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Scarpe rotte eppur bisogna andar. Circa 3000 in piazza per l’assemblea del Popolo Sardo

(IlMinuto) – Cagliari, 8 novembre – Dietro un unico imperativo, “coinvolgere il Popolo Sardo”, sono state circa 3mila le persone che ieri hanno risposto alla chiamata della Consulta Rivoluzionaria, che di fronte al Palazzo della Regione, insieme al popolo lavoratore della Sardegna ha chiesto le dimissioni di tutto il Consiglio regionale, maggioranza e opposizione compresa. Massiccia la presenza indipendentista: da Sardigna Natzione ad a Manca pro s’Indipendentzia, da Irs a ProgRes. Un’assemblea, quella cagliaritana, che è stata preceduta da decine di incontri territoriali tenutisi in tutta l’isola. Il raduno è iniziato verso le 10.00 in una Cagliari blindata dalle forze dell’ordine, dove la “Zona Rossa” – via Roma, piazza Amendola, Largo Carlo Felice, via Lepanto, via Porcile, via Dei Pisani, via Cavour, via Sardegna – è restata in divieto di sosta fino alle 24.00. E’ un popolo in agonia quello che ieri ha animato il centro di Cagliari, anche se la crisi, si sa, non lascia scampo e non regala grossi numeri. Tuttavia la giornata del popolo sardo ha mostrato il volto fiero di una Sardegna che, nonostante tutto, ha deciso di sollevare la testa. Simbolo della mortificazione subita dall’isola una forca con sette cappi, uno per ogni aguzzino: il Consiglio regionale, il governo Monti, Equitalia, la Banca d’Italia, il Fmi, l’Agenzia delle entrate e il Banco di Sardegna. Nel giorno dello sciopero generale proclamato dalla Confederazione sindacale sarda, la parola chiave è stata Sovranità, vero fulcro del progetto programmatico della Consulta rivoluzionaria, che per la Sardegna rivendica la sovranità energetica, alimentare, fiscale, ambientale e quella sulla mobilità. Dal palco non solo gli interventi di Felice Floris (Mps), Cristiano Sabino (aMpI), Giacomo Meloni (Css), Bustianu Cumpostu (Sni), Andrea Impera (Movimento artigiani e commercianti liberi), Gavino Sale (Irs), ma anche quello di Gian Luigi Deiana di Sinistra Critica Sarda, di Aurora Pigliapochi de is Féminas de su Pòpulu Sardu, quelli degli studenti, degli operai, dei professori, e la voce di Maria Barca, che ha ricordato la tragedia e l’abbandono che stanno vivendo i malati di Sla.

F.P.

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