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Documento: La crisi costituzionale e il processo di Indipendenza della Sardegna

L’ atto di supremazia del Governo Monti. Ad un anno esatto dal suo insediamento il governo Monti interviene clamorosamente sull’assetto istituzionale della Repubblica; lo fa sull’onda dell’emergenza corruzione, così come un anno fa intervenne d’imperio sull’onda dell’emergenza spread, e come sei mesi fa replicò l’opera sull’onda dell’emergenza spending. Nella propaganda è un particolarissimo tipo di governo, a metà tra i cavalieri dell’apocalisse e l’ambulanza estrema, vestito nell’uniforme professorale del “governo tecnico”; nella realtà è un governo ancora più particolare, in quanto sotto la professoralità esso è a tutti gli effetti un “governo costituente”. L’intervento nell’estrema emergenza gli ha consentito di occupare l’intero spazio politico (da tecnico a costituente) annichilendo definitivamente la classe politica propriamente detta. Di fronte al male estremo, questo processo è stato finora accettato dagli italiani come l’estremo rimedio.

L’istituzione delle Regioni e l’ingresso nell’Unione Europea. La doppia funzione del governo Monti (tecnica e costituente) si è dunque concentrata, ora, sulla doppia struttura istituzionale della Repubblica, in particolare sull’intreccio della struttura centralistica con la struttura regionalistica. Questa doppia struttura, già ibrida e inefficiente nel federalismo illusorio rappresentato dalle autonomie speciali (1948) è precipitata nella confusione regionalistica all’atto dell’istituzione delle regioni a statuto ordinario (1972); questo nuovo ciclo è approdato nel 1992 all’esplosione del sistema, ormai passata alla storia come “tangentopoli”. La fine della prima repubblica (1992) ha tuttavia incrociato l’ingresso dell’Italia nell’Unione Europea; la nuova fase sembrava giustificare, in nome delle privatizzazioni, del “meno stato”, degli investimenti predatori, della rapidità della spesa locale ecc., un rilancio ed un rinforzo delle regioni (e soprattutto delle loro patologie e storture) attraverso un vero e proprio modello federale, e dunque attraverso una modifica bipartisan della stessa Costituzione (2001). La classe politica residuata dalla prima repubblica, un tempo diffusa in seno ai partiti in funzione del sistema elettorale proporzionale, trovava per questa via il modo di resuscitare in una ramificazione selettiva di tipo nuovo, rappresentata dal sistema elettorale bipolare: a partire dal parlamento, attraverso i governatorati regionali, fino allo spoil system nelle più improbabili municipalizzate, fino alla spartizione dei rimborsi più miserabili e assurdi.

La Repubblica biforcuta. Oggi, nell’autunno 2012, giunge alla sua morte annunciata anche la seconda repubblica, e vi giunge attraverso una nuova tangentopoli; non è la stessa dipartita della prima repubblica: la prima tangentopoli manifestò il tumore primario nel centro della piovra politica, secondo uno schema rigorosamente proporzionale (Craxi ecc.); questa seconda tangentopoli manifesta gli innumerevoli tumori secondari nelle metastasi regionali della piovra, secondo uno schema rigorosamente bipolare (Polverini ecc.). Ecco quindi la sirena ed il bisturi dell’ambulanza estrema: il governo d’eccezione si dispone alla recisione dell’autonomia finanziaria delle regioni, e quindi l’atto di supremazia dello stato in materia di entrate e di spesa viene imposto come compito immediato. E’ ora necessario osservare “come” tutta la classe politica delle regioni piange di fronte a questa determinazione del governo centrale, poiché essa piange in modo palesemente bugiardo: un occhio piange per l’autonomia calpestata, mentre l’altro occhio guarda con preoccupazione a che non sfugga l’ultima ruberia; una mano asciuga la lacrima per il sopruso, mentre l’altra firma i nuovi decreti di nomina e nasconde le nuove mazzette; un orecchio ascolta le doglianze della democrazia offesa, mentre l’altro controlla che il proprio telefono non sia messo sotto controllo dai magistrati; una lingua si lamenta dell’inevitabile chirurgia imposta dal governo costituente alla spesa politica, mentre il suo rovescio applaude alla vera macelleria sociale imposta dal governo tecnico. Tutti costoro, dal sindaco di Reggio Calabria al governatore Cappellacci, presentano lo stesso strabismo, la stessa falsità e la stessa biforcazione. E’ il canto dei cigni della repubblica biforcuta.

La condizione Sarda e la balcanizzazione italiana. Sul piano della costituzione formale l’atto di supremazia imposto dal governo Monti (un governo tecnico-costituente privo di mandato democratico) rappresenterebbe di per sé un attentato alla Costituzione, in modo peculiare per le regioni speciali i cui statuti invece prescrivono, soprattutto in materia finanziaria e fiscale, la titolarità autonoma. Ma sul piano della costituzione materiale le ragioni opposte stanno pesando di più, tanto che la situazione istituzionale appare in stato di gravità estrema tanto nell’opinione comune quanto nei riscontri fattuali. Il fatto è che imputare la gravità estrema alle metastasi regionali senza disporre di alcuna idea di cura del tumore centrale lascia intravvedere, nel vortice della più distruttiva crisi economica della storia, l’approssimarsi del rischio più grave: l’esordio di una costituzione degli oligarchi e l’inizio del processo di balcanizzazione. La Sardegna deve sapersi sottrarre a questa tenaglia, che finirebbe per stringerla come non mai in una morsa mortale. Deve quindi procedere nel proprio percorso per l’indipendenza, scegliendo di contare sulle proprie forze e sulle proprie intelligenze nel terremoto del capitalismo globale.

Gianluigi Deiana Sinistra Critica Sarda

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