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Macomer. Inceneritore Tossilo: tocchi di verde e aspetti umani.

(IlMinuto) – Cagliari, 3 ottobre – Si è tenuta oggi a Macomer l’attesa presentazione del progetto per il revamping da 60 mila tonnellate di rifiuti l’anno da realizzarsi a Tossilo, zona industriale di Macomer, in sostituzione delle due vecchie linee di smaltimento ormai obsolete.

L’incontro è stato aperto dall’ingegnere del SAVI per la RAS, Servizio della sostenibilità ambientale, valutazione impatti e sistemi informativi ambientali. Successivamente, come prevedibile, le ragioni forti da parte della Tossilo S.p.A, società di proprietà quasi esclusiva del Consorzio Industriale di Tossilo, hanno riguardato le ricadute occupazionali, il risparmio energetico e la maggiore efficienza derivanti dalla produzione elettrica tramite incenerimento. Oltretutto, secondo i proponenti il progetto porta con se anche un aspetto umano dato dato dal fatto che progettisti e ingegneri lavorerebbero in loco a stretto contatto con gli operai.

Le critiche e gli interventi dei presenti hanno toccato a 360° il l’impatto sul territorio, tra cui il disincentivo implicito costituito dall’investimento (40 milioni di euro) all’intraprendere realmente cicli di riciclo-compostaggio, ovvero un approccio moderno e non speculativo verso i rifiuti e le buone pratiche di rispetto ambientale come la differenziazione, il compostaggio, il riuso e il riciclo. Dalle problematiche sanitarie, ampiamente note e documentate in letteratura circa l’incenerimento e portate avanti in primis dall’ISDE, alle diseconomie del tessuto produttivo: la presenza stessa dell’impianto precluderebbe automaticamente, come naturale che sia, la possibilità di certificazioni biologiche per allevamenti e coltivazioni.

E poi la questione energetica, con i più volte richiamati CiP6 che identificano come “rinnovabile” l’incenerimento dei rifiuti; una contraddizione in termini che nasconde – dietro parole come sostenibilità e efficienza – un’ampio mondo di speculatori ai quali fanno gola i miliardi che ogni anno vengono erogati dallo Stato a favore delle produzioni “sostenibili” incentivate (pagate dai cittadini stessi in bolletta). Produzioni che non sarebbero affatto sostenibili, da un punto di vista finanziario e ambientale, come riportato dal Disegno di Legge regionale della scorsa legislatura. “L’incenerimento dei rifiuti è considerata la tecnologia di gestione dei rifiuti che ha il più alto impatto ambientale, il maggior spreco di materiali riutilizzabili, i più alti costi di costruzione ed esercizio, i più lunghi tempi di messa in opera, il minor bisogno di manodopera. In Italia gli inceneritori sono finanziati con soldi pubblici in quanto equiparati alle energie rinnovabili (7 per cento della bolletta ENEL), ma, senza i contributi pubblici, gli inceneritori non sarebbero economici e quindi non verrebbero costruiti”. Tale disegno recava la firma anche dell’attuale Assessore ai Lavori Pubblici, Paolo Maninchedda.

La produzione energetica della Sardegna è, allo stato attuale, superiore al proprio fabbisogno. Di contro, la priorità assoluta è quella di investire nel progressivo superamento della dipendenza da idrocarburi e fermare la pratica devastanti di incenerimento e regimi di assimilazione, oltreché investire parallelamente su ripristino e bonifica reale di decine di migliaia di ettari di territorio sardo fortemente compromessi.

In questa vecchia logica viene meno qualsiasi interesse al riciclo, alla differenziazione, tagliando le gambe ad ogni nuova direttrice di sviluppo e miglioramento reale delle condizioni di vita delle comunità strettamente interessate e della Nazione sarda tutta.

Lo ha detto chiaramente Franca Battelli (Comitato Non Bruciamoci il Futuro): “Le proposte alternative non sono state prese in considerazione. Avremo potuto realizzare, a costi inferiori, ben 2 degli impianti proposti dal comitato in questi 4 anni. Per ciascuno degli impianti alternativi occorreva un anno e mezzo di realizzazione, contro i 4/5 dell’inceneritore”.

Basterà tinteggiare di verde le parenti dell’impianto – come dichiarato dai proponenti – per convincere il SAVI circa la sostenibilità ambientale del progetto?

L.P.

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