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La Corte d’Appello lo ribadisce: “Bruno Bellomonte è innocente”

(IlMinuto) – Cagliari, 8 novembre – “Associazione sovversiva con finalità di terrorismo, violazione della legge sulle armi e ricettazione”. E’ questa l’accusa con la quale è stato perseguitato Bruno Bellomonte, il dirigente politico di A Manca pro s’Indipendentzia assolto il 21 novembre 2011 dalla Corte d’Assise di Roma e riassolto il 7 novembre 2012 dalla corte d’Assise di appello di Roma. Siamo davanti a due assoluzioni. Il castello di sabbia è crollato, spazzato via dall’onda della verità: “il fatto non sussiste”. E’ inutile ribadire che non abbiamo mai avuto dubbi sull’innocenza del sindacalista e dirigente politico di a Manca pro s’Indipendentzia. Il teorema, quello della fondazione di un nuovo nucleo delle Brigate rosse, ha però tolto il lavoro e la libertà al ferroviere sassarese per ben 29 mesi. La sua attività di capostazione, la militanza sindacale e politica svolta alla luce sole con e per il popolo sardo, dal giugno 2009 è stata messa pesantemente in discussione, prima dall’accusa e a seguire dai giornalisti. O almeno dalla maggior parte dei giornalisti, che ingolositi rimpolpavano la campagna persecutoria subita da Bellomonte raccontando e rimarcando di frequenti viaggi a Roma, di una cena nel ristorante romano la Suburra in compagnia di Luigi Fallico, morto da innocente in cella stroncato da un infarto, del numero di telefono di Fallico ritrovato in un calzino e del presunto piano con cui Bellomonte e gli altri compagni di sventura avrebbero architettato un assalto ai potenti della terra, che all’epoca si sarebbero dovuti riunire a La Maddalena per il G8 successivamente spostato all’Aquila. Un attacco che secondo i capi d’accusa sarebbe dovuto avvenire per mezzo di aeromodellini radiocomandati, che però, fatto non trascurabile, non sono mai stati trovati. Nonostante tutto, il Procuratore Generale di Roma Antonio Marini, due settimane fa chiedeva 10 anni e 7 mesi di reclusione per il dirigente di A Manca. Su un palcoscenico angoscioso, come in primo grado, un copione che non si fondava su prove o indizi aggiuntivi rispetto al passato, ma che si basava solo ed esclusivamente su un giudizio di merito. Per Marini, infatti, “i giudici di primo grado hanno svilito i fatti leggendoli e giudicandoli in maniera avulsa l’uno dall’altro”. Tuttavia, nel pomeriggio di ieri, mentre i compagni del dirigente della sinistra indipendentista erano in piazza a Cagliari a sostegno della Consulta rivoluzionaria del popolo sardo, il Presidente della Corte d’Assise di appello di Roma Mario Lucio D’Andria ha riaffermato l’innocenza di Bellomonte: “assolto perché il fatto non sussiste”. Confermate anche le assoluzioni di Manolo Pietro Morlacchi e di Costantino Virgilio, e ridotta a 5 anni di reclusione la condanna per Massimo Riccardo Porcile, che in primo grado aveva avuto 7 anni e mezzo, e a 3 anni e 6 mesi la condanna di Bernardino Vincenti, un anno in meno rispetto al primo grado. Gianfranco Zoja invece rimarrà in carcere a scontare 8 anni e mezzo di reclusione.

S.P.

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