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Chimica verde? Parole, fatti, dubbi e sospetti

(IlMinuto) – Cagliari, 2 luglio – “Sia lode al dubbio! Vi consiglio, salutate serenamente e con rispetto chi come moneta infida pesa la vostra parola! […]”. Lode del dubbio – Bertolt Brecht
Il futuro di Porto Torres sarà la chimica verde.  L’accordo firmato il 26 maggio scorso da Eni, Novamont, Regione Sardegna e Governo a Roma rilancerà l’economia del Nord dell’Isola con la costruzione di un Polo Verde.  Niente di meno che la prima “bioraffineria al mondo integrata nel territorio”. Nel  2016 i posti di lavoro all’interno del Petrolchimico saranno 685: 103 in più rispetto agli attuali occupati. La chimica verde assicurerà – così si dice – l’occupazione anche ai lavoratori della Vinyls che per 15 mesi hanno occupato l’ex carcere dell’Asinara.  Il fantomatico fondo svizzero Gita  -apparentemente interessato all’acquisto del ciclo del Pvc – si è infatti volatilizzato dopo mesi di inutili trattative e di illusioni. Ma questo quadro apparentemente ottimale (in fondo l’ennesimo piano di rinascita per la Sardegna) lascia aperta la porta a dubbi e sospetti. Il sospetto che ancora una volta venga fatto piombare sulla Sardegna un modello di sviluppo estraneo e neocoloniale: una modernizzazione che crea “ricchezza” nell’immediato e lascia il deserto nel lungo periodo. E il dubbio: ma che cosa significa veramente chimica verde? Nicola Culeddu, ricercatore del Cnr e attivista del Comitato Sinonucle, mette in discussione l’uso di questa espressione. “Verde? Fa tanto moda definire le cose ‘verdi’, la benzina verde, il capitalismo verde, la chimica verde etc. Tutto pulito, limpido e chiaro, ma è davvero così? Il verde – spiega Culeddu – è un colore, non altro. La chimica verde non esiste, esiste una chimica industriale rispettosa dell’ambiente e delle persone che per loro fortuna (o sfortuna) spendono la loro vita nelle vicinanze degli impianti. […] E non ci facciamo fregare, chiediamo una chimica sostenibile e non altri surrogati che altro non hanno che l’obiettivo di distrarci e permettere profitti senza regole e controlli”. A Porto Torres si produrranno – fra le altre cose – bioplastiche e bio lubrificanti.  Ma in cosa consiste il legame della bioraffineria col territorio? Nell’impiego di materie prime agricole come mais e cardi. La prospettiva è quindi quella di coltivare enormi estensioni di terreno – con un immenso utilizzo di acqua -  per ottenere prodotti agricoli da trasformare in prodotti chimici “ecompatibili” e energia. Semplificando un po’, la scelta di Eni e Novamont – in un mondo in cui circa un miliardo di persone sono sottonutrite (dati Fao 2010) – è quella di trasformare il cibo in plastica biodegradabile.
E i 685 posti di lavoro? Secondo il segretario della Cgil di Sassari Antonio Rudas l’intesa firmata il 26 maggio non dà certezze. “Aver firmato un protocollo – scrive Rudas – senza le necessarie garanzie è un errore che il territorio pagherà a caro prezzo”.

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