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La storia infinita di Bruno Bellomonte

(IlMinuto) – Cagliari, 23 ottobre – “Modalità di lotta politica basata su atti di violenza indiscriminati” è il significato che il dizionario della lingua italiana Sabatini Coletti dà al lemma terrorismo. Una parola che troppo spesso abbiamo letto affiancata al nome di Bruno Bellomonte, il capostazione sindacalista e dirigente dell’organizzazione indipendentista a Manca pro s’Indipendentzia. Era il 21 novembre 2011 quando la presidente della Corte d’Assise di Roma pronunciava la sentenza che metteva fine ai 29 mesi di carcerazione preventiva a cui era stato sottoposto Bruno Bellomonte, sbattuto in galera dal 10 giugno 2009 con l’accusa di aver partecipato a un tentativo di ricostruzione del brigatismo rosso in vista del G8 della Maddalena. “Assolto perché il fatto non sussiste” è la formula che ha accompagnato la scarcerazione del ferroviere indipendentista e che ha confermato ciò che come giornale abbiamo sempre sostenuto: la piena innocenza di Bellomonte. Ma la caccia alle streghe che ha trascinato il dirigente di a Manca pro s’Indipendentzia in galera non è finita. Oggi, infatti, quando è in corso il processo d’appello, ritroviamo ancora una volta il nome di Bellomonte a fianco a quel lemma maledetto che per due anni e mezzo gli ha tolto la libertà. L’accusa, “associazione sovversiva con finalità di terrorismo, violazione della legge sulle armi e ricettazione”, si era già rivelata inconsistente in primo grado, quando, sulla base di frequenti viaggi a Roma del capostazione sindacalista, di una cena nel ristorante la Suburra di Roma in compagnia di Luigi Fallico e del numero di telefono di Fallico ritrovato dentro un calzino, ci si era spinti a costruire un piano con cui Bellomonte e gli altri imputati, attraverso aeromodellini radiocomandati, avrebbero dovuto assaltare il G8 che si sarebbe svolto a La Maddalena nel 2009. Modellini d’aereo, lo ricordiamo, che non sono mai stai trovati. Oggi in Appello il canovaccio si ripete: il procuratore generale Antonio Marini chiede la condanna per tutti gli imputati e l’inasprimento della pena per Riccardo Porcile, Bernardino Vincenzi e Gianfranco Zoja. Per Bruno Bellomonte, sindacalista e indipendentista comunista sardo, che lavora per il suo popolo alla luce sole, sono stati richiesti 10 anni e 7 mesi di reclusione. Il processo potrebbe concludersi il 29 ottobre prossimo.

S.P.

Fotografia di mcalamelli. Fonte Flickr

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