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Documento: Paradura per Learco. Appello d’aiuto

Con cortese richiesta di attenzione e pubblicazione.

Datemi una mano ad aiutare Learco, per quanto vi sarà possibile.

Grazie.

Stefano Lai

Sa paradura è un antichissimo istituto di natura solidale, è uno strumento di mutuo soccorso: quando un pastore perde il proprio capitale-animale… cioè “cade in disgrazia” (furto, morte – per diverse cause – di parte delle pecore o dell’intero gregge, e in generale eventi simili) gli altri pastori cedono qualche animale per poter rimettere il malcapitato nelle condizioni migliori per poter ricominciare la propria attività.
L’elemento più caratterizzante de sa paradura (o ponidura) è che l’individuo che usufruisce di questo istituto deve essere considerato dagli altri pastori “meritevole” di usufruire di tale “gentilezza”: parafrasando il gergo “civilista”, deve dimostrare di essere un “buon padre di famiglia”.
Le nostre aziende agropastorali si trovano in una situazione difficile. Deprezzamento dei prodotti e prezzi di carburanti in eterno aumento, ma Learco Addari, che pascola nell’agro di Sestu, ha avuto più sfortuna di noi. Infatti, qualche giorno prima di natale si è visto annullare il capitale di una vita, in una sola notte. Un branco di cani randagi è riuscito ad entrare nel ricovero uccidendogliene 70 e lasciandone in fin di vita oltre 40, che sono state poi abbattute dai veterinari. Si è trovato, da un giorno all’altro, da 180 pecore a sole 65, tra l’altro queste ultime sono rimaste traumatizzate e ferite al punto che per questo anno avranno problemi a produrre.
Quella di Learco non è mai stata una vita facile, ma comunque sempre dignitosa: pastore dall’età di 7 anni nelle campagne di Villamar, passando da custode degli agnelli a “pastori mannu”, ha maturato la capacità di condurre un suo gregge prima dei 30 anni. Pur coi tanti sacrifici gestisce una sua azienda a Sestu, con mungitrice meccanica ricavata riciclando un vecchio carrello, ma, come tanti altri pastori, non possiede terre proprie. Una parte le affitta…e per il resto si arrangia pascolando incolti abbandonati nella periferia di una metropoli che lo sta inglobando con capannoni e nuove palazzine.
Non conoscevo Learco prima che gli capitasse questa disgrazia. Quando l’ho incontrato ho avuto l’impressione di conoscerlo da tempo, forse per via di quello sguardo…lo stesso che ho visto nel viso di tanti altri pastori, soprattutto di quelli vecchi. Sì, di quegli uomini che ne hanno visto tante di brutte annate, ma che però le hanno superate tutte. Occhi che spiano una tenacia infinita, la stessa che lo aiuterà ad uscire da quest’ultima tempesta. Di sicuro non saranno le pecore “de sa paradura” che lo salveranno, mala sua fierezza, quella che ci accompagna da millenni e che ci rende orgogliosi di essere Pastori Sardi.
Quando assieme ad Anna Crisponi gli abbiamo proposto l’ipotesi di attivarci per “sa paradura” – o come si chiama in alcuni altri paesi, “sa ponidura” – ci è sembrato un po’ scettico. Era preoccupato di non creare disturbo a nessuno, la stessa moglie era titubante, .ma alla fine si sono convinti di come “sa paradura” sia una possibilità percorribile. Come si dice: noi ci proviamo, magari ci possono dare una mano anche i “non pastori”, diffondendo questo appello.

Tieni duro Learco.

Stefano Lai (Escalaplano)

N.B: Se qualche Pastore volesse contribuire con la donazione di una pecora o due, può contattarmi al numero 3273455517 (stefanolaiescalaplano@gmail.com). Ho preso precisi accordi coi servizi sanitari della USL per agevolare al massimo tutte le pratiche burocratiche e formalità connesse, anche per quanto riguarda il trasporto delle pecore fino all’ovile di Learco

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