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Dalle tavole di Siniscola ai mercati del Venezuela. Graziella Mulargia racconta “sa pompia”: storia e futuro di un grande candito

Siniscola presidio Slow FoodNelle campagne di Siniscola cresce da secoli un frutto molto particolare e dalle origini misteriose: sa pompia. Un enorme agrume bitorzoluto, dalla forma rotonda e un po’ schiacciata, che può raggiungere anche gli 800 grammi di peso. Dal frutto si ricava un grande candito, sa pompia intrea, un prodotto “unico e tipico” del paese in provincia di Nuoro. Ed è proprio a Siniscola che la redazione de Il Minuto fa tappa questa settimana per l’undicesima intervista di Formas. Graziella Mulargia apre le porte della pasticceria artigianale di famiglia e descrive una tradizione dolciaria forse ancora poco conosciuta nell’Isola, ma sempre più apprezzata nei mercati mondiali.

Sul sito Internet leggiamo che l’attività del suo laboratorio si tramanda di generazione in generazione. Quando e come è nata? Come è cambiata nel tempo?

La nostra attività è nata nel 1969. La hanno avviata le nostre mamme e poi è passata a noi figlie. E’ un’attività esclusivamente al femminile. Nel corso degli anni non è cambiato niente, se non le persone. Abbiamo mantenuto le stesse ricette delle nostre mamme tramandate dalle nonne, che i dolci li facevano in casa. Già dai loro tempi si lavorava sa pompia, che allora era un dolce speciale. Potevano permetterselo solo le persone benestanti.

L’attività di Graziella Mulargia è presidio Slow Food per sa pompia. Ci racconta quest’incontro? In che modo il suo laboratorio ha ottenuto questo riconoscimento?

E’ stato il Comune di Siniscola a interessarsi alla creazione del presidio, in quanto sa pompia è un prodotto di nicchia unico e tipico di Siniscola: solo di Siniscola. Noi siamo entrati a far parte del presidio Slow Food perché produttori, trasformatori e venditori de sa pompia.

A parte sa pompia, quali sono i dolci della tradizione siniscolese che escono dal vostro laboratorio?

Le paste rosse tipiche solo di Siniscola (in altri posti le chiamano le pesche, ma sono diverse dalle nostre), s’aranzata fatta con la buccia della pompia, e non con scorza d’arancia come la fanno in altri paesi.

Sa pompia ha successo anche nel mercato estero?

Sì, anche gli stranieri stanno iniziando a conoscere questo dolce, lo comprano da noi. Non solo, qualche anno fa, tramite Slow Food, sa pompia è stata presentata con successo al Salone del Gusto del Venezuela. Ogni anno viene presentata anche al Salone del Gusto di Torino.

Producete anche gli altri dolci della tradizione sarda?

Sì, il nostro laboratorio sforna anche tutti gli altri dolci tipici che si trovano in tutta la Sardegna: i biscotti sardi, i papassini, gli amaretti, i guefi, le tiliccas, le formagelle (casatinas di ricotta, di formaggio o anche salate con menta e prezzemolo), i bianchini (sos marigosos), su pistiddu (il dolce tipico che si fa a gennaio per la festa di Sant’Antonio), le pastine con la cioccolata di nostra invenzione, le pastine bianche con la marmellata e il gatteau.

Progetti per il futuro?

Cerchiamo sempre di migliorare nel lavoro, mantenendo sempre vive le vecchie tradizioni e sperando che qualcuno della nostra famiglia tramandi ancora questa attività.

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Scheda tecnica

Formas est unu progetu fattu cun sa participatzioni de sa Regioni Autónoma de sa Sardigna – L.R. 26/97 asuba de sa língua e cultura sarda

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