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Inchiesta: lo strano caso del Palazzetto dello Sport di Tempio Pausania. Prima puntata

(IlMinuto) – Cagliari, 29 maggio – Un’opera pubblica diventata l’emblema della triste negligenza di chi governa la res publica. Non è la prima volta che ci troviamo davanti a opere incompiute e non sarà sicuramente neanche l’ultima. Con questo “racconto” non vogliamo solo cercare di capire, vogliamo anche informare, e, al di là dei colori politici, mettere chi governa le comunità di fronte alla proprie responsabilità. Correva l’anno 1987, per l’esattezza era il 6 marzo 1987, quando con Legge n° 65 avveniva la conversione in legge del decreto n. 2 del 3 gennaio 1987, che riguardava le misure urgenti per la costruzione o l’ammodernamento di impianti sportivi, per la realizzazione o completamento di strutture sportive di base, per l’utilizzazione dei finanziamenti aggiuntivi a favore delle attività di interesse turistico. Fondi più comunemente noti come finanziamenti dei Mondiali di Italia ’90.

Circa un anno dopo, il 30 marzo 1988, l’ex Ministero del Turismo e dello Spettacolo, soppresso nel 1993, finanziava nella città di Tempio Pausania la costruzione di un palazzetto dello sport polifunzionale, stanziando 1miliardo e 131milioni di vecchie lire. Era un’occasione d’oro per una comunità con meno di 15 mila abitanti, che avrebbe potuto costruire una struttura moderna e metterla al servizio dei suoi cittadini praticamente a costo zero. Restavano fuori dal finanziamento le manutenzioni e i costi di gestione, che ovviamente si sarebbero dovuti affrontare una volta conclusi i lavori.Da una relazione della Corte dei Conti (documento fondamentale in questa analisi e sul quale torneremo più avanti ndr) possiamo apprendere che “il Comune di Tempio Pausania ha usufruito di un mutuo per la costruzione di impianti sportivi concesso dalla Cassa depositi e prestiti pari a L. 1miliardo e 131milioni, al saggio di interesse annuo del 9%, con ammortamento ventennale dal 1990 al 2009, con rata annuale di L. 118milioni e 561mila e 783 a totale carico del Ministero del Turismo” .

Negli anni successivi i lavori saranno appaltati per due volte a due società distinte: la prima nel 1990 e la seconda nel 1995. Le società, però, non intraprenderanno mai realmente l’opera, e non incasseranno mai i fondi ad esse destinati. I lavori, infatti, erano bloccati.

Dopo dieci anni, nel 1997, in viale Antonello Muzzetto finalmente iniziavano i primi lavori. Le perizie del caso, nonostante il progetto avesse subito alcuni cambiamenti, come è normale che sia per una proposta datata quasi un decennio, decretavano che la somma stanziata fin da principio era sufficiente al completamento dell’opera.

Nel 2000, dopo tre anni di buio, i lavori riprendevano subendo una forte accelerazione: la struttura veniva quindi messa esternamente in sicurezza. Finiti i lavori del secondo lotto, rimaneva da predisporre tutta la parte riguardante l’impiantistica e gli arredamenti sportivi, che si sarebbe dovuta finanziare successivamente. (continua)

L.P.

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