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Inquinamento: nel mare del canale di San Pietro Ipa e metalli pesanti

(IlMinuto) – Cagliari, 21 novembre – Dalle analisi condotte dal Momar – sistema integrato per il monitoraggio e il controllo dell’ambiente marino, un progetto transfrontaliero che vede tra i partecipanti la Regione Autonoma della Sardegna e l’Università di Cagliari, è stato rilevato che nel canale di San Pietro, nell’area costiera di Portoscuso, San Pietro e Calasetta, vi è presenza di inquinamento da metalli pesanti e che i valori degli idrocarburi policiclici aromatici (Ipa) sono alti anche se inferiori ai limiti di legge. Con l’obiettivo di creare un percorso unico sul monitoraggio marino e costiero e di verificare l’affidabilità di nuove tecniche di campionamento, i prelievi nel canale di San Pietro, effettuati in collaborazione con L’Ifremer, sono stati realizzati in cinque punti: due a Portoscuso, uno a Calasetta, uno a San Giovanni Suergiu e uno a Carloforte. Dalle indagini sui sedimenti risulta che a Calasetta sono presenti concentrazioni estremamente elevate di tutti i metalli, soprattutto di cadmio, piombo e arsenico. Nell’area di Portoscuso si aggiunge una forte concentrazione di mercurio. Dal rapporto emergono dati preoccupanti anche su Carloforte. Il problema dell’incidenza che i metalli pesanti hanno sulla salute non è infatti da sottovalutare. E’ noto che oltre che tossiche queste sostanze sono cancerogene. Tuttavia, questi elementi non sono gli unici che recano danno alla salute, dal momento che nei sedimenti raccolti è stata riscontrata una presenza anomala di Ipa, agenti cancerogeni e mutageni, che causano mutazioni o alterazioni del Dna. Siamo davanti a una “situazione di stress ambientale”. Inoltre, nelle pagine dello studio si “denuncia” anche la presenza di “biocenosi a foraminiferi bentonici”. Ma non è tutto. Per avere una cartografia più completa della situazione ambientale si è proceduto infatti ad effettuare alcuni test eco-tossicologici sulle larve d’ostrica. Le analisi hanno rivelato la presenza di sedimenti tossici sia in prossimità del porto industriale di Portovesme (Portoscuso) che nei porti di Portoscuso, Carloforte e Calasetta, dove sono state riscontrate il 100% di anomalie larvali. Sui risultati di questo rapporto ambientale intervengono con una nota stampa il Comitato Carlofortini Preoccupati e i Tabarchin Pau Ben in Cumun che affermano: “i cittadini continuano a subire una situazione che è sempre più drammatica [...], queste sostanze – precisano – si bioaccumulano nell’organismo, costituendo un rischio non solo cancerogeno, ma anche genotossico”. I metalli pesanti e gli Ipa, chiariscono i due gruppi, “possono passare al resto dell’ ecosistema marino, e quindi potrebbe innescarsi il passaggio da un organismo all’altro cioè il fenomeno della ‘biomagnificazione’ che va ad affiancarsi a quello della bioaccumulazione”. Siamo di fronte a episodi d’inquinamento che mettono a rischio non solo la salute degli animali, ma anche quella del mare e dell’uomo. Danni a salute e ambiente spingono il Comitato Carlofortini Preoccupati e i Tabarchin Pau Ben in Cumun a chiedere all’ Arpas e alla Asl di effettuare quanto prima indagini più approfondite: “Cosa aspettano le Amministrazioni comunali, Provinciali e Regionali a dare risposte urgenti, prendere immediati provvedimenti mettendo in atto politiche di bonifica e riconversione?”

S.P.

Fotografia di emilius da atlantide. Fonte Flickr

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