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“Ribelliamoci!”. Dalla scuola di Oristano un appello contro l’inno di Mameli obbligatorio

(IlMinuto) – Cagliari, 17 novembre – Le prese di posizione di forze politiche e intellettuali, lo sciopero europeo del 14 novembre, le raccolte di firme nel mondo della scuola. In Sardegna è sempre più forte e capillare l’opposizione alla legge che rende obbligatorio l’insegnamento dell’inno di Mameli nelle scuole della Repubblica italiana. Di qualche giorno fa l’appello “Salvare la scuola pubblica, ribellarsi all’educazione di Stato” con cui 60 fra insegnanti e studenti sardi annunciano battaglia contro il provvedimento approvato la scorsa settimana dal Senato, che istituisce “la Giornata dell’Unità della Costituzione, dell’inno e della bandiera”, da festeggiare il 17 marzo. Primi firmatari Gian Luigi Deiana, docente di Storia e Filosofia al Liceo scientifico di Oristano, Franca Milia, docente di Lingua straniera ad Uras e Marco Contu, del Collettivo studentesco di Oristano. “Se tale disgraziato provvedimento – si legge nella conclusione dell’appello – non dovesse finire nel limbo in cui è stato in questi anni fino a dissolversi definitivamente nel nulla, insegnanti e studenti useranno tutti gli strumenti di resistenza individuale e collettiva da essi praticabili, dall’obiezione al boicottaggio, e si impegneranno fin da oggi affinché gli organi collegiali delle scuole si rendano indisponibili alla realizzazione di qualsivoglia insegnamento obbligato e di qualsiasi celebrazione”. Questo appello si affianca alla petizione “Noall’inno” lanciata nei giorni scorsi da un altro gruppo di insegnanti sardi e all’annuncio di impegno in una raccolta firme fatto da Sinistra Critica Sarda il giorno stesso dell’approvazione del testo.

Il documento: SALVARE LA SCUOLA PUBBLICA, RIBELLARSI ALL’EDUCAZIONE DI STATO

L’8 novembre 2012, in giorni grande tensione e di gravissima preoccupazione per le sorti della scuola italiana, il Senato della repubblica ha approvato il disegno di legge 3366, che riconosce il 17 marzo come giornata dell’unità nazionale, della costituzione, dell’inno e della bandiera; tale legge prevede in modo generale l’or

ganizzazione di percorsi didattici e iniziative celebrative e in modo specifico l’insegnamento (sic!) dell’inno nazionale.

La genesi parlamentare di questo lieto evento ci riporta in realtà alla miserevole fine della materia “Cittadinanza e Costituzione”, voluta dall’allora neoministro Gelmini nella furia rinnovatrice del berlusconismo e abortita per la confusione totale nell’indirizzo didattico; privo di sepoltura, questo piccolo fantasma è stato tenuto in sonno dalla Commissione Cultura della Camera fino al 2011, quando esso ha potuto incrociare i festeggiamenti per i 150 anni dell’Unità d’Italia e per questa via riprendere vita: non più cittadinanza e costituzione come disciplina annuale, bensì costituzione repubblicana, inno di Mameli e bandiera tricolore condensati in un solo giorno, quel 17 marzo dell’unità nazionale conseguita nel 1861 per mano militare sotto la monarchia.

La legge partorita in Senato ha quindi una composizione genetica bizzarra, poiché compone in modo assolutamente stravagante (e quindi in modo assolutamente contro-educativo) una costituzione repubblicana, un inno patriottico e una bandiera nazionale in realtà privi di intima corrispondenza storica; esplicitando la finalizzazione “celebrativa” essa mette implicitamente a tacere la considerazione critica del medesimo processo di unificazione italiana e l’immenso patrimonio di disvalori in essa conservato: dalla guerra civile meridionale al fascismo, dalla partecipazione criminale a due guerre mondiali alle leggi razziali. Che vi sia continuità tra il Risorgimento e la Resistenza e che il Fascismo sia stato una parentesi esantematica è una legittima e buffa opinione, ma non può essere la linea obbligata di indirizzo per chi insegna nelle scuole.

Quanto pesi la conoscenza dei valori e dei disvalori nella formazione di uno spirito pubblico è una questione talmente seria da imporre un rafforzamento delle discipline scolastiche deputate (storia, filosofia, letteratura, culture subalterne ecc.) piuttosto che una scorciatoia celebrativa concepita secondo i crismi dell’educazione di stato (peraltro da parte del parlamento più diseducativo di tutti i 150 anni dell’Italia unita). La debolezza dello “spirito nazionale” infatti non viene affatto dalla scuola, né dalle giovani generazioni: viene molto di più dalla corruzione politica, dall’evasione fiscale e dai vari modi di tradimento della costituzione, che trovano la loro più fruttuosa coltivazione nella partecipazione alle guerre, nell’industria degli armamenti, nell’inganno delle classi lavoratrici, e in ultimo nell’uso speculativo e fraudolento del debito pubblico da parte delle lobby al potere.

La “falsa” unità nazionale è imposta per nascondere le “vere” separazioni sociali: essa sta accentuando il solco tra ricchi e poveri, sta ghettizzando masse immense nella precarietà e sta impedendo ai giovani il legame col futuro; il ricorso all’educazione di stato in fasi storiche così difficili è incompatibile col buon senso, ed in specie con la costituzione della repubblica e con la libertà di insegnamento. I valori che la costituzione italiana impone di celebrare riguardano la repubblica (2 giugno), la democrazia fondata sul lavoro (1 maggio) e la sovranità del popolo (25 aprile): questo è un calendario a pieno titolo fondativo ed è già sommamente impegnativo per l’azione di insegnamento propria della scuola. Che possa esservi oltre questo una fondazione più profonda e più eterna, persino una unità di destino ispirata alle glorie di Roma, significa portare a scuola la “Cura Ludovico” di una celebre opera metaforica sulla rieducazione.

Se tuttavia questa legge trovasse ragioni di condivisione nelle scuole italiane in genere, vi sono ragioni specifiche per le quali essa deve essere ritenuta intollerabile in Sardegna: per l’azione nefasta esercitata in questi 150 anni dalla legislazione scolastica italiana in nome dell’unità nazionale e dell’egemonia coloniale, azione che ha usato una violenza sistematica sulla cultura, sulla storia e sulla lingua dei sardi fino a perseguirne ove possibile la sostanziale cancellazione. Per tale ragione, se tale disgraziato provvedimento non dovesse finire nel limbo in cui è stato in questi anni fino a dissolversi definitivamente nel nulla, insegnanti e studenti useranno tutti gli strumenti di resistenza individuale e collettiva da essi praticabili, dall’obiezione al boicottaggio, e si impegneranno fin da oggi affinché gli organi collegiali delle scuole si rendano indisponibili alla realizzazione di qualsivoglia insegnamento obbligato e di qualsiasi celebrazione.

Per aderire all’appello scrivere all’indirizzo email:zeta.fram@gmail.com

Gian Luigi Deiana – docente di storia e filosofia LICEO SCIENTIFICO DI ORISTANO

Franca Milia – docente di lingua straniera – Uras – COORDINAMENTO PRECARI ORISTANO

Marco Contu – studente Liceo Classico Oristano – COLLETTIVO STUDENTESCO ORISTANO

Ernesto Piras – Liceo scientifico di ORISTANO

Teodolinda Puddu – Istituti istruzione superiore JERZU

Maria Luisa Loche – Liceo Scientifico di ORISTANO

Maria Antonietta Sedda – Liceo Scientifico di ORISTANO

Alessandra Giarrusso – Ipacle – BOSA

Palmiro Pilloni – Istituto Comprensivo ALES

Daniele Camboni – Istituto Comprensivo OTTANA

Giampiero Fais – docente in pensione SASSARI

Ileana Pippia – Itis Sergio Atzeni CAPOTERRA

Ettore Guaia – Liceo Scientifico LANUSEI

Maria Agostina Quartu – Sc. Elementare Is Mirrionis CAGLIARI

Anna Maria Dessì – Istituto Comprensivo n. 2 PIRRI

Vincenzo Pillai – docente in pensione SELARGIUS

Lucia Aresu – Itcs “Besta” MONSERRATO

Linuccio Arrus – Istituto Comprensivo PULA

Maria Grazia Piras – Istituto comprensivo ELMAS

Mariella Setzu – Istituto tecnico “Giua” CAGLIARI

Carlo Cellesi – Ist. Magistrale “Baudi di Vesme” IGLESIAS

Francesco Spanu – Liceo Classico “Dettori” CAGLIARI

Alessandra Madeddu – Itc “Mattei” CAGLIARI

Luciana Melis – Istituto comprensivo “Colombo” CAGLIARI

Maria Luisa Vacca – 2° Circolo CAPOTERRA

Tarsilla Putzolu – Istiturto comprensivo SERRAMANNA

Angela Dessì – Istituto Comprensivo SARROCH

Franca Cani – Scuola media BURCEI

Antonella Piras – Ist. Tecnico “Levi” QUARTU S. ELENA

Florenzio Ammiata – Liceo artistico LANUSEI

Maria Dolores Loi – Ist. Comprensivo SANTA GIUSTA

Massimo Aresu – Ist. Comprensivo PULA

Claudia Atzori – Ist. Alberghiero “Azuni” PULA

Lorena Marceddu – Istituto “Emilio Lussu” SAN GAVINO

Gervasio Selis – genitore SINISCOLA

Lucia Saggia – Scuola primaria SINISCOLA

Nicola Giua – Ist. Comprensivo n. 3 QUARTU S. ELENA

Maria Gaviano – Ist. Magistrale “De Sanctis” CAGLIARI

Maria Raffaella Pani – Scuola infanzia Fruttid’oro CAPOTERRA

Manuela Lucchesu – Ist. Professionale “Galilei” ORISTANO

Maria Roberta Cocco – Istituto scol. “Brotzu” QUARTU S: ELENA

Marisa Usai – Ist. Magistrale “Eleonora d’Arborea” CAGLIARI

Antonina Sias – Liceo classico “Dettori” CAGLIARI

Laura Parisi – Liceo classico “Siotto” CAGLIARI

Anna Campedel – Ist. Istruzione superiore TERRALBA

Giuseppe Piras – impiegato inps – NUORO

Claudio Fancello – insegnante – NUORO

Maria Maddalena Piras – Liceo Classico “De Castro” ORISTANO

Nicolò Selis – studente Liceo classico “De Castro” ORISTANO

Sebastiano Ortu – studente Liceo classico “De Castro” ORISTANO

Stefania Mura – disoccupata – ORISTANO

Piero Angelo Zanda – Ist. Tecnico “Mossa” ORISTANO

Giuseppina M. Taziana Pinna – Ist istruzione superiore “Contini” ORISTANO

Maria Luigia Piras – Ist. Comprensivo RIOLA

Maria Fernanda Sanna – Ist. Istruzione superiore “Contini” ORISTANO

Fotografia di malex.org. Fonte Flickr

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