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Inchiesta Galsi. 11 febbraio 2010: l’esplosione di Tarsia. Terza puntata

(IlMinuto) – Cagliari, 22 ottobre – L’anaconda d’acciaio continua settimana dopo settimana ad avvicinarsi alle coste sarde, ma sulla sua strada trova ostacoli sempre più numerosi e difficili da ingoiare. Oggi in Sardegna si svolgono infatti due manifestazioni contro il Galsi: il Gasdotto Algeria Sardegna Italia progettato per attraversare l’Isola per 272 chilometri da Sud a Nord. La prima, nelle Saline di Stato di Palmas Suergiu, è convocata dal Movimento Artigiani e Commercianti liberi con l’obiettivo – si legge in una nota – “di discutere degli espropri dei terreni per la realizzazione del metanodotto Galsi”. La seconda, che si svolge nella spiaggia Le Saline di Olbia, ha lo scopo di impedire la realizzazione della centrale di compressione a Venafiorita. Ed è proprio dalla Provincia di Olbia Tempio che viene il maggiore ostacolo di natura legale: l’ente non ha infatti alcuna intenzione di rilasciare l’autorizzazione integrata ambientale necessaria a realizzare la centrale di pompaggio ai piedi del castello di Pedres. Da sola, la valutazione di impatto ambientale positiva rilasciata a marzo 2011 dal Ministero dell’ambiente non basta. Ma i tempi previsti per l’inizio dei lavori di realizzazione del metanodotto si avvicinano e il Galsi è sempre più al centro delle cronache. Il sottosegretario allo Sviluppo economico, Stefano Saglia, annuncia la convocazione a breve della Conferenza di servizi. Il comitato ProSardegnaNogasdotto chiede alla politica di fare una scelta chiara, a favore o contro il Galsi. “I movimenti e i partiti politici della Sardegna, oltre a quelli che già da tempo hanno manifestato la propria posizione sul Galsi – si legge in un comunicato datato 21 ottobre – hanno il dovere di prendere una decisione altrettanto chiara e dire da che parte stanno. Una posizione chiara significa SI o NO al Galsi. Non esistono vie di mezzo, non esistono percorsi alternativi o deviazioni possibili. Dovunque lo piazzi, quel tubo in Sardegna fa danni comunque, e non serve”. Dai microfoni di Videolina il presidente del Galsi rassicura: “Tutto il continente italiano, compresa la costiera amalfitana, ha sotto i gasdotti. Non c’è nessun problema di carattere turistico. Anche la spiaggia delle Saline verrà attraversata con un micro tunnel in profondità. Quindi i bagnanti possono stare benissimo sulla spiaggia senza accorgersi del gas metano che fluirà sotto il terreno”. Ma alcune immagini provenienti da un passato non lontano non sono altrettanto rassicuranti, ed è un dovere – e non “terrorismo psicologico”, come qualcuno sostiene – darne conto. E’ infatti della mezzanotte dell’11 febbraio 2010, a Tarsia, in Calabria, l’esplosione alla conduttura del metanodotto Snam nelle vicinanze di una centrale di compressione. La stessa Snam Rete gas che – precisa il sito del Galsi – si occuperà “della costruzione e della gestione del tratto nazionale del gasdotto, da Porto Botte a Piombino”. Un incidente raccontato con precisione dal notiziario di Telecosenza. “Pioveva a dirotto intorno alla mezzanotte – spiega il giornalista dell’emittente calabrese nel servizio televisivo – e ad un tratto il cielo si è illuminato a giorno. Da una decina di chilometri si vedevano i bagliori della grande fiammata che per ore si è levata in contrada Camigliano di Tarsia. Una violenta esplosione ha interessato un tratto della condotta di gas Snam, per fortuna in aperta campagna. La deflagrazione, di cui non si non si conoscono ancora le cause esatte, non ha provocato vittime. Certo però che la paura è stata tanta, per i residenti e per chi da lontano vedeva la grande luce provocata dalle altissime lingue di fuoco che si sono levate verso il cielo. Una colonna davvero gigantesca di almeno 50 metri, che ha divorato la vegetazione intorno nonostante la pioggia battente”. Fuoco che ha causato lo scempio dell’ambiente circostante, come documentato dalle riprese del giorno dopo a cura di www.dirittodicronaca.it, una testata locale. Per la Snam – riferisce il sindaco del paese, Antonio Scaglione – l’incidente di Tarsia è stato forse causato da uno smottamento del terreno e da una rete vecchia, risalente persino agli “anni Settanta”. Questa argomentazione autorizza forse a dedurre che la stessa società pensa che infrastrutture “strategiche” possano avere una sicurezza a tempo determinato e limitata a pochi decenni? Che cosa causerebbe una esplosione del genere nelle campagne sarde, sotto il sole di luglio e in un giorno di vento? (continua)

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