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Lettera aperta dell’ex consigliere Aiello al candidato sindaco per il PD Nicola Sanna

Egregio sig. Candidato a Sindaco di Sassari Nicola Sanna,

mi permetto di rispondere alla nota stampa del Sig. Andrea Bazzoni, facente riferimento ad un intervento di Cristiano Sabino, candidato sindaco per il Fronte Indipendentista Unidu, sulla situazione ambientale nel nord-ovest della Sardegna. Aprendo con piacere che la Giunta Comunale uscente, di cui Lei era valido assessore, si è costituita parte civile nel procedimento penale n° 2946/05RG PM n 445/6 RG GIP, che vedeva indagati per disastro ambientale doloso vari dirigenti riconducibili al gruppo ENI. Osservando che il giorno in cui la Giunta ha assunto la delibera Lei era assente, faccio notare che in questi casi la costituzione di parte civile per il sindaco, responsabile massimo della salute dei cittadini del suo comune, è un atto dovuto di ordinaria amministrazione, che di per sé non dimostra affatto la sensibilità ambientalista del Sindaco e della Giunta di cui Lei faceva parte. Infatti l’attività politica della gestione Ganau, a parte qualche presa di posizione formale e del tutto ininfluente , è stata quella di sostenere con tutti i suoi atti le iniziative industriali dell’ENI e delle sue società consociate. Fra le iniziative rilevanti Lei ricorderà che in data in data 22.04.2011 è stato sottoscritto dal Sindaco e dal presidente della Provincia di Sassari, dal Ministero dell’Ambiente, altri enti locali, sindacati etc. il protocollo d’intesa sulla Chimica Verde, progetto Matrica ed Enipower. Detto protocollo, propagandato e sostenuto con calore ed entusiasmo anche dal novello candidato sindaco del PD come un grande successo ottenuto per il nord -ovest della Sardegna, prevede un insediamento industriale in una area Sin per un investimento in tre fasi per complessivi a 500 milioni di euro in 6 anni. Nella prima fase è previsto un investimento di 100 milioni di euro per 88 nuovi posti di lavoro, nella seconda un investimento di 50 milioni per 57 nuovi posti di lavoro ed una terza fase con investimenti per 300 milioni di euro che daranno ulteriori 126 posti di lavoro, per un totale riportato nel protocollo d’intesa di 271 nuovi posti di lavoro. Infine è previsto un investimento di ulteriori 50 milioni di euro per costruire “infrastrutture industriali di supporto alle attività dei nuovi impianti e per il nuovo Centro Ricerche”. Purtroppo integrato e non dissociabile dal progetto Matrica, è prevista nello stesso protocollo la costruzione di una Centrale a Combustione con griglia mobile, alimentata da biomasse solide ( la paglia del cardo) ed il rinnovamento tecnologico della centrale elettrica esistente alimentata ad olio combustibile e gas naturale (inizialmente si parlava di bruciare FOK, residuato del cracking dell’etile estremamente tossico e cancerogeno) per altri 230 milioni di euro, necessari, a loro dire, per l’alimentazione energetica degli impianti di Chimica Verde. Gli accadimenti successivi hanno dimostrato una fortissima resistenza e netta opposizione da parte delle popolazioni interessate, che non erano state prioritariamente informate del progetto come dovuto, secondo i principi della Dichiarazione di Stoccolma sull’ambiente umano, della Dichiarazione di Rio su Ambiente e Sviluppo, organicamente recepite dalla Convenzione di Aarhus nel giugno 1998, ratificata dall’ Unione Europea con la direttiva 2003/4/CE, recepita dall’Italia dal D.Lgs. n° 195 del 19.08.2005.
Studi scientifici, dati ambientali relativi all’investimento in oggetto sono stati inviati come osservazioni da vari organismi e comitati di cittadini al procedimento di VIA ( valutazione di impatto ambientale) dimostrando inequivocabilmente che la materia prima di origine vegetale, che avrebbe dovuto alimentare i suddetti impianti non poteva essere prodotta in Sardegna nei terreni marginali, se non nei sogni di chi aveva concepito il progetto, a meno che non venissero coperti almeno 500 Km2 di terra sarda con pendenze non superiori al 15% , condizioni in cui possono operare le macchine predisposte per la raccolta del cardo, con piantagioni di una specie di carciofo importato dalla Spagna (Cynara cardunculus L. var. Altilis e var. Sylvestris) , togliendo terreno fertile per l’agricoltura. Il residuato secco di queste piantagioni poi sarebbe dovuto essere bruciato nella centrale a biomasse: è noto e non più confutabile che ogni combustione, anche di materiale d’origine vegetale, produce micropolveri e nanopolveri, non abbattibili con alcuna tecnologia attualmente disponibile ( le affermazioni contrarie fanno solo parte dei sogni dei progettisti o di chi vuole credere loro per ragioni forse non molto nobili ), che sono estremamente dannose per la salute, interferendo con l’espressività genetica dei singoli individui, soprattutto colpendo gli organismi in rapido accrescimento come i feti ed i bambini nei primi 3 anni di vita. Posizionando la centrale a Biomasse in un sito SIN inoltre si viola la legge che stabilisce che nei siti SIN ( D. Lgs 152/06 e D.Lgs 128/2010 ) si possa agire solo riducendo l’inquinamento e mai e poi mai aumentandolo. Sempre nel protocollo d’intesa di cui è sempre andata molto orgogliosa tutta la giunta Ganau, attuale candidato sindaco incluso, sono previsti anche 530 milioni di investimenti da parte di Syndial per le bonifiche dell’area ex SIR. Questo dato viene riportato come un grande successo riportato dagli Enti locali nella trattativa con l’Eni. Costoro dovrebbero sapere e forse lo sanno bene ma non lo vogliono dire, che le bonifiche non devono essere oggetto di alcuna trattativa essendo un atto dovuto da parte degli inquinatori o di chi, subentrato, risponde per essi; inoltre la cifra necessaria stimata per bonificare il sito di Porto Torres, che è uno dei più inquinati d’Europa, molto più del sito di Taranto ( il maggior incremento delle malattie nell’area di Porto Torres rispetto a quella di Taranto ne è una prova indiretta ) è di 1500 milioni di euro, ben più dei530 previsti nel protocollo d’intesa.. A tutt’oggi le bonifiche comunque non sono ancora iniziate, se non marginalmente, ed in più la situazione ambientale è stata aggravata dalla chiusura della Vilnys, con relativo licenziamento di tutti gli operai, che detiene a tutt’oggi, privi di manutenzione, serbatoi pieni di dicloroetano, sostanza estremamente tossica e cancerogena, ora ad alto rischio di dispersione nell’ambiente Forse il candidato sindaco è soddisfatto perché con quel protocollo d’intesa sono stati barattati circa trecento posti di lavoro ( 271 secondo quanto riportato nel protocollo d’intesa e non ottocento, come alcuni dirigenti del gruppo ENI affermano, includendo gli agricoltori che dovrebbero dedicarsi alla coltura del cardo abbandonando le colture tradizionali della Sardegna e gli autisti che dovrebbero trasportare il cardo dalle campagne al sito di lavorazione ) con la salute dei suoi concittadini ! Come pensa il candidato sindaco di risolvere il dilemma salute-lavoro. Io gli suggerisco di con le bonifiche abbandonare il progetto industriale della Chimica Verde e pretendere che vengano investiti subito i 1500 milioni necessari per le bonifiche utilizzando manodopera locale, che deve essere adeguatamente formata per svolgere questa nuova occupazione che potrà dare lavoro a ben oltre i 300 posti previsti da questo sciagurato protocollo d’intesa, che tra l’altro anche se più volte smentito potrà consentire con marginali modifiche alla convenzione (la legge italiana equipara i rifiuti solidi urbani a fonti di energia rinnovabile con relativi certificati verdi) ad ENIPOWER di produrre energia verde bruciando i rifiuti solidi urbani che a Scala Erre il Comune di Sassari e gli altri comuni aderenti al consorzio stanno accumulando sotto forma si eco-balle, che prima o poi dovranno essere smaltite e che potranno sostituire la paglia che dovrebbe essere prodotta, e mai lo sarà, dalle coltivazioni del cardo.

Sassari 25 aprile 2014

Isidoro Aiello

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