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Documento. Lettera dal Sulcis sui fatti di Madrid

I fatti dell’undici luglio a Madrid ci hanno riportato indietro nel tempo, ci hanno fatto ricordare i lunghi giorni di lotta per la riapertura della miniera di carbone di Seruci e Nuraxi Figus, per scongiurare la chiusura di quelle del piombo, dello zinco e del bario dell’Iglesiente. Pugni chiusi bene in vista, bandiere al vento e una moltitudine di gente al fianco di questi lavoratori, che guadagnano il pane scavando nel sottosuolo. Sono passati circa vent’anni da quei giorni. Ancora tagliano il lavoro nelle miniere, oggi nelle Asturie cancellano la speranza per migliaia di giovani. Tra quei caschi bianchi di giovani ne abbiamo visto tanti. Nel Sulcis la protesta dei minatori spagnoli non è passata inosservata, non ci sono più i tempi di reazione di una volta, un sussulto però c’è stato tra i compagni, quelli che considerano ancora la miniera come l’università del mondo del lavoro. La solidarietà dei lavoratori del sottosuolo è andata via via diluendosi tra innovazione e modernità. Ma quelle immagini ci hanno riportato indietro nel tempo. La miniera di carbone è poi una facoltà di studi classici, talmente classica che per accedervi non basta soltanto il sudore. Occorre saper vincere se stessi per poi diventare minatori. Anche in Spagna stanno cancellando una parte importante del movimento operaio. Qualcuno dei nostri compagni ha chiesto di poter manifestare assieme al loro, ci sono stati comunicati stampa e attestati di solidarietà. Anni fa sarebbe partita una sottoscrizione per mandare una nostra delegazione al fianco di quei compagni, per aiutare la loro lotta. Come fu per le lotte del Sulcis degli anni novanta, attestati e solidarietà che arrivarono da fabbriche e miniere di tutto il mondo. Ecco, minatori, lavoratrici e lavoratori come quelli che in massa hanno saputo dire no al governo spagnolo, ad uno dei tanti governi europei dei tagli. Cancellano le miniere, bandiscono il lavoro e poi vogliono farci credere che le cose potranno migliorare. Forse per loro, non certo per chi vive dal solo misero stipendio. Non ci siamo mai lasciati incantare dalle scelte economiche salvifiche, che ci hanno fatto digerire in questi ultimi anni. Hanno sempre tagliato le miniere, hanno cancellato le produzioni più importanti per poi dipendere dall’estero. Gli approvvigionamenti arrivano sempre dai paesi più poveri, il carbone è estratto da minatori che ancora lavorano in condizioni disumane, anche se poi i vertici delle nazioni civili condannano quei metodi e pretendono sicurezza e prevenzione in tutto il pianeta. Ancora oggi i morti sul lavoro nel settore minerario sono migliaia ogni anno. Chiudono dove il lavoro è civile, oggi la scure è arrivata alla Spagna. Per questo, forti della nostra esperienza, non possiamo che essere idealmente al loro fianco. Vorremo esserci anche fisicamente, lottare con loro, con le loro famiglie con i loro giovani. Ci siamo perché quella lotta è uno delle tante fiammelle ancora accese che illuminano la strada del mondo del lavoro. E’ triste dover assistere a questi sacrifici, in un mondo che vuole essere civile questo non dovrebbe aver senso. Sciopero: 45 giorni, adesso che scrivo, oltre settanta feriti il giorno dell’arrivo a Madrid, polizia in assetto di guerra per scoraggiare la legittimità della protesta. Vergogna per un paese che è diventato democratico dopo anni di buio fascista. Buio che i minatori hanno pagato con sangue e sudore. In Spagna si sciopera per contrastare la chiusura e il ridimensionamento del settore, nel Sulcis si resiste ancora per portare a casa il risultato della lotta degli anni novanta: la riapertura del bacino carbonifero e l’avvio dello sfruttamento del carbone da utilizzare con le moderne tecnologie compatibili con l’ambiente. Una battaglia vinta che però non ha ancora battuto i tanti nemici. La loro lotta è perciò la nostra lotta. Dal Sulcis c’è un lungo filo che unisce i due territori minerari. Da noi si dice: Nuraxi Figus,

12.07.12 Francesco Carta

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