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La storia di C.F. in carcere con gravi patologie

(IlMinuto) – Cagliari, 26 ottobre – Si presentano come storie di ordinaria amministrazione, in cui la salute e la dignità del cittadino privato della libertà sono collocate all’ultimo posto. Una di queste è la vicenda che colpisce C.F., 74 anni ricoverato nel Centro Clinico del carcere di Buoncammino. Una situazione insostenibile la sua, affetto da morbo di Parkison e con gravi patologie che comprendono una cardiopatia ischemica dovuta a tre infarti al miocardio e una pesante claustrofobia. Il detenuto, dichiarato incompatibile allo stato detentivo dal Direttore Sanitario del Policlinico di Monserrato in data 14 marzo 2012, si trova ancora oggi dietro le sbarre. A rendere nota la vicenda è la Presidente dell’associazione Socialismo Diritti Riforme Maria Grazia Caligaris, che in una nota stampa scrive: “Si tratta di un uomo anziano con gravi patologie” e “una grave depressione”. Un uomo che – prosegue la Caligaris – “non riesce più a sopportare la permanenza in cella”. Una condizione, quella di F.C., che preoccupa i sanitari, che – “più di una volta ne hanno decretato il ricovero in ospedale dove peraltro è rimasto senza scorta”. Nonostante tutto, ad oggi non è pervenuta nessuna risposta alle istanze per una sistemazione alternativa al carcere. “Le patologie da cui è affetto mio padre – ha scritto il figlio Paolo che intende accoglierlo nella sua casa e accudirlo – richiedono una condizione di assoluta tranquillità. L’ansia e la depressione gli provocano un’accentuazione del tremore al punto da fargli cadere gli oggetti dalle mani. La sensibilità inoltre si sta riducendo e ha necessità di cure psichiatriche e psicologiche. Non si può del resto trascurare il fattore età e la terapia farmacologica che deve quotidianamente assumere”. “Il caso di C.F. – conclude Caligaris – riporta all’attenzione dell’opinione pubblica la situazione degli anziani dentro le strutture penitenziarie ed in particolare quelli ricoverati nel Centro Diagnostico Terapeutico. Si tratta di detenuti che necessitano di costanti attenzioni e molto spesso non sono autosufficienti. Il sovraffollamento delle strutture e il numero insufficiente di personale determinano situazioni particolarmente critiche, che si potrebbero ridurre se, in assenza di familiari in grado di farsene carico, si disponesse di apposite residenze sanitarie. Persone nelle condizioni sanitarie di C.F. non sono in grado di evadere”.

S.P.

Fotografia di toon vb. Fonte Flickr

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