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UN ANNO FA. Tuvixeddu: tra i processi e le carte bollate continua la mobilitazione per salvare “dal cemento” la più grande necropoli fenicio-punica dell’area mediterranea

un anno fa(IlMinuto) – Cagliari, 31 ottobre 2009 – “Fare delle aree di Tuvixeddu un grande parco archeologico pubblico, aperto e fruibile in ogni suo aspetto, onde migliorare la qualità della vita e offrire un’immagine di Cagliari che valesse ad attirare l’attenzione e fermare la gente che veniva a visitare da fuori e di dentro”. Questa la proposta che l’archeologo e accademico dei Lincei, Giovanni Lilliu, avanzò per il futuro della grande necropoli fenicio-punica del Mediterraneo nel marzo 1981 – momento in cui veniva trasferita la cementeria che occupava l’area – e poi ricordata dal “sardus pater” nel corso di una conferenza organizzata da Legambiente il 23 febbraio 2008. E’ difficile orientarsi nella guerra di carte bollate e ricorsi fra la Coimpresa di Cualbu, la Regione Sardegna, la Soprintendenza e il Comune di Cagliari. Quel che è certo è che il “colle dei piccoli fori” – nelle parole di Lilliu “mezzo migliaio e più di sepolture insediate nella roccia calcarea” – è un patrimonio dell’umanità da salvaguardare dalla cementificazione, al di là delle pastoie burocratiche. Nell’aprile di quest’anno due sentenze del Tar della Sardegna hanno annullato i provvedimenti della Soprintendenza dei Beni culturali che, nel 2008, avevano bloccato le autorizzazioni rilasciate dall’amministrazione di Cagliari per due progetti residenziali da realizzare a Tuvixeddu. Autorizzazioni rilasciate sulla base di un accordo firmato nel 2000 dalla Regione, da Coimpresa e dal Comune di Cagliari. La Soprintendenza ha però fatto ricorso al Consiglio di Stato contro la sentenza “sblocca autorizzazioni” del Tribunale amministrativo e, attualmente, è fortissima l’attesa per la sentenza d’appello. Negli ultimi mesi della sua gestione Renato Soru aveva però ipotizzato una soluzione diversa dallo scontro diretto e per via giudiziaria con gli interessi del suo ex amico Cualbu: “Vi sono  molte aree militari dismesse che possono essere oggetto di scambio – aveva detto l’allora presidente della Regione alla Nuova Sardegna il 26 agosto 2008 – non precludiamo niente, neanche forme di indennizzo, ma puntiamo a una compensazione. Vi sono molte aree in cui è possibile costruire. E discutendo si può arrivare ad un accordo che salvaguardi: sia il diritto del pubblico, che il diritto del privato”. In questo senso, Legambiente ha più volte ribadito negli ultimi mesi la “necessità di aprire un dialogo sulla questione Tuvixeddu con la nuova Giunta regionale”. L’organizzazione ambientalista continua a portare avanti la campagna Tuvixeddu per salvaguardare un “importante sito archeologico che sopravvive nel cuore della città senza essere valorizzato, ma al contrario minacciato dall’incuria e dall’urbanizzazione”. Il 5 aprile 2009 una catena umana formata da 1000 persone – e promossa da Legambiente – ha chiesto ancora una volta di salvare la necropoli dal cemento. Anche l’appello lanciato nell’agosto 2008 dal Manifesto Sardo sostiene che la burocrazia ed il profitto non possano avere la meglio sulla cultura ed il rispetto per un patrimonio dell’umanità e chiede “l’ampliamento dei vincoli su tutto il sito di Tuvixeddu”, “l’acquisizione pubblica dei terreni di tutto il colle” e la “definizione di strumenti di salvaguardia condivisi e giuridicamente impeccabili”. Tra i primi firmatari dell’appello – che ha raggiunto le 1685 sottoscrizioni – Gianni Loy (Università di Cagliari), Costantino Cossu (giornalista della Nuova Sardegna), Marco Ligas (Il Manifesto Sardo) e Raffaele Ugo (Cagliari social forum).

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