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Documento: lettera dei lavoratori Coca Cola dello stabilimento di Elmas.

I sottoscritti dipendenti della Coca Cola HBC dello stabilimento di Elmas, con la presente intendono ancora segnalare la gravissima situazione venutasi a creare in conseguenza della decisione del direttivo aziendale di procedere alla messa in mobilità di 16 dipendenti del settore produttivo, che vanno ad aggiungersi ai licenziamenti nei mesi precedenti di altri dipendenti dei settori produttivo e commerciale.

In data 22 novembre 2012 le organizzazioni sindacali nazionali hanno indetto uno sciopero di otto ore di tutti i lavoratori Coca Cola HBC contro il piano triennale aziendale che prevede 355 esuberi e il superamento del sito produttivo di Elmas che ha visto l’adesione della quasi totalità dei 3000 lavoratori del gruppo.

Coca Cola HBC Italia, nella stessa data, in un incontro con i sindacati sul piano succitato ha manifestato disponibilità a ritoccare i numeri e a costruire un percorso sociale per quanti fuoriusciranno (leggi “saranno licenziati”). Non si transige sulla chiusura dello stabilimento di Elmas e sull’uscita dei relativi 16 operai, ma buona parte dei 70 addetti dei centri logistici di Oricola e Gaglianico dovrebbe trovare impiego presso le due società che rileveranno il servizio. Il trasferimento di regione potrebbe in ultimo a salvare una quota dei 209 commerciali. La trattativa si aggiornerà il 3 dicembre (fonte Il Sole 24 ore).

La strategia aziendale prevede chiaramente, non solo la chiusura del sito produttivo di Elmas con il licenziamento di 16 operai, ma anche (successivamente) la privatizzazione/chiusura del magazzino prodotti finiti con la conseguente perdita di altri 12 posti di lavoro ai quali andranno ad aggiungersi altri 80 posti costituenti l’indotto che è rappresentato dall’azienda SICON che fornisce le bottiglie PET, dalle cooperative che svolgono servizi di facchinaggio, dall’azienda di trasporti che svolge in esclusiva i trasporti dei prodotti Coca Cola che in futuro saranno gestiti direttamente dai settori logistici degli altri stabilimenti (Coca Cola-concessionari), dall’impresa di pulizie. Pare quasi che l’azienda, abbia utilizzato il nostro posto di lavoro come merce di scambio per manifestare una disponibilità alla diminuzione degli esuberi presso gli altri stabilimenti Coca Cola HBC.

L’azienda nel comunicato non parla di alcuna alternativa alla chiusura dello stabilimento di Elmas, ma fa riferimento ad un presunto “percorso sociale per quanti fuoriusciranno”, parole fumose per descrivere una situazione come quella sarda in cui la prospettiva di trovare un’altra occupazione per una forza lavoro con un’età media di soli 44/45 anni è prossima allo zero. La manifestazione regionale popolare tenutasi a Cagliari il 24 novembre 2012 alla quale abbiamo partecipato, ha evidenziato la drammaticità della situazione in cui si trova la Sardegna, abbandonata anche dalle grandi multinazionali intenzionate a spostare gli stabilimenti produttivi in nazioni “più accoglienti”.

Considerata pertanto la gravità della situazione e l’imminente contestazione dei licenziamenti che, ripetiamo, non sono dovuti alla crisi ma ad un’organizzazione aziendale che consenta maggiori profitti, si chiede alla Giunta regionale, la Provincia, i Comuni dei territori interessati, le parti sociali, di convocare il management dell’azienda al fine di trovare una soluzione condivisa.

Tutti i lavoratori Coca Cola HBC

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