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Olivastro, acciaio e manici di corno di bufalo e gnu. “PelleSarda” racconta il coltello isolano del 2010. Tra fatica, ricerche e passione

“La cultura sarda ci ha tramandato un’idea di coltello inteso come ‘amico fidato’, con cui condividere atti e momenti, piuttosto che semplice strumento da lavoro”. Con queste parole “PelleSarda” (nome d’arte di un abilissimo artigiano di Carbonia che preferisce conservare l’anonimato, ndr) ci introduce al nuovo appuntamento con Formas.
I temi dell’intervista settimanale, curata dalla redazione del Minuto, sono la tecnica, i materiali e l’ideazione di una serie di coltelli sardi davvero fuori dal comune. Buona lettura.

Quando comincia la sua attività?

Inizio con una doverosa premessa. Io sono un coltellinaio hobbista, quindi la mia non si può definire un’attività a tempo pieno. “PelleSarda” ha mosso i primi passi circa 10 anni fa, frutto della collaborazione con altri coltellinai. Successivamente ognuno ha intrapreso la sua strada e il suo stile.

Come nasce un coltello?

Nel mio caso nasce da una matita e da un foglio, ricercando forme e tratti sempre nuovi e particolari. Una volta elaborato uno schizzo convincente si passa alla ricerca del materiale più adatto come dimensione e colore, riportando direttamente sul corno, con un pennarello (o altro materiale), la forma che si vuole ottenere. Allora comincia la lavorazione per asportazione con smerigli “dremel” o lime. Di solito occorrono più modelli e spesso la realtà in tre dimensioni è meno accattivante del disegno. Se il manico è buono si fanno poi dei pezzi campione di cartone per la lama, per trovare la giusta chiusura e l’equilibrio tra il manico e la stessa. Una volta creata la lama si passa all’assemblaggio e alla chiusura dell’anello. Se il coltello non presenta difetti si procede alla lucidatura finale e si può infine incidere il marchio “Pellesarda”.

Nel suo sito leggiamo: “Il manico è realizzato con corno pieno di gnu, bufalo o olivastro selvatico”. Ci spiega le differenze tra manici creati con i diversi materiali?

I vari corni o legni presentano colorazioni e consistenze diverse e ovviamente diverso prestigio e valore. Il materiale che prediligo usare è il corno di bufalo. Si tratta di un corno pieno che si lavora per asportazione e grazie alla sua consistenza ci permette la realizzazione di un manico robusto che non ha bisogno di anima in acciaio e rivetti, ma sa reggere ottimamente da solo il suo logorante “lavoro” di manico, ma soprattutto si riesce a lucidare a specchio ottenendo un risultato molto accattivante. Di grande eleganza, anche se meno robusti e meno richiesti, sono anche l’ulivo e il bellissimo ma rarissimo ginepro.

Quanti modelli di coltello propone? E quale coltello consiglia ai suoi clienti più esigenti?

I modelli sono circa una decina, ai miei clienti consiglio il modello “Luzitta”.

Qual è il coltello più richiesto?

Sicuramente il modello “Puntau”.

Cosa significa forgiare lame?

La forgia è un’arte che veramente pochi sanno praticare e altrettanto pochi “veramente” praticano. Io umilmente e onestamente posso dire di non essere tra questi. Per le mie lame mi avvalgo, come ormai quasi tutti, di tipologie di acciaio già forgiato che lavoro per asportazione.

In che modo chi non è esperto può riuscire a riconoscere un coltello artigianale da un coltello prodotto su scala industriale?

Deve allargare almeno un po’ la sua esperienza confrontando almeno una volta con un esperto un coltello industriale e uno artigianale. Comunque se proprio vogliamo dare qualche dritta direi che il prezzo è sempre un campanello d’allarme. Un coltello fatto a mano di qualità secondo me non può costare 20 euro. Il marchio o la firma di un coltellinaio più o meno noto sulla lama sono un altro fattore da considerare. Il coltello artigianale può assomigliare a un altro, ma non può mai essere uguale. Di solito poi le industrie tendono a produrre modelli famosi tipo la pattadese o altri tipici regionali in quanto più richiesti, difficilmente si metterebbero a produrre modelli come i miei.

L’emergere del collezionismo, la rivalutazione dell’artigianato sardo e la crescita qualitativa dei coltellinai della nostra Isola permette oggi l’affermazione e il rilancio del coltello sardo a livello internazionale?

Io conosco tanti artigiani sardi che fanno i coltellinai per professione e tutti chiedono a gran voce e credo che stiano per ottenere il marchio doc per il coltello sardo. Senza questa difesa da tutto ciò che viene spacciato per coltello artigianale sardo non si può pensare di andare molto lontano.

Cosa significa fare il coltellinaio oggi?

Ripeto, in quanto hobbista è una domanda a cui posso rispondere non per esperienza personale, ma per la conoscenza diretta di chi effettivamente vive di questo bellissimo mestiere. Purtroppo posso tranquillamente affermare che fare il coltellinaio oggi sia un vera e propria sofferenza. La crisi economica ha colpito senza pietà questo comparto facendo sparire nomi famosi e mettendo in ginocchio praticamente tutti, con cali di vendite fino al 70 per cento. Rimane la passione e l’orgoglio di poter fare un mestiere che dà enormi soddisfazioni, ma di sicuro non economiche.

Cosa consiglia a chi vuole intraprendere questo mestiere?

Di fare come me: limitarsi a considerarlo un hobby in attesa di tempi migliori.

Quali sono le scuole per diventare coltellinaio?

Ci sono dei corsi molto seri da coltellinai professionisti, ovviamente a pagamento e credo reperibili anche su Internet. Oppure consiglio di appoggiarsi a qualche buon coltellinaio che abbia la passione di tramandare qualche segreto e, una volta acquisite le basi, provare da soli.

Da cosa possiamo riconoscere il coltelli col marchio “PelleSarda”? Qual è il valore aggiunto dei coltelli creati nel suo laboratorio?

Le peculiarità dei miei coltelli sono le forme estrose e volontariamente lontane dalla tipica tradizione sarda, ormai ampiamente e superbamente rappresentata. Un’ottima qualità della meccanica e della finitura, la presentazione col tagliere lavorato a mano. Soprattutto si tratta di coltelli “onesti” con un prezzo onesto.

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Scheda tecnica

Formas est unu progetu fattu cun sa participatzioni de sa Regioni Autónoma de sa Sardigna – L.R. 26/97 asuba de sa língua e cultura sarda

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