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Sclerosi multipla e Ccsvi. Paolo Zamboni a Sassari: "Nessun miracolo, ma con la ‘liberazione’ la vita migliora"

(IlMinuto) – Cagliari, 30 aprile – Quest’anno, a Sassari, il 25 aprile è stato preceduto da un’altra “Festa della liberazione”. Alle nove e un quarto di sabato 24 aprile, le 300 sedie della sala convegni dell’Hotel Vialetto erano già quasi tutte occupate da persone accomunate da un nemico strisciante e insidioso: la sclerosi multipla. Una patologia che in Sardegna ha un’altissima incidenza statistica (150 colpiti ogni 100mila persone) e che spesso – secondo i risultati più recenti – si associa alla Insufficienza venosa cronica cerebrospinale (Ccsvi): la sindrome scoperta qualche anno fa da Paolo Zamboni, 53 anni, chirurgo e docente all’Università di Ferrara, in Sardegna col suo team per presentare al “popolo” le tecniche di  “liberazione” delle vene dai restringimenti tipici della sindrome. 
“La ricerca – ha spiegato Zamboni – è stata pubblicata nel 2009 e il tam tam fra i pazienti tramite Internet è stato velocissimo. Questo incontro così partecipato nasce dalla necessità delle persone di avere delle informazioni mediche spiegate nel modo più semplice possibile”. 
Ma che cos’è la  Ccsvi, questa malattia che, a pronunciarla, somiglia tanto a una nota serie televisiva Usa? Zamboni e la “sua squadra” (il radiologo interventista Roberto Galeotti e il neurologo Fabrizio Salvi) lo hanno spiegato con estrema chiarezza: non è nient’altro che un anomalo restringimento di alcune vene, in particolar modo la giugulare, che impedisce al sangue di fluire liberamente dal cervello al cuore.
Questo restringimento, questa strettoia anomala nota tecnicamente come “stenosi”, è stato riscontrato nella maggior parte dei malati di sclerosi multipla. Le vene interessate possono essere dilatate con l’intervento del “liberatore”, il radiologo interventista, con un’operazione priva di rischi della durata di un’ora. 
Con quali risultati? “Dopo la “liberazione” – ha detto il neurologo  Salvi – i pazienti (tutti ammalati di sclerosi multipla: ndr) hanno tenuto dei diari appuntando le loro condizioni di salute. I diari hanno messo in evidenza notevoli progressi in alcuni degli aspetti che rendono invalidante la sclerosi: una diminuzione della sensazione continua di fatica e della cefalea, il miglioramento significativo della qualità del sonno e della memoria sul lavoro”. Nel 47 per cento dei casi occorre però ripetere l’intervento dopo circa due anni, perché spesso le vene interessate hanno la tendenza a restringersi nuovamente. La “liberazione” può però essere eseguita più volte in tutta tranquillità.
Nessun miracolo in vista. “La ‘liberazione’ – ha sottolineato Salvi – dà la possibilità di ottenere alcuni risultati, ma è necessario proseguire con le altre terapie e andare avanti con le ricerche”.  “La sclerosi multipla –  ha precisato Zamboni  -  è un patologia multifattoriale e la Ccsvi potrebbe essere uno dei fattori della malattia”. Curare la Ccsvi non significa infatti guarire dalla Sclerosi multipla. Come ha puntualizzato Stefano Sotgiu, specialista del Centro Sclerosi multipla di Sassari: “Chi ha una forma grave non si sogni neanche di rialzarsi dalla sedia a rotelle”.
La presentazione di sabato 24 è stata preceduta il giorno prima da un incontro con 60 medici sardi. L’obiettivo del team di Zamboni è quello di avviare nei prossimi mesi e anni 15 centri dedicati alla Ccsvi in tutto il territorio nazionale. 15 punti in cui studiare la correlazione tra Ccsvi e Sclerosi e in cui applicare i risultati degli studi e delle sperimentazioni. Risultati formalizzati nel protocollo, in continuo sviluppo, ”Zamboni, Salvi e Galeotti”.
“Qua in Sardegna – ha detto il professore di Ferrara – ci sono tutte le attrezzature e tutte le competenze che servono a fare un buon lavoro. L’incontro di oggi è un primo passaggio, dobbiamo fare sì che le persone si parlino. Le sinergie sono quelle che permettono di andare avanti”.
L’appuntamento all’Hotel Vialetto di Sassari è stato organizzato dalla onlus Sardegna Sclerosi multipla (www.sardegnasm.it).

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