprensione del testo ma soprattutto lo rendono più attraente e d’impatto agli occhi dei giovani lettori.
Il disegno diventa una prova dell’esistenza dei soggetti, dei personaggi, dei luoghi descritti nel racconto. Per i bambini e gli adolescenti questa si configura come una vera e propria esperienza visiva, il racconto passa attraverso il senso che io considero, in assoluto, il più permeabile: la vista. Lavoro da anni coi bambini di tutte le età e, soprattutto in questo periodo, con gli adolescenti che hanno difficoltà nell’apprendimento; utilizzo sempre il libro illustrato per raccontare storie. Questo magico contenitore di parole e immagini diventa un catalizzatore e mi aiuta a trovare una relazione positiva con chi mi ascolta. Spero che così si appassionino al libro (spesso odiato perché legato allo studio) come un oggetto prezioso da possedere, conservare ma soprattutto da leggere e rileggere.

Quello di Giorgia Atzeni, per tre anni Art Director di Info-grafica per il gruppo free press E-Polis, è un talento poliedrico.
Qual è il filo conduttore che lega la grafica per il giornalismo alle illustrazioni per ragazzi?

Mi sono occupata per tre anni di infografica per conto di un’agenzia incaricata di questo servizio per la nota free press: è stata un’esperienza interessantissima che mi ha portata a collaborare fianco a fianco coi i giornalisti di un’intera redazione, ognuno calato nelle specificità delle varie cronache cittadine in cui Epolis è distribuito. Ormai quasi tutti i quotidiani, nel mondo, si servono del “giornalismo visivo”. Prima c’è la notizia, ci sono i numeri, gli effetti disastrosi di un terremoto o la localizzazione del suo epicentro e poi c’è la visualizzazione sintetica di queste informazioni. Non c’è molta differenza, a parte lo stile figurativo, fra il mestiere di chi disegna grafici (legende, torte per le percentuali o mappe geografiche per localizzare le aree dei conflitti in corso) e quello di chi disegna le figure per i libri: l’infografica, così come lillustrazione, dovrebbe accendere la voglia di approfondire l’argomento descritto con le parole nell’articolo.
I lettori del quotidiano sono come bambini (chi non è stato bambino e ha subito il fascino delle immagini?): il giornalismo deve attrarre la sua curiosità. L’utilizzo di materiale iconografico permette a questo tipo di visualizzazione di adattarsi a tutte le realtà sociali e di svincolarsi dal linguaggio scritto.
L’infografica dovrebbe essere in grado, se ben documentata ed illustrata, di spiegare in modo chiaro, ogni argomento, dalle note tecniche di assemblaggio di un mobile fino alla mappa della tragedia delle torri gemelle. L’approccio di chi lavora nell’infografica è lo stesso di chi lavora nell’editoria per ragazzi, e serve per chiarire, semplificare oltre che favorire la concentrazione su quelle informazioni dell’articolo che, diversamente,  andrebbero perse.

Quali sono i tuoi modelli o fonti di ispirazione?

Io studio di continuo. Osservo, immagazzino immagini con una velocità impressionante. Entro continuamente in libreria per visionare le copertine delle nuove uscite e, dunque, addocchiare gli stili figurativi più in auge.
Seguo moltissimi disegnatori on line: visiono quotidianamente decine di siti, blog, pagine Flickr di illustratori noti e meno noti. É come se avessi l’”occhio assoluto”: riconosco subito le firme e gli stili più attuali. Perciò i miei modelli sono tantissimi. Naturalmente, ho le mie preferenze. Adoro lo stile di Chiara Rapaccini, il tratto di Vittoria Facchini e Anna Laura Cantone, l’impaginato di Francesca Ghermandi, tutte illustratrici con uno stile originale e riconoscibilissimo. Tra le mie fonti primarie di ispirazione ci sono i quadri di Egon Schiele, l’art brut di Jean Dubuffet e lo stile metropolitano di Basquiat.

Hai mai paura della banalità?

E’ banale dire che la banalità sta dietro l’angolo. Cerco di continuo uno stile orginale e riconoscibile, cercando di non imitare nessuno. Sebbene questo sia impossibile, bisogna prima assorbire attraverso lo studio e poi dimenticare i materiali visionati per trovare la propria personalità. Ci vuole molta pazienza e applicazione. Spesso io non mi applico. Diciamo che potrei fare di più!

Che cosa consigli a chi oggi, a 20 anni, intende intraprendere la carriera di illustratore?

Perché aspettare i vent’anni? Incoraggiamo i nostri figli a disegnare ovunque e sempre. Poi, il mestiere, se esiste la manualità giusta e la volontà, verrà da solo. A parte le battute, la verità è che il mondo dell’editoria per ragazzi non è accessibilissimo. Ogni anno si svolge a Bologna la Fiera del Libro per Ragazzi (quest’anno sarà dal 23 al 26 marzo); giovani e meno giovani, artisti in erba e maestri dell’illustrazione si incontrano per discutere su vari temi: l’illustrazione può diventare un mestiere? Come possiamo fare a rendere visibili le nostre opere? Personalmente, ho visto file di disegnatori che, partiti con buoni propositi, dopo aver mostrato il proprio portfolio nei vari stand, sono tornati a casa delusi, senza neanche un contratto.
Non sempre ci sono risposte positive e non sempre le “matite più brillanti” riescono a far pubblicare i loro disegni nelle pagine di un libro. Vale, però, la pena di fare un tentativo.

La correzione da parte di altri è fondamentale, ma lo è anche imparare ad autocorreggersi e a trovare l’ispirazione per fare cose nuove mai fatte prima. Come ti muovi quando devi affrontare un lavoro nuovo?

In primo luogo, mi confronto con la redazione che mi commissiona le illustrazioni: l’editore ti sceglie perché conosce il tuo stile che, evidentemente, ben si attaglia al genere cui quel libro, che intende pubblicare, appartiene. Ti viene attribuito un referente che si occupa dell’editing visivo. Poi, però, si è soli di fronte al testo che ti viene affidato. In prima istanza, si è lettori, naturalmente, si scorrono le pagine scritte per selezionare un numero determinato di parole, un certo numero di pagine significative che vanno sintetizzate in un riquadro.
Il brano preselezionato viene, dunque, rivisitato sinteticamente nella trascrizione figurativa. Le immagini vengono sottoposte al referente che interviene, se necessario, suggerendo piccole modifiche che riguardano, talvolta, le espressioni dei personaggi (“questo deve essere più sorridente, questo più cattivo!”) talaltra i contesti in cui i personaggi sono immersi.
Chiaramente mostro i disegni alle persone che mi stanno più vicine: a Riccardo, mio marito (che è molto critico) a mio padre Gianni (che è pure lui artista). E accetto, quasi sempre i loro suggerimenti.

Che valora ha leggere le immagini?

L’ekphrasis, cioè la traduzione da un testo visivo in un testo scritto, o verbale, è un esercizio che godeva di grande prestigio nell’antichità. Di molte opere dell’antichità, ora perdute, sappiamo qualcosa solo attraverso quelle fedelissime descrizioni.
Oggi, sono eccellenti esempi ecfrastici molte analisi di quadri a cura dei critici d’arte: operatori che hanno gli strumenti giusti per chiarire il senso iconologico delle opere del passato e del presente.
É molto interessante, a mio avviso, la dimensione del gioco che coinvolge lo scrittore, illustratore e il lettore. In effetti, è piuttosto remota nel tempo l’idea del ruolo attivo del lettore, la consapevolezza che egli non si limita a rispecchiare in sé il testo ma interagisce con esso, contribuisce, in un certo senso, a dargli vita e forma. In questo modo l’illustratore è prima di tutto un lettore e poi un disegnatore chiamato al compito di restituire visivamente quel testo.
L’illustratore ha, però, una marcia in più: sa andare oltre le parole, vede oltre. Il suo occhio mentale, occhio interno, riesce a vedere e a riprodurre, come riflesso su uno specchio, ciò che l’uomo comune può forse solo immaginare. Il carattere unico e istantaneo dell’incontro fra illustratore e testo, è molto simile a quello del fotografo che nel momento dello scatto cattura qualcuno o qualcosa come si trattasse di una preda. Leggere le immagini, dunque, è un modo per immagazzinare quelle informazioni che spesso, nella lettura ci sfuggono con una semplicità e immediatezza che, a volte,  manca alle parole. Tra parole e immagini, narrazione e visione, letteratura e figurazione, c’è un continuo passaggio e un completamento reciproco, una specie di doppia interpretazione o di specularità.

Per l’anno accademico 2009/2010, a Padova è iniziato un master che formerà professionisti nell’arte dell’illustrazione dedicata all’infanzia. Come vedi questo genere d’iniziative che vogliono creare professionisti nell’arte dell’illustrazione per l’infanzia e che dovrebbero poi operare nella scuola e nelle agenzie educative del territorio, oltre che nell’editoria?

Il master, sono andata a cercarlo on line, verte fondamentalmente su Illustrazione per l’infanzia ed educazione estetica. Per una pedagogia della lettura iconica. É rivolto a varie figure professionali che lavorano nell’ambito dell’editoria, sia a chi vuole aprire una casa editrice, sia a chi si specializza in scienza dell’educazione o si occuperà di biblioteche, servizi culturali ed educativi del territorio. Certamente, c’è un rinnovato interesse per questa disciplina a tutto tondo. Mi sembra molto positivo. Tornassi indietro mi piacerebbe poter frequentare un master di questo tipo.

L’illustrazione come espressione estetica di conoscenza, emozioni, idee. Qual è il ruolo della pratica dell’immagine nell’era digitale?

L’uomo contemporaneo, al pari di quello rinascimentale, ha necessità dei due canali antagonisti: quello analogico dell’immagine e quello concettuale-convenzionale della parola, seguendo la via della ricerca bi-fronte, laddove l’immagine non si sostituisce alla parola ma si configura come una sua integrazione. Nell’era digitale le immagini corrono più velocemente, le fonti di informazione sono oggi più puntuali e rapide. Così come la comparsa e la diffusione dei volumi a stampa o hand-printed book (e cioè il libro prodotto manualmente prima dell’introduzione di procedimenti meccanici) rappresenta una tappa di enorme importanza nel processo di sviluppo della conoscenza umana, così nell’era digitale questa conoscenza è amplificata. La rete permette uno scambio continuo e attiva reti di relazioni complesse e paritarie di condivisione di idee e immagini; attiva lo scambio di opinioni fra blogger curati da creativi, per non parlare del mega contenitore che è oggi Facebook: c’è tanta spazzatura ma c’è anche un mondo parallelo a quello non virtuale che può stupire.

Giorgia Atzeni illustratrice o Giorgia Atzeni ricercatrice? E che influenza ha avuto la ricerca scientifica sulle illustrazioni di Giorgia Atzeni?

Giorgia non può essere solo illustratrice o solo una studiosa impegnata nella ricerca storico- artistica. Il disegno mi ha appassionato sin dall’infanzia (ho sempre disegnato) così la mia curiosità per la produzione artistica dei grandi maestri, crescendo, è maturata insieme ai miei interessi particolari per la storia della pittura e del disegno, dell’incisione e della grafica. Così, dopo la laurea in Lettere moderne ho conseguito una specializzazione in Storia dell’Arte e, a seguire, un Dottorato in Letteratura comparata. Porto avanti, da circa dieci anni, le mie indagini scientifiche circa i vari aspetti del libro a stampa illustrato antico, moderno e contemporaneo.
Mi interessano tutti i materiali a stampa illustrati, a partire dal Quattrocento, che fino ad oggi non sono ancora stati considerati per il loro oggettivo valore di immagine artistica. Sono convinta, infatti, che le raffigurazioni impresse a corredo del testo letterario, le illustrazioni, integrino la parola e diano un valore aggiunto alla scrittura, rendendo unica la pagina letteraria.
Non mi pare ci sia dicotomia. Credo che la concentrazione che ci vuole per studiare e approfondire certi argomenti sia la stessa che mi occorre per disegnare e viceversa.

Progetti per il futuro?

Da sempre mi stuzzica l’idea di realizzare un libro tutto mio: scritto e illustrato da Giorgia. Spero che prima o poi venga pubblicato.

(S.P.)

Consigli culinari: Lorighittas cun cóciua cozas e canciofa

Yu estrasse una confezione di spaghetti istantanei, versò dell’acqua dal termos del treno in una tazza smaltata e ve li immerse. L’acqua non era abbastanza calda e ci vollero molti minuti perché si ammorbidissero. Aveva con sé anche una testa di carpa affumicata, chiusa in un sacchetto, che gli aveva preparato Peiqin. Ma l’umore dell’agente Yu non migliorò affatto. Questo incarico era né più né meno che una burla.                                                           (Qiu Xiaolong, Visto per Shanghai, 2004)

INGREDIENTI PER 4 PERSONE

350g di loroghittas
400g di cozze
400g di arselle
2 carciofi
mezzo limone
1dl d’olio extravergine d’oliva
2 spicchi d’aglio
1peperoncino fresco
2dl di vino bianco secco
1 ciuffo di prezzemolo
sale
pepe

Pulire le cozze spazzolandole sotto l’acqua corrente e lasciarle in ammollo.
Pulire le arselle facendole spurgare in acqua salata per due ore, indi sciacquarle insieme alle cozze e aprirle sul fuoco, scartando i mitili che non si aprono.
Nel frattempo, mondare i carciofi, eliminare i gambi e dividere i torsoli in spicchietti abbastanza sottili, indi tenerli in acqua fredda acidulata con limone fino al momento dell’utilizzo.
In un tegame rosolare nell’olio gli spicchi d’aglio con il peperoncino diviso in due, privato dei semini interni. Aggiungere i carciofi scolati. Salare, pepare, coprire il tutto e portare a cottura per 10-12 minuti allungando con poca acqua.
Lessare le lorighittas e, nel frattempo, aggiungere le cozze e le arselle ai carciofi (lasciarne una parte con le valve per decorare il piatto), sfumare con il vino, coprire e far cuocere il sughetto per altri cinque minuti.
Scolare la pasta e versarla nel tegame insieme con i carciofi, le cozze e le arselle; farla saltare a fuoco medio per qualche minuto. Completare la pietanza con il prezzemolo tritato finemente. Servire subito.

Vini consigliati: Alghero Chardonnay