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Le vie d’uscita dall’inferno. Anoressia e Bulimia: intervista a Lorella Melis

malattie alimentari(IlMinuto) – Cagliari, 6 novembre – Anoressia, Bulimia e la meno nota Ortoressia: i Disturbi del comportamento alimentare (Dca) sono diventati, ormai, un male non solo individuale ma anche sociale, un problema che minaccia la salute degli individui che ne sono affetti e, in molti casi, la loro stessa vita. Nella Casa di Cura Polispecialistica Sant’Elena, in Viale Marconi 160 a Quartu Sant’Elena, opera da qualche tempo, in un team di specialisti nei Dca, Lorella Melis, Psicologa e Psicoterapeuta. La dottoressa Melis ha risposto ad alcune domande su questo tema, così delicato e così grave e, nel contempo, tenuto quasi in disparte dai media.

Dottoressa Melis, che cosa s’intende per disturbi del comportamento alimentare?

Con la dicitura Disturbi del comportamento alimentare (Dca), si fa riferimento ad una categoria di disturbi di origine psicologica, che minano gravemente lo stato fisico della persona che ne soffre. Questi disturbi sono caratterizzati da un alterato rapporto con il cibo ed il proprio corpo che compromette severamente la qualità della vita e dei rapporti sociali. Il cibo, che è fonte di nutrimento e vita, si trasforma in una ragione di sofferenza e malattia.

Quali sono i principali distrurbi del comportamento alimentare? Quali le differenze?

Sono l’Anoressia, la Bulimia e Disturbi del comportamento alimentare non altrimenti specificati. Il nucleo psicopatologico centrale di questo tipo di disturbi è una valutazione di sé basata in modo esclusivo o predominante sul peso, sulla forma del corpo e sul controllo dell’alimentazione. La caratteristica più tipica dell’Anoressia nervosa è una severa perdita di peso ed il raggiungimento di un peso corporeo molto basso. La perdita di peso è principalmente dovuta alla dieta ferrea e fortemente ipocalorica e all’eccessivo esercizio fisico, in alcuni casi si può avere l’induzione del vomito o l’uso improprio di farmaci come lassativi e diuretici. Altre persone perdono il controllo dell’alimentazione e vanno incontro a delle abbuffate. Sintomi che peggiorano con la perdita di peso (e spesso scompaiono con la normalizzazione ponderale), sono la depressione, il deficit di concentrazione e l’isolamento sociale. Diverso il caso della Bulimia nervosa, in cui i tentativi di perdita di peso sono interrotti da frequenti episodi di abbuffate e ciò spiega perché il peso di chi ne è affetto rimanga generalmente nella norma o lievemente al di sopra o al di sotto. Nella maggior parte dei casi le abbuffate sono seguite da comportamenti  come il vomito auto-indotto, l’uso improprio di lassativi o di diuretici. Una minoranza, invece, compensa le abbuffate con comportamenti non eliminativi, come ad esempio il digiuno o l’esercizio fisico eccessivo e compulsivo. Possono essere presenti sintomi di depressione ed ansia. In alcuni casi questi comportamenti possono coincidere con abuso di sostanze stupefacenti e altri comportamenti autolesionistici.

L’Ortoressia nervosa?

È una nuova forma ossessiva che sta raggiungendo una diffusione significativa significa letteralmente “ossessione per il mangiar cibi sani”. Mentre gli anoressici o bulimici sono ossessionati dalla quantità del cibo ingerito, gli ortoressici sono ossessionati dalla qualità , tanto che la ricerca e la preparazione dei cibo occupa, in queste persone, un tempo notevole della loro giornata. Tra gli indicatori di questo disturbo vi è il pensare al cibo per più di tre ore al giorno, il pianificare dettagliatamente il menù, il mangiare ciò che è ritenuto sano indipendentemente dal suo sapore. Nei casi di ortoressia si assiste, inoltre, ad una riduzione della qualità della vita, ad una rigidità verso se stessi, il sovrastimarsi in base a ciò che si mangia disprezzando le persone che non seguono un regime alimentare simile al proprio, paura di contaminare il corpo, desiderio continuo di depurarsi, evitamento fobico (distrurbo d’ansia generalizzato, ndr) di piatti, posate e altro, ritenuti contaminati da cibi “non naturali”, necessità di portare con sé dei cibi quando si mangia fuori casa. La dieta rigida che viene perseguita determina un appiattimento della vita sociale, l’aumento dei sensi di colpa se non si rientra nei canoni dietetici prefissati. Attualmente, l’Ortoressia non è una patologia conosciuta dalla comunità scientifica internazionale e non è inserita nei principali manuali diagnostici.

Quali sono le cause maggiori dei Disturbi del comportamento alimentare?

Non esiste una causa specifica, ma è corretto pensare ad un insieme di fattori che contribuiscono in misura maggiore o minore al mantenimento della malattia. Quindi oggi non è più sostenibile attribuire le cause del disturbo alla sola famiglia, soprattutto alla figura materna, come capitava in passato con conseguenti sensi di colpa e preoccupazioni inutili.
Gli studiosi considerano tre tipi di fattori:  la predisposizione per questo tipo di malattia (vulnerabilità,  fattori che se presenti possono favorire l’influenza delle altre cause); le cause scatenanti (eventi stressanti) che possono favorire l’insorgenza del disturbo in persone predisposte; i fattori di mantenimento (sintomi, comportamenti, come ad esempio la dieta e l’esercizio fisico eccessivo).

E’ possibile, una volta guariti, stabilire la percentuale di rischio di ricadute?

E’ possibile che ci siano delle ricadute, come per altri disturbi. I fattori utili a determinare la prognosi nella Anoressia nervosa possono essere divisi in negativi  e positivi.
Quelli negativi sono lunga durata della malattia, la severa perdita di peso, le abbuffate e il vomito. I fattori positivi sono l’età precoce dell’insorgenza e la breve durata della malattia. Nella Bulimia nervosa la prognosi è peggiore nel caso di obesità nell’infanzia, di bassa autostima e di disturbi di personalità.

Come nasce il vostro Centro? Quanti pazienti accogliete ogni anno e che risultati avete riscontrato?

Il Centro è nato dapprima da un progetto che mi univa a una collega con la quale ho studiato all’Università (e poi durante la specializzazione) e dal bisogno di rispondere in modo specialistico e professionale alle numerose persone affette da queste patologie. La disponibilità di un medico, che ci ascoltò quando gli presentammo la nostra proposta, ha reso possibile realizzare il servizio nella Clinica in cui operiamo tutt’ora. Per quanto riguarda i pazienti, è necessario fare una distinzione tra quelli che ci contattano e che non aderiscono alla cura prevalentemente per questioni economiche, che sono circa 200 l’anno, ed i pazienti. effettivi che iniziano il percorso e che sono circa 100 all’anno, in costante crescita.

Chi si rivolge al vostro Centro?

Si tratta per la maggior parte di giovani donne, di età compresa tra i 20  e i 30 anni, spesso studentesse o lavoratrici, comunque con un livello culturale medio-alto.

Come si arriva da voi? In che modo operate? Suppongo sia un lavoro di team, quali figure professionali operano nella cura e riabilitazione dei Disturbi del comportamento alimentare?

Il nostro servizio opera nella Casa di Cura Polispecialistica Sant’Elena, a Quartu Sant’Elena. Il lavoro per i Dca e l’obesità è svolto da un’equipe multidisciplinare non eccletica (con il paziente ogni terapeuta fa riferimento allo stesso modello d’intervento, ed usa lo stesso linguaggio), composta da un medico-endocrinologo, due psicologi-psicoterapueti, due nutrizionisti. Ogni seduta dura 90 minuti (un’ora con lo psicologo e mezz’ora con il nutrizionista) e ha cadenza settimanale. Il medico interviene a inizio percorso per valutare la condizioni fisica del paziente, effettuare gli esami bio-umorali, a metà e a fine trattamento e, se necessario, nel caso in cui si verifichino delle complicanze mediche. Ogni settimana l’equipe si riunisce in una tavola rotonda per parlare dei singoli casi e supervisionare l’andamento della cura.

Quali sono gli ostacoli che incontrano i pazienti nel primo approccio alla cura? Quali quelli che incontrate voi operatori?

Per noi operatori la maggiore difficoltà è aiutare il paziente a migliorare la motivazione alla cura, la fiducia nell’equipe e nella proposta d’intervento. Per il paziente l’ostacolo principale è il lasciarsi guidare,  accettare di rinunciare al controllo che fino a quel momento aveva sui sintomi del Dca e accettare di riprendere a mangiare secondo certe modalità. Non è un passo facile, proprio perché il disturbo è egosintonico, ossia il paziente è in sintonia coi sintomi della malattia.

Qual è il ruolo dello psicoterapeuta nella cura dei Dca e quale quello del nutrizionista?

Lo psicoterapeuta esegue la formulazione allargata del disturbo (analisi dei fattori di rischio, dei fattori di mantenimento specifici quali la dieta ferrea, l’esercizio fisico eccessivo ecc.), fattori di mantenimento aggiuntivi (es. problemi interpersonali, bassa autostima nucleare ecc.). Successivamente, affronta lo schema di autovalutazione disfunzionale (la teoria cognitivo-comportamentale, sostiene che la caratteristica centrale e specifica dei Dca è uno schema di autovalutazione disfunzionale. Mentre le persone in genere si valutano in una varietà di ambiti, quelle affette da un Dca si valutano in modo esclusivo o predominante in base al controllo che riescono ad esercitare sull’alimentazione o sul peso o sulla forma del corpo. Questo schema è di primaria importanza nel mantenimento dei Dca e in eventuali fattori di mantenimento aggiuntivi).
Il nutrizionista si occupa del comportamento alimentare, stabilire la soglia minima di Bmi (chilogrammi al metro quadro, valore che si può mantenere senza seguire una dieta restrittiva o usare altri comportamenti non salutari di controllo del peso), di normalizzare il peso corporeo e di motivare il paziente ad affrontare il cibo.

Qual è l’approccio alla “nuova vita” del paziente una volta riabilitato? Viene seguito anche a lungo termine?

La terapia dura circa sette mesi per un paziente con un Bmi che rientra nella fascia del normopeso e circa un anno per un paziente che ha un Bmi che rientra nella fascia del sottopeso. Dopo questo periodo, il paziente fa una visita di controllo ogni due mesi per circa un anno.

I Dca sono dolorosi per chi li vive,  ma anche per le persone loro vicine. Cosa consiglia alle famiglie e cosa a chi soffre di un disturbo alimentare ma non sa cosa fare?

Molto brevemente, quello che può essere utile è rivolgersi ad uno specialista competente, la famiglia così come gli amici hanno poco potere sul Dca. Potrebbero consigliare alla persona di leggere un libro che tratta dell’argomento o proporle di fare un incontro con lo specialista, prima s’interviene meglio è: il tempo è tiranno e può solo peggiorare le cose.

Secondo lei c’è poca informazione sull’argomento? E da cosa è dato questo tabù? Forse le famiglie non si accorgono o negano il problema a se stesse? Quanto influisce la presenza dei familiari, degli amici, del contesto scolastico e così via nell’intervento sulla patologia?

Forse oggi se ne parla troppo e in modo scorretto. Ad esempio, i servizi proposti in tv non danno sempre una corretta informazione. Ogni genitore ha un suo modo specifico di reagire alle preoccupazioni. Alcuni tendono a negare la severità del problema, altri possono reagire con aggressività, altri ancora si sentono giù di morale, pensano che la colpa sia loro, e che questo rappresenti un fallimento personale. Purtroppo capita spesso che la famiglia si accorga del problema quando il disturbo è già attivo da un po’ di tempo, soprattutto quando gli adolescenti per vari motivi non consumano più i pasti principali a casa. Uno studio condotto dall’Università del Minnesota ha dimostrato che mangiare insieme riduce di un terzo la possibilità di sviluppare disordini alimentari. I ricercatori hanno scoperto che la famiglia ha un’enorme importanza, stare intorno ad un tavolo per condividere insieme i pasti riduce il pericolo del Dca negli adolescenti. Il progetto ha coinvolto oltre 2mila ragazzi e ragazze a cui è stato chiesto di compilare un questionario dal 1999 al 2000. Tuttavia, osservare, ascoltare e condurre la persona verso un aiuto concreto e specialistico è ciò che la famiglia può fare, prima s’interviene e migliore sarà la prognosi. E’ utile che famiglie adottino un atteggiamento fermo, senza ricatti e senza accettare ricatti dai figli, imparando a considerare i propri limiti, senza pretendere di trovare autonomamente una soluzione al problema.

Come si può divulgare l’informazione sulla “sana alimentazione” come prevenzione dei Dca?

Sicuramente buoni programmi di educazione alimentare a partire dalla scuola dell’infanzia possono essere d’aiuto. Oltre a queste informazioni, sarebbe importante aiutare i ragazzi a riconoscere ed elaborare correttamente i messaggi distorti su alimentazione e corpo divulgati dai media. La ricerca dimostra che la prevenzione primaria è efficace se focalizzata sui fattori protettivi, piuttosto che sulla descrizione dei rischi. Negli ultimi 10 anni si sono diffusi programmi con lo scopo di promuovere Life skills (abilità di vita) nei bambini e nei giovani in molti paesi del mondo. Con questi programmi si mira a promuovere, all’interno dei sistemi sociali di appartenenza, abilità che possono essere utili per favorire l’orientamento e l’adattamento all’ambiente circostante. Anche nelle linee guida proposte dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Who, 1993), assumono una posizione di rilievo le capacità di soluzione dei problemi (problem-solving) e l’esercizio del pensiero critico e creativo.

Da circa dieci anni si parla della cosiddetta filosofia “pro ana/mia”. Ci sono differenze tra un malato di Dca e queste persone che, anch’esse malate, non hanno alcuna intenzione di guarire ma, al contrario, creano siti, blog ecc. esaltando il potere di Ana (anoressia, ndr) e Mia (bulimia, ndr) come se fossero delle “dee” che permettono di controllare il proprio corpo?

Purtroppo anche se si tratta di siti difficili da trovare e di duro accesso, una volta superate le iniziali difficoltà, si entra in un abisso di tristezza e sofferenza. Si tratta di forum privati che in Italia coinvolgono circa un migliaio di ragazze affette da questo tipo di disturbi. Sono siti illegali, per questo continuamente oscurati. Tuttavia ne sorgono sempre di nuovi. All’interno di questo fenomeno sia l’anoressia che la bulimia vengono considerate delle filosofie di vita. Nei forum, le ragazze accomunate dal loro dichiararsi seguaci di Ana o Mia mantengono i contatti, con l’obiettivo di aiutarsi a proseguire nella medesima direzione e al tempo stesso mantenere in privato questa scelta. Il materiale contenuto in questi siti ha come obiettivo quello di trasformare una vera e propria malattia in una musa ispiratrice verso la quale manifestare totale dedizione. Entrare un contatto con uno di questi forum potrebbe aggravare la sintomatologia e rendere manifesto un sintomo ancora latente, ad esempio, in una giovane ragazza in cerca di un’identità che si sente fragile ed insicura.

T.S.

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