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Documento: Carlofortini Preoccupati e Associazione Adiquas Rispondono a Cgil Cisl e Uil

Da anni una parte della popolazione chiede bonifiche e riconversione industriale, ma oggi come ieri, si insiste proponendo ulteriori disastri ambientali. Dobbiamo prendere atto che la politica sarda sostenuta dai sindacati locali, ancora una volta dimostra di non avere alcun rispetto e cura del territorio e della salute di chi vi risiede promuovendo oltre la centrale a carbone con stoccaggio della CO2 nella miniera di Nuraxi Figus, un’ulteriore centrale a Carbone per favorire la multinazionale Rusal, con un finanziamento regionale tramite la Sfirs di 20 milioni di euro. Con la centrale Enel Grazia Deledda e la Centrale Sulcis (momentaneamente in pausa), avremo a breve ben quattro centrali a carbone!!! Anche se non tutti sembrano accorgersene il basso Sulcis è tristemente famoso per il disastro ambientale prodotto da industrie altamente inquinanti e mortifere, industrie che nessuno vorrebbe sul proprio territorio . Il Basso Sulcis è un territorio agonizzante sotto il profilo ambientale e della salute, un territorio gravemente ferito nelle sue falde acquifere, nei suoli, nei cibi che si raccolgono, nell’aria e nell’acqua marina tanto da essere paragonata alla Taranto Sarda. -In questo clima trionfalistico di offerta lavorativa, per noi offerta di morte, dato che aggraverà una condizione ambientale e di salute della popolazione già di per sé gravissima, ci chiediamocome è possibile che per esempio la Portovesme Srl continui a smaltire i famigerati fumi d’acciaieria e si permetta tra l’altro che il portale radiometrico sia controllato dalla stessa azienda senza alcun controllo pubblico. Su questo i sindacati non hanno nulla da dire?

I sindacati affermano che “l’ambiente oggi è monitorato ….attraverso strumenti precisi”, E’ proprio così? Per noi non lo è perché le centraline presenti sul territorio sono insufficienti e obsolete, inoltre, gli inquinanti più pericolosi sono esclusi dal monitoraggio (particolato fine e ultrafine PN2,5, PN0,01) ed essendo queste polveri le più pericolose per la salute non sappiamo quante giornalmente , ne inaliamo.

Sono a conoscenza i sindacati degli studi di Greenpeace che affermano che la sola centrale Enel di Portovesme provoca in un solo anno ben 39 morti.

Ci chiediamo anche se i sindacati sono informati sui costi sanitari causati dall’inquinamento nel Sulcis. Secondo l’ Agenzia Europea per l’Ambiente per ogni abitante del Sulcis il costo varia tra i 1000 e i 2000 euro l’anno, il risultato è veramente allarmante infatti il costo è di circa 6 volte superiore alla media europea, che si aggira invece tra i 200 e 330 euro l’anno per ciascun cittadino della comunità. Questi dati riteniamo siano sottostimati dato che non tengono conto dell’inquinamento causato dagli impianti della Portovesme Srl , né delle discariche che abbondano sul nostro territorio come ad esempio Carbosulcis e Bacino fanghi rossi ecc.

I sindacati affermano di voler rilanciare il settore Agroalimentare, certamente sarebbe un ottima idea, ma devono essere fatte prima le bonifiche dato che è risaputo che che nelle nespole di Carloforte analizzate nel maggio 2010 vi è piombo quasi due volte il limite di legge. Dovrebbero sapere che nel 2001 i valori più alti di piombo nei mosti furono trovati a Sant’Anna Arresi distante ben 30 Km dal polo industriale. Tutto questo ha prodotto danni anche agli allevatori e citiamo a titolo di esempio gli agnelli nati deformi nella campagne di Paringiannu. Sono a conoscenza i sindacati che l’uva prodotta nella zona di Portoscuso non viene ritirata dalle cantine sociali a causa della presenza degli agenti inquinanti? Questa industria non si sposa con il loro progetto agroalimentare da loro sostenuto.

Vi è poi il progetto Momar che ha classificato il nostro mare tra i più inquinati di tutta la Sardegna .

I sindacati ancora affermano di voler rilanciare il settore turistico, (molti di noi lavorano in questo settore ) ma quale turista può accettare di passare le sue vacanze tra discariche e ciminiere? I nostri amici turisti quando arrivano nell’isola di San Pietro indicano come prima cosa “quel mostro industriale di fronte a noi” lamentandosi di averlo costruito in un paradiso naturale come è l’arcipelago sulcitano. Chi, tra l’altro, verrebbe a trascorrere le vacanze in un posto dove potrebbero esserci ben quattro centrali a carbone fumanti e un bacino di fanghi rossi che si vorrebbe ampliare verso il mare!!!

Loro ci definiscono ambientalisti accusandoci di fare allarmismo e che con le nostre affermazioni allontaniamo i turisti. Noi siamo cittadini consapevoli protestiamo e denunciamo perchè questa è la realtà, i sindacalisti per difendere i loro posti di lavoro al contrario, tacciono e mantengono in piedi, in questo modo, il disastro ambientale. Dimenticando, ancora, che i nostri bambini soffrono per il 40% di disfunzioni tiroidee o che i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, affermano che il SIN Sulcis-Iglesiente-Guspinese è il territorio con l’area contaminata più vasta.

Per queste ragioni, riteniamo che le loro argomentazioni sull’agroalimentare e sul turismo rientrano nella stessa logica di difesa dei loro interessi di categoria e li “usano” per riaffermare che l’ambiente è sano e che le industrie non inquinano. Siamo razionali nessuna agricoltura si può sviluppare in queste condizioni nè nessun turista verrebbe a trascorrere le vacanza in un territorio che si vorrebbe continuare a saccheggiare!

Per difendere la nostra salute, il nostro territorio e per il nostro futuro chiediamo una Riconversione Industriale e una Bonifica Immediata

Carlofortini Preoccupati!

Associazione Adiquas

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