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Archivio del giorno 6/08/2010

Occupazione: Sardegna al settimo posto nella classifica delle regioni in cui è più facile morire di lavoro

(IlMinuto) – Cagliari, 6 agosto – Morire di lavoro in Sardegna è più probabile che nella maggior parte delle altre regioni italiane. E’ quanto si ricava dalla lettura delle statistiche sulle “morti bianche” relative ai primi sette mesi dell’anno diffuse dall’Osservatorio infortuni sul lavoro Vega Engineering.
Secondo quanto afferma lo studio compiuto dall’Osservatorio sulla popolazione che lavora, nella nostra Isola sono stati 20,3 gli infortuni mortali ogni milione di occupati. Nel Lazio sono “solo” 7,1 ogni milione, in Piemonte 9,1 e in Lombardia 11,2 per milione. La media nazionale è di 18,2 morti sul lavoro per milione. In cima alla triste classifica (che vede la Sardegna al settimo posto) il Molise (45), seguito dalla Valle d’Aosta con 35,7 morti bianche per milione di lavoratori attivi.
Da questi dati sono esclusi gli infortuni “in itinere”.

La collera dei pastori spezza in due la Sardegna. Bloccata la 131 all’altezza di Tramatza. Giunta sotto accusa

(IlMinuto) – Cagliari, 6 agosto – La lotta dei pastori “paralizza” la Sardegna. Questa mattina, alle 11.30, circa mille allevatori del Mps, al termine di una breve assemblea, hanno bloccato in entrambi i sensi di marcia la strada statale 131 all’altezza di Tramatza.
Sbarrate anche le strade di accesso alla principale arteria dell’Isola. Prosegue quindi, tappa dopo tappa, la lotta dei pastori che “non vogliono più essere considerati una riserva indiana” e mettono sul tavolo della politica una precisa piattaforma programmatica.
Il Movimento pastori sardi propone, fra l’altro, “l’abbattimento dei costi di trasporto con l’applicazione della continuità territoriale già riconosciuta dall’Unione Europea”.
Ma ciò che strangola il settore – è stato sottolineato negli interventi che hanno preceduto l’occupazione della 131 – è il prezzo del latte, circa 52.65 centesimi al litro. Un prezzo – chiarisce Mps – talmente basso da non coprire nemmeno i costi di produzione.
Sotto accusa la politica della Regione e il “grande assente”, l’assessore dell’Agricoltura Andrea Prato, che da mesi l’Mps accusa di “favorire i suoi colleghi industriali a spese dei pastori e delle casse regionali”.  
Hanno invece preso parte alla mobilitazione alcuni sindaci e amministratori locali e un gruppo di militanti e dirigenti di A Manca pro s’Indipendentzia.

Giustizia. Zuncheddu (Rossomori): "Il Tribunale di Lanusei rischia di essere soppresso"

(IlMinuto) – Cagliari, 6 agosto – “Un ennesimo grave attacco al sistema giudiziario sardo”. Così la consigliera regionale e presidente dei Rossomori, Claudia Zuncheddu, definisce la proposta del Csm di “razionalizzazione” delle circoscrizioni giudiziarie.
“Un provvedimento – spiega Zunchedduche di fatto nasconde la soppressione di ben 88 piccoli tribunali, con particolare interessamento della Sardegna”.
“La proposta – chiarisce la sardista di sinistra – di lasciare una sola sede giudiziaria per ogni capoluogo di provincia rappresenta l’ennesimo provvedimento urgente (…). Particolarmente a rischio in Sardegna è la provincia dell’Ogliastra e nello specifico il Tribunale di Lanusei, dove si rischierebbe di sopprimere l’unico vero e proprio presidio a difesa della legalità non solo contro la delinquenza locale, ma anche contro le infiltrazioni mafiose”.

Documento: "La lotta contro il nucleare in Sardigna"

La lotta contro il nucleare in Sardigna

Con la legge 133 del 6 agosto 2008 il governo dello Stato italiano ha deciso di imboccare di nuovo la strada per il nucleare.
La Sardegna, essendo una terra non sismica, con una scarsa densità di popolazione e occupata militarmente per oltre 35000 ettari di territorio, risulta essere uno dei luoghi più indicati dove costruire nuove centrali nucleari o siti per lo stoccaggio delle scorie radioattive.
Sardigna Natzione Indipendentzia, consapevole di interpretare un sentimento di opposizione al nucleare condiviso da tutti i Sardi, ha organizzato la raccolta firme necessaria ad indire un Referendum Consultivo, fornendo al Popolo Sardo uno strumento attraverso il quale difendere il proprio territorio, le proprie risorse, la propria salute e quella delle generazioni future nonché riaffermare la sua esclusiva Sovranità sulla Sardegna.

Il Referenudm Consultivo Promosso da Sardigna Natzione Indipendentzia ai sensi della Legge Regionale n°20 del 17 maggio 1975 pone il seguente quesito:
“SEI CONTRARIO ALL’INSTALLAZIONE DI SARDEGNA DI CENTRALI NUCLEARI E SITI PER LO STOCCAGGIO DI SCORIE RADIOATTIVE DA ESSE RESIDUATE E PREESISTENTI?

BREVE CRONOLOGIA DEGLI AVVENIMENTI:
• Agosto 2008: Con la Legge 133 del 6 Agosto 2008 il governo dello Stato italiano decide di imboccare di nuovo la strada per il nucleare.
• Settembre 2009: I media e la stampa sarda divulgano la notizia secondo la quale tutte e quattro le centrali che lo Stato Italiano intende realizzare saranno ubicate in Sardegna.
• Novembre 2009: SNI tenendo conto del dissenso dei sardi decide di passare ai fatti e di iniziare a raccogliere le firme per indire il Referendum Contro il Nucleare in Sardigna.
• 9 Dicembre 2009: SNI contribuisce all’organizzazione a Cagliari del “NO NUKE DAY”, la manifestazione antinucleare alla quale hanno partecipato le più rappresentative organizzazioni politiche, sociali ed ambientaliste sarde.
• Novembre 2009: SNI convoca in vari centri dell’Isola numerose conferenze stampa e denuncia il pericolo che la costruzione di centrali nucleari e depositi di scorie radioattive in Sardegna possa essere imposta dallo Stato Italiano senza seguire un iter democratico, servendosi delle basi militari che occupano oltre 35000 ettari del nostro territorio (il 70% del demanio militare italiano). Il governo centrale ha infatti tentato di affidare ad una società, la “Difesa Servizi Spa”, l’incarico di tracciare in maniera arbitraria una strada per arrivare alla creazione di centrali nucleari all’interno delle aree militari dello Stato.
• 9 Febbraio 2010: Presso la Corte di Appello di Cagliari, Sardigna Natzione Indipendentzia deposita le 16286 firme necessarie ad indire il Referendum Contro il Nucleare.
• 7 Marzo del 2010: SNI organizza “SA DIE DE SA VARDIANIA” (La giornata della sorveglianza); una grande manifestazione nella piana del Cirras, Comune di S.Giusta (OR), uno dei luoghi ritenuti idonei ad accogliere una centrale nucleare, alla quale partecipano numerose forze politiche e sociali. Qui vengono gettate le basi per la costituzione di un comitato a sostegno del referendum e si fa appello all’intera società sarda affinché si mobiliti in difesa del nostro territorio.
• Aprile 2010: SNI decide di non strumentalizzare elettoralmente la lotta contro il nucleare, astenendosi dal partecipare alle elezioni provinciali con lo slogan: “FUORI DALLO SCONTRO ELETTORALE PER UNIRE I SARDI CONTRO IL NUCLEARE”.
• Aprile 2010: SNI inizia la sua “Campagna di Sensibilizzazione e di Lotta Contro il Nucleare” promuovendo in tutta l’Isola incontri-dibattito con l’intervento di esperti energetici e la divulgazione di materiale informativo sui pericoli del nucleare.
• 26 aprile 2010: SNI partecipa a Cagliari al “CHERNOBYL DAY”.
• 6 Giugno 2010: SNI lancia pubblicamente l’appello per la costituzione del “COMITATO PER IL SI” CONTRO IL NUCLEARE, invitando tutti i Sardi, le organizzazioni politiche, sindacali e culturali, le aziende, i lavoratori e le amministrazioni locali ad aderire a questa battaglia da protagonisti.
• 4 Luglio 2010: Nasce a S.Giusta il “COMITATO SI.NONUCLE”.

A Santa Giusta è nato uno spazio di condivisione aperto a tutti i Sardi, indipendentemente dalla propria appartenenza partitica e ideologica ed è stata l’occasione non solo per riflettere su una politica energetica ad alto rischio come quella nucleare ma anche e soprattutto per affermare il diritto del Popolo Sardo ad esprimersi su questioni di questo tipo e affermare così un principio di Sovranità e di Libertà.
La nostra Isola non ha bisogno del Nucleare in quanto energeticamente è già autosufficiente. Il nostro Popolo ha il diritto di salvaguardare il proprio territorio dai rischi che possono derivare da questa nuova servitù italiana.
Siamo chiamati ad una scelta di responsabilità verso le generazioni future.
In queste scelte che influiscono sul futuro della nostra terra, sul futuro della Nazione Sarda non si tiene minimamente conto della volontà del Popolo Sardo. Il pronunciamento del nostro Popolo in questa battaglia sarà determinante affinché emerga chiaramente l’ostilità dei Sardi al Nucleare.
Al Comitato per il Si Contro il Nucleare hanno già aderito oltre 90 organizzazioni e tantissimi sardi a titolo personale.

Comitato “Si Nonucle”

Fresu (Prc): "Rockwool smontata e trasferita in India. Giunta incapace ad affrontare crisi industriale"

(IlMinuto) – Cagliari, 6 agosto – “Quanto sta accadendo ai lavoratori della Rockwool ha dell’incredibile”. E’ quanto afferma il segretario regionale del Prc, Gianni Fresu, commentando l’ennesimo caso di smantellamento dell’industria della Sardegna.
“La fabbrica” – sottolinea l’esponente di Rifondazione comunista – “finanziata dalla legge per le nuove attività di reimpiego degli ex lavoratori delle miniere metallifere dell’Iglesiente, in questi giorni viene smantellata per essere successivamente rimontata in India, il tutto senza che il Governo regionale abbia chiesto conto alla proprietà”.
“La Rockwool – spiega – è venuta in Sardegna, ha preso i nostri soldi, ha aperto uno stabilimento e, nonostante fosse produttivo e in attivo di bilancio, ha comunque deciso di chiuderlo per delocalizzare alla ricerca ancora maggiori profitti grazie allo sfruttamento di un lavoro sottopagato. Così circa 200 lavoratori (200 famiglie) sono stati prima utilizzati per percepire i finanziamenti e poi abbandonati al loro destino”.
Gli operai Rockwool continueranno a percepire gli ammortizzatori sociali ancora per pochi mesi. La cassa integrazione scadrà infatti a fine dicembre.
“Dopo oltre un anno e mezzo dalla chiusura – conclude Fresu – i lavoratori non sanno ancora quale sarà il loro destino. L’ennesimo incontro alla Regione del 2 agosto non ha avuto alcun esito, certificando una volta di più l’incapacità di questa Giunta regionale ad affrontare la grave crisi industriale che attraversa la nostra Isola e il Sulcis-Iglesiente in particolare”.