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Documento: adesione iRS Sardegna Pride 2014

La Sardegna sta cambiando atteggiamento, e i sardi in questi anni hanno sviluppato una grande sensibilità riguardo alla questione dei diritti civili ed umani dell’”arcipelago” omosessuale. Lo si percepisce dalla grande e attiva partecipazione che si è registrata in tutti gli eventi, convegni e incontri che si sono svolti in questi mesi dal nord al sud dell’isola ad opera delle diverse associazioni che da anni si impegnano per il riconoscimento dei diritti LGBTQI.

Il prossimo 28 giugno la seconda edizione del Sardegna Pride verrà ospitata dalla Città di Alghero e quest’anno, per la prima volta, l’evento è stato sostenuto da numerose amministrazioni comunali, dalla presidenza del consiglio regionale e per la prima volta dal presidente della Regione Sardegna nella persona di Francesco Pigliaru.

Una società che finalmente, in maniera compatta e unita, percepisce e sostiene, con forza, la svolta culturale per costruire un luogo di convivenza libero dai tabù sociali dell’orientamento sessuale, è una società che prepara le fondamenta per una convivenza felice tra i suoi cittadini. Troppo a lungo abbiamo subito e alimentato la leva del giudizio sociale per chi non si è adeguato all’omologazione, all’eterosessualità istituzionalizzata, ignari della reale portata politica e culturale di un condizionamento simile.

Una cultura che ha portato alla costruzione di un modello di convivenza maschilista e prevaricatore, che ha relegato non solo gli omossessuali, ma perfino le donne, ad un senso di inadeguatezza, di tristezza esistenziale e di non partecipazione che ha condotto ad un ineluttabile inaridimento della forza vitale di un’intera società, che oggi torna a potersi dire, finalmente, una società civile.

In tanti Stati del mondo, il reato di omosessualità è punito con la pena di morte. Non c’è cosa peggiore, per l’essere umano, del giudizio sulla sua stessa natura. Non c’è nulla di più triste ed arido, per una società civile, che e il confinamento dell’amore a una norma di legge che ne definisca i limiti e le pene giudiziali. Non c’è nulla di meno politico che la considerazione del concetto di peccato nella costruzione di una società responsabile ed etica.

Il Sardegna Pride sarà una manifestazione colorata, provocatoria e liberatoria, come è normale e giusto che sia, perchè è nella provocazione gioiosa e nella festa che si creano i presupposti per l’ascolto, la riflessione e la sintesi politica. Una provocazione che desidera contaminare di felicità e di liberazione il pensiero comune e che necessariamente deve convincere la politica e le sue istituzioni a formulare le giuste leggi per il riconoscimento dei diritti delle coppie omosessuali e per il riconoscimento della loro dignità di individui sociali, politici, liberi e dunque vivi.

iRS ribadisce il suo impegno nella difesa dei diritti civili, auspicando per la società sarda quel progresso sociale che è ormai inarrestabile nel resto dell’Europa, che riconosca a gay e lesbiche il diritto di vivere l’amore nel pieno delle sue sfumature, del diritto alla felicità e alla propria insindacabile identità .

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