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Tariffa d’igiene ambientale (Tia). Altroconsumo: “chiarezza per tutti”

(IlMinuto) – Cagliari, 6 luglio – “L’Iva [...] sulla Tariffa d’igiene ambientale (Tia1) deve essere restituita ai cittadini che l’hanno pagata”. E’ quanto afferma in una nota stampa l’associazione di consumatori Altroconsumo scrivendo che le “somme impropriamente riscosse dai Comuni, anche da dieci anni a questa parte, devono essere rimborsate ai consumatori”. Non tutti sono a conoscenza che con la sentenza n.238 del 24 luglio 2009 la Corte Costituzionale ha stabilito che l’Iva non può essere applicata alla Tia proprio per la natura tributaria della tariffa. Conseguentemente, “i consumatori Comuni che l’hanno adottata hanno continuato a pagare negli anni – spiega Altroconsumo – cifre variabili complessivamente dai 70 ai 150 euro circa d’imposta non dovuta”. Ma a questo punto che cosa è necessario fare? Prima di tutto occorre verificare, per i comuni in cui vige il regime Tia, che nella propria fattura si trovi esplicitata la voce Iva al 10%. Verificata la presenza dell’Iva, la soluzione proposta da Altroconsumo è quella di introdurre una voce all’interno del modello di dichiarazione dei redditi 730 e Unico in cui indicare l’ammontare dell’Iva pagata, che dovrà essere documentata dal contribuente con le fatture in suo possesso. In questo modo si potrà procedere al rimborso, dilazionato nei tempi e modi previsti per i crediti Irpef. In Sardegna, rende noto l’associazione dei consumatori, sono i cittadini di ben 9 comuni quelli gravati dell’Iva sulla tassa dei rifiuti. Tra questi i residenti di Pula, Sassari, Maracalagonis, Lanusei e Sennori. In merito alla questione Altroconsumo ha lanciato una petizione sul suo sito chiedendo supporto ai visitatori della pagina online dedicata alla Tia. La soluzione del problema, infatti, deve essere strutturale e non individuale.

S.P.

Fotografia di monastereo. Fonte: Flickr

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