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“Chiudono gli Opg o riaprono i manicomi in Sardegna?” Il no secco del Comitato sardo “Stop Opg”

(IlMinuto) – Cagliari, 21 febbraio – “Non i riaprite manicomi in Sardegna”. E’ l’appello lanciato dal Comitato sardo “Stop Opg” al Presidente della Regione Ugo Cappellacci e all’Assessore alla Sanità Simona De Francisci. Davanti a un tavolo di confronto promesso da più di tre mesi e mai aperto, il comitato sardo Stop Opg prende atto che l’impegno che l’Assessore De Francisci prese, rendendosi disponibile a un dialogo con il Comitato, ad oggi è rimasto lettera morta. Il tavolo di confronto avrebbe dovuto avere come tema di lavoro le linee guida della salute mentale definite dalla Regione, l’assegnazione dei finanziamenti per il superamento degli Opg e la presa in carico delle cittadine e dei cittadini sardi internati. Mentre tutto tace – commenta il Comitato – “le vite di tante cittadine e cittadini sardi sono interrotte, sospese e abbandonate nei luoghi di tortura ed ora queste stesse persone rischiano di finire rinchiuse in piccoli manicomi regionali”. Per dar voce a coloro che nessuno sente e difendere i diritti umani e civili di queste persone “Stop Opg” continua a chiedere senza sosta un incontro per conoscere gli indirizzi della Regione Sardegna e dei Dipartimenti di Salute Mentale sull’applicazione della Legge 9/2012. “Vogliamo portare un contributo alla questione del superamento degli Opg – precisa il portavoce del Comitato Roberto Loddo – come previsto dal Decreto Ministeriale del 1 ottobre 2012 e dalle due Intese, sancite in Conferenza Unificata il 6.12.2012, sul riparto dei finanziamenti destinati agli Opg”. Stando a quanto spiega Loddo, le risorse aggiuntive per il superamento degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari ci sono e ogni regione deve presentare un piano per il loro utilizzo entro il 7 aprile 2013. Stop Opg ribadisce fermamente il suo no alla costruzione di un manicomio regionale e sollecita per l’ennesima volta la Regione ad organizzare un’assistenza alternativa all’internamento attraverso i Dipartimenti di Salute Mentale, senza che venga dunque riprodotta la logica manicomiale di “nuovi contenitori” in cui eseguire misure di sicurezza. Per evitare che questo si verifichi il Comitato chiede che: “le risorse siano destinate ai Dipartimenti di Salute Mentale per progetti individuali finalizzati alle dimissioni degli/delle internati/e o per progetti di alternativa alla misura di sicurezza detentiva in Opg”, e domanda che questi finanziamenti siano gestiti dai Dipartimenti di Salute Mentale, facendo anche presente che: “il programma assistenziale della regione, sottoposto al vaglio e al decreto del Ministro della Salute”, deve “contenere i progetti terapeutico riabilitativi individuali, a cura del DSM competente, finalizzati prioritariamente alle dimissioni e all’esecuzione delle misure di sicurezza ‘alternative’ all’internamento”. Il dipartimento di Salute Mentale dovrebbe inoltre gestire anche i finanziamenti in conto capitale per poter decidere in che modo è necessario investire i fondi che consentano “la realizzabilità di progetti terapeutico-riabilitativi individuali”, per le dimissioni e per l’esecuzione della misura di sicurezza alternativa all’internamento.

F.P.

Fotografia di Iguana Jo. Fonte Flickr

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