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Lo spettro di un’altra servitù militare: Il Muos. In Ras interrogazione Zuncheddu

(IlMinuto) – Cagliari, 3 giugno – Si chiama Muos, ed è lo spettro dell’ennesima servitù militare in Sardegna. Diventano infatti “sempre più insistenti le notizie, provenienti sia da fonti giornalistiche sarde che di oltre Tirreno, secondo cui sarebbe imminente l’imposizione di tale progetto anche in Sardegna, e precisamente in un articolo giornalistico apparso su La Nuova Sardegna del 12 maggio 2013 viene sottolineato il ruolo centrale attribuito al ‘centro di comunicazione con i sommergibili nucleari dell’Us Navy di Tavolara’ dalla Marina Militare degli Stati Uniti per il progetto”. E’ quanto sottolinea il consigliere di SardignaLibera Claudia Zuncheddu, che insieme ai consiglieri Cocco, Sechi e Cugusi ha presentato in Consiglio Regionale un’interrogazione con richiesta di risposta scritta, chiedendo verità sulle possibilità di impianto del progetto Muos nell’isola. Di che cosa stiamo parlando? Il Muos, sigla usata per indicare il Mobile User Objective System, non è altri che un mega-impianto di comunicazione dell’esercito Usa, che regalerebbe ancora una volta inquinamento e malattie al territorio sardo. Sono infatti noti, grazie alle proteste siciliane di Niscemi degli ultimi mesi, gli effetti devastanti della contaminazione elettromagnetica ad opera del Muos, che si serve di un sistema di comunicazioni satellitari (Satcom) ad altissima frequenza (Uhf) e a banda stretta (da 64 kbit/s a meno). Il programma Mobile User Objective System, gestito dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, prevede l’installazione di quattro satelliti e quattro stazioni a terra con scopi militari. Avvelenamento dell’ambiente e ripercussioni negative sulla salute delle popolazioni sarebbero dunque i prezzi che la Sardegna dovrebbe pagare per mandare avanti quelli che sono gli interessi di poteri esclusivamente militari. Nel testo dell’interrogazione, la consigliera indipendentista sottolinea che “in materia di tutela delle persone esposte a campi elettromagnetici esistono normative che si rifanno ai ‘livelli di riferimento’ fissati dall’Icnirp (Commissione Internazionale per la Protezione dalle Radiazioni Non Ionizzanti, riconosciuta dalla Organizzazione Mondiale della Sanità) per stabilire le soglie massime di esposizione a tali campi”, e che, “a tal proposito anche la normativa italiana prevede sia la Legge 22 febbraio 2001, n. 36 – ‘Legge quadro sulla protezione dalle esposizioni a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici’, sia il Decreto interministeriale 10 settembre 1998, n. 381 – ‘Regolamento recante norme per la determinazione dei tetti di radiofrequenza compatibili con la salute’, che fissa i tetti di radiofrequenze compatibili con la salute umana, tenendo anche conto delle norme comunitarie”. E’ noto a tutti che i risultati della ricerca scientifica mondiale in materia non sono ancora definiti, soprattutto riguardo l’entità della relazione di causa–effetto tra esposizione a campi elettromagnetici e patologie di varia natura. Anche per questo motivo la consigliera Zuncheddu chiede se, “prima di prendere in considerazione qualsivoglia possibilità di installazione di un sistema come quello del Muos” non sia opportuno innanzitutto fare “chiarezza su tale relazione” e sugli “effetti che ne conseguono”, così da evitare “il ripetersi della tragica realtà che le popolazioni sarde vivono nei territori a ridosso dei poligoni militari, dove per l’inquinamento ambientale, l’incidenza di patologie tumorali e non solo, sono ormai sotto gli occhi di tutti”. In merito vengono interrogati il Presidente della Regione e tutti gli assessori competenti per sapere se siano a conoscenza della possibilità che il progetto Muos possa essere imposto anche in Sardegna, chiedendo peraltro se intendano farsi portavoce, nelle opportune sedi, della grave imposizione delle servitù militari italiane (66%) nell’isola e dell’arbitraria distribuzione di siti e poligoni militari contrariamente a quanto stabilito da direttive Ue, e se abbiano già provveduto ad intraprendere iniziative preventive al fine di non permettere allo Stato Italiano e ai poteri militari di imporre in Sardegna l’ennesima servitù.

S.P.

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