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Documento: Una Consulta Rivoluzionaria per un grande blocco sociale

Salutiamo con fiducia la costituzione in Sardegna di una grande consulta rivoluzionaria. Essa si presenta con una indicazione semplice e aperta, essere una Consulta; ma con una missione impegnativa e non contrattabile, essere Rivoluzionaria. Questa situazione non è nata semplicemente da istanze soggettive o da opzioni particolari, ma da una condizione oggettiva e da una necessità generale: l’economia del mondo intero, e non solo quella della Sardegna, è oggi immersa in un vortice devastante che sta mettendo in gioco la distruzione di interi territori, di intere popolazioni e di interi sistemi di vita. Le periferie coloniali di questo sistema, che è quello del capitalismo globale, sono investite per prime nella marcia della distruzione e la condizione di assoluta emergenza della nostra isola ne è l’esempio più chiaro. E’ oggi in atto la più violenta trasformazione della storia; essa non può essere contenuta entro regole costituzionali o entro mediazioni di partito, tanto meno nelle situazioni malate della mediazione politica coloniale: può soltanto essere subita o essere contrastata. Quale che sia la forma che potrà assumere, la rivoluzione oggi non è quindi una chance, è una necessità; non è una scelta, ma un obbligo morale. La rivoluzione è oggi per la Sardegna il compito decisivo della propria storia. La consulta rivoluzionaria riunisce in primo luogo movimenti di lavoratori, quindi associazioni di categoria e infine interi raggruppamenti politici e sociali; essere la fucina di un grande blocco sociale rivoluzionario è il suo fine. Essa necessita di un progetto politico e di un programma operativo, e questo è per l’immediato futuro il compito di cui sono investiti primariamente i soggetti che le hanno dato vita. Ma la consulta rivoluzionaria deve nel contempo assolvere ad un compito ancor più immediato: affrontare l’emergenza sarda nei suoi nodi di carattere vitale: l’energia, la fiscalità, i trasporti, i servizi e l’ambiente. Tutti questi settori vitali sono stretti in una logica speculativa giunta ormai ai limiti di rottura; tutto l’equilibrio del sistema produttivo si è ormai spezzato ed anche il lungo incantesimo dell’economia a profitto assistito è stato definitivamente dissolto. L’emergenza è sempre l’estrema risorsa anche per l’innalzamento dell’inganno: è l’estrema risorsa dell’usuraio, è l’estrema risorsa del padrone ed è l’estrema risorsa del malgoverno; nel nostro caso è in primo luogo l’estrema risorsa dell’intera classe politica sarda, e più ancora dell’ intera storia politica di questa classe, per la quale la nascita della consulta rivoluzionaria deve rappresentare il punto di non ritorno. Anche a prescindere dall’esistenza di questa consulta, o dalla formazione di altri possibili scenari, la classe politica della mediazione coloniale è ormai morta; è morta come ceto, è morta come funzione, è morta come storia. Essa rappresenta in pieno la scena della bancarotta della politica così come la Sardegna ha potuto conoscerla per generazioni in seno allo stato italiano. Ma questa morte indotta dall’asservimento cieco al gioco dei mercati e alle priorità dei padroni non presenta un vuoto facile da colmare, e non è facile nemmeno per la consulta rivoluzionaria che per prima si è mossa per questo difficile compito. E’ quindi necessario far crescere questa officina politica del popolo chiamando al suo interno gli operai dell’industria, i lavoratori della scuola, i precari, i disoccupati, gli studenti e tutta la giovane generazione. Rafforzare la Consulta, affrontare l’emergenza, costruire il programma politico, portare il popolo al potere. 7 novembre 2012 – Sinistra Critica Sarda

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