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Documento: aMpI “Consulta Rivoluzionaria: facciamo chiarezza”

Un mese fa a Tramatza iniziava un percorso sorprendente. Pastori, artigiani, commercianti, operai, studenti e i dirigenti dei principali partiti indipendentisti hanno intrecciato le forze e hanno incominciato a passare la Sardegna a tappeto coinvolgendo migliaia di persone ai quattro angoli dell’isola. Bisogna andare indietro nel tempo, almeno ai primi del Novecento, quando combattenti, pastori e intellettuali si riunirono nella fondazione del Psd’Az per trovare qualcosa del genere.

Nel manifesto fondativo dei circoli dei combattenti si ammoniva lo Stato centrale che se i punti indicati dal popolo non fossero stati approvati, i Sardi sarebbero passati ai fatti e avrebbero conquistato l’indipendenza. Oggi, ad un secolo di distanza, le stesse categorie di allora si ritrovano una Sardigna saccheggiata e fortemente impoverita, compromessa irrimediabilmente in molte zone, letteralmente occupata da una classe politica trasversalmente parassitaria e imbelle, completamente asservita agli interessi d’oltremare, nemmeno più in grado di stabilire compromessi al ribasso di mantenimento della pace sociale.

In questo contesto è nata la Consulta Rivoluzionaria, che in molti, forse per timore o forse per malafede, continuano a definire “consuta dei movimenti” o “unione delle categorie”. Invece no, la Consulta è rivoluzionaria perché ha posto fin da subito e con chiarezza alcune questioni che oggettivamente rivoluzioneranno la vita politica sarda e la nostra società.

La rottura verticale e senza ritorno con i partiti legati all’Italia e con i loro alleati sardi responsabili del disastro. Partiti e persone responsabili di una sottomissione ignobile e disatrosa e di aver tradito la fiducia del popolo sardo, costruendo negli ultimi cinquant’anni una mentalità subalterna e colonizzata e consolidando il clientelismo in ogni angolo della nostra vita collettiva. La risultante è sotto gli occhi di tutti: un popolo sfiancato e logorato che lentamente sta prendendo coscienza di essere stato vittima di un raggiro decennale da parte di compari e padrini, di superiori e printzipales.

Accorgersi di questo, elaborarlo e trasformarlo in rabbia collettiva è il primo atto rivoluzionario della Consulta.

Il secondo atto marcatamente rivoluzionario è stato quello di lanciare un appello all’unità di tutti i lavoratori sardi. All’unità contro un potere regionalista e sindacale che è parte del problema e non della soluzione hanno risposto in tanti e ogni giorno piovono adesioni, una palla di neve che acquista forza e fiducia in se stessa e diventa una valanga popolare. Non era mai successo, almeno recentemente e sicuramente non sotto questi auspici. Categorie divise fino a ieri si sono trovate vittima dello stesso raggiro, hanno intuito di avere un nemico comune, hanno capito che da sole non sarebbero andate lontano e ora si trovano sedute ad una stessa tavola rotonda a confrontarsi su idee e proposte per spezzare le catene. Qualcuno dirà che è la scoperta dell’acqua calda, ma finalmente quest’acqua ha ripreso a scottare.

La Cosulta ha organizzato una serie di incontri sul territorio, unendo idealmente i luoghi della rimozione e del dolore, i posti più belli che i Sardi hanno sacrificato sull’altare dell’illusione di un progresso e di una modernità di cui hanno incassato solo i cocci e le scorie tossiche. Portotorres, Tramatza, Teulada, Uliana, Lanusè, Otieri hanno visto la gente uscire di casa prima timidamente, poi acquistare coraggio e colore, affluire a centinaia per ascoltare cosa avevano da dire questi nuovi strani dirigenti rivoluzionari provenienti da ovili, botteghe, fabbriche e scuole. Questo è stato il terzo atto rivoluzionario. Passare dalla lamentela alla proposta, dalla critica al progetto condiviso. Un progetto criticato da molti, additato dai purissimi come piccolo-borghese e interclassista, rifiutato come neo-autonomista dai quaccheri dell’indipendenza. La piattaforma invece è a nostro parere innovativa e coraggiosa e soprattutto ha il merito di proporre alla gente che lavora una serie di cose urgenti da sbrigare subito. Una lista della spesa per sfamare gli affamati e dissetare gli assetati: sovranità energenitica, fiscale, di mobilità, agroalimentare tanto per iniziare a toccare i poteri monopolisti, i grandi signori dell’energia e dei trasporti. Una prima marcia per iniziare a smantellare la dipendenza e conquistare coraggio e responsabilità incrinando i rapporti con chi credeva di aver piegato questa terra e il suo popolo per sempre alla sua volontà.

Il quarto passo verso la rivoluzione sarda sarà anche quello più difficile. E consisterà nel resistere alle sirene che da più parti cercheranno di divederci e di comprarci. Scrive oggi Paolo Maninchedda sul suo Blog dopo la bruciatura incassata dal trentaduesimo congresso sardista: “il Psd’az deve costruire un’alleanza con i movimenti indipendentisti e accettare la proposta dei Movimenti di un rinnovamento radicale del ceto politico; il Psd’az deve dialogare con le forze moderate e con il Pd per costruire un’alleanza sovranista”.

Caro Paolo, noi non ci conosciamo, ma diciamo che se non personalmente conosciamo le nostre reciproche posizioni politiche. Ora tu hai mostrato le carte, forse per dispetto verso il tuo antagonista Sanna. Ma erano carte comunque scoperte per chi sa leggere i processi politici. L’alleanza sovranista, caro Paolo, la farà il popolo, dopo avervi cacciati via, come abbiamo promesso ad ogni appuntamento della Consulta Rivoluzionaria, tu e i responsabili del disastro. Senza sconti. L’alleanza sovranista la faranno i lavoratori, quelli che tu, mentre occupavano la Regione, chiamavi “eversori”. L’alleanza sovranista, caro Paolo, la farà chi vuole la sovranità, la Consulta Rivoluzionaria, non chi tenta di riproporci la minestra ribollita e nauseante del gioco delle tre carte e del Pd come reginetta di cuori.

Su questa strada i vari Maninchedda e chi dà loro corda troveranno in A Manca pro s’indipendentzia un nemico solido.

Auguri di buon lavoro alla Consulta Rivoluzionaria e a chi crede che le cose le possa cambiare soltanto il protagonismo del popolo e non i rimpasti di politicanti e parolai.

Cristiano Sabino

Portavoce nazionale

A Manca pro s’Indipendentzia

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