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Monitoraggio rifiuti galleggianti Bocche di Bonifacio: risultati preliminari

(IlMinuto) – Cagliari, 24 febbraio – Non affermiamo nulla di nuovo quando diciamo che i rifiuti marini stanno diventando un problema per la salute del mare. E’ infatti grande la quantità di pattume che arriva da terra. Parliamo soprattutto di plastiche che, come è noto, non riescono a degradarsi, e che quindi possono essere ingerite da tartarughe, cetacei ed uccelli, creando grossi danni. La plastica può a sua volta frammentarsi in particelle più piccole, che ingerite dai pesci entrano così a far parte anche della catena alimentare dell’uomo. Per poter valutare i quantitativi di plastica in mare l’associazione onlus Accademia del Leviatano sta monitorando, in specifiche aree di valutazione del Tirreno, la distribuzione e l’abbondanza di plastiche galleggianti più grandi di 25 cm. Quali i risultati di tale monitoraggio? Gli esiti preliminari della campagna invernale dei rifiuti galleggianti nella regione transfrontaliera delle Bocche di Bonifacio mostrano valori bassi rispetto ad altre aree costiere del Tirreno. Per raccogliere i dati i ricercatori utilizzano un metodo sperimentale già usato in altre parti del mondo ed adattato dall’ISPRA, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, e dall’Università di Pisa per la situazione mediterranea. Il metodo si serve di traghetti di linea come piattaforme di osservazione, permettendo così di poter monitorare aree di mare alto e di poter ripetere le osservazioni lungo la stessa rotta. I dati raccolti sembrano positivi: è stato infatti censito, nella regione delle Bocche di Bonifacio, dopo più 1100 km percorsi, un oggetto circa per km quadro. Questo valore aumenta del 50% proprio nell’area dello Stretto. Rispetto alle altre aree monitorate, l’arcipelago Toscano e le coste Laziali, il quantitativo di rifiuti censito è di circa la meta. I ricercatori coinvolti sottolineano, però, che il dato è preliminare e che riguarda solo il periodo invernale. Il turismo estivo, infatti, potrebbe apportare nell’area un maggior quantitativo di rifiuti. Lo studio dell’Accademia del Leviatano proseguirà fino all’estate. Legambiente con Goletta Verde partecipa al monitoraggio utilizzando la stessa metodologia di raccolta dati. Al network, coordinato da ISPRA, collaborano anche la Fondazione Cima, l’Università di Pisa, l’Area Marina Protetta Capo Carbonara, l’associazione Ketos, gli enti francesi EcOcean e GIS3M e quelli Tunisini rappresentati dall’associazione Atutax ed dall’Università di Bizerte.

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