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Fondi ai gruppi. Sel e “sovranisti” si rimangiano il domani.

(IlMinuto) – Cagliari, 8 ottobre – Ondata di polemiche dopo la proposta di legge (n. 114 del 25 settembre) presentata all’attenzione del Consiglio della RAS da parte di 16 consiglieri. L’oggetto, “Modifiche e integrazioni alla legge regionale 9 gennaio 2014, n. 2″, fa riferimento alla legge regionale promulgata sull’onda delle polemiche per le maxi inchieste sui fondi ai gruppi consiliari, i quali avevano portato alla luce una visione diffusamente privatistica della politica regionale.

L’art. 9 stabilisce che il personale dai gruppi vada scelto nei ruoli regionali e trasferito in regime “di comando”, senza nuovi stipendi da pagare. I sedici consiglieri chiedono un allentamento del vincolo con la possibilità di poter assumere “personale con contratti di lavoro di natura privatistica a tempo determinato e conferire incarichi di consulenza [...] mediante contratti di lavoro autonomo per prestazioni d’opera intellettuale aventi per oggetto consulenze, ricerche, attività di comunicazione”.

L’andazzo da gennaio a oggi ricorda un po’ il gioco delle tre carte di un paio d’anni fa. Nel 2012, nella notte del 12 giugno 2012, Andrea Biancareddu (Udc), Giuseppe Cuccu (Pd), Nello Cappai (Udc) ed Eugenio Murgioni (Pdl) presentarono a sorpresa un emendamento che mitigava le indicazioni referendarie. Il 14 giugno 2012 La Nuova Sardegna riportava: “la norma, approvata nella notte all’unanimità, non tocca le spese di segreteria e cancelleria, quelle per i cosiddetti «portaborse», confermate a 3.352 euro. La cifra è rimasta la stessa dal 2003. A conti fatti, i consiglieri non sosterranno particolari «sacrifici», come dimostra il confronto fra gli importi del 2003 e quelli attuali”.

Oggi la situazione è nettamente più grave in quanto nel frattempo, oltre agli scandali sui fondi ai gruppi, si è imbastita una pericolosa opera di propaganda che appone l’etichetta di “costi della politica” un po’ ovunque e in modo distorto. Si è progressivamente convinta la popolazione che ridurre i rappresentanti sardi in Consiglio (da 80 a 60) e approvare una legge elettorale che priva un’ampia parte della Sardegna di rappresentanza democratica, fossero i modi per annientare la famosa “casta” che si andava, manco a dirlo, a rieleggere. Si vedano in particolare i casi di Gallura e l’Ogliastra che con oltre 200.000 abitanti, contano complessivamente su tre rappresentanti.

Rispetto agli anni passati, oltre che utilizzare le lotte su privilegi e furberie varie in modo strumentale e mistificatorio, oggi la novità è che questa demagogia legittima una pericolosa riduzione della rappresentanza delle comunità. Un’ottica accentratrice che investe la Sardegna su mille fronti, da quello istituzionale a quello sanitario, diretta emanazione delle linee di governo Renzi.

Rimane il fatto, inequivocabile, che con facilità vengono riabilitati i tagli e i vincoli al fine combattere (teoricamente) il clientelismo, mentre i deficit democratici accumulati in Sardegna rimangono, così come la classe dirigente che su questi basa la propria carriera, economica prima che politica.

Questi i firmatari della proposta di legge odierna.
Tra parentesi lista di riferimento alle ultime elezioni e candidato governatore sostenuto.

- Eugenio Lai (SEL, Pigliaru) – Vicepresidente del Consiglio

- Roberto Desini (Centro Democratico, Pigliaru)

- Daniele Cocco Secondo (SEL, Pigliaru)

- Luca Pizzuto (SEL, Pigliaru)

- Francesco Agus (SEL, Pigliaru)

- Alessandro Unali (Sinistra Sarda, Pigliaru)

- Paolo Flavio Zedda (Rossomori, Pigliaru)

- Pier Mario Manca (Partito dei Sardi, Pigliaru)

- Augusto Cherchi (Partito dei Comunisti italiani, Pigliaru)

- Efisio Arbau (La Base, Pigliaru)

- Michele Azara (Italia dei Valori, Pigliaru)

- Mondo Perra (Partito socialista italiano, Pigliaru)

- Giorgio Oppi (UDC, Cappellacci)

- Giuseppino Pinna (UDC, Cappellacci)

- Gavino Sale (IRS, Pigliaru)

- Gaetano Ledda (Unione popolare cristiana, Pigliaru)

L.P.

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