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Inchiesta Galsi. Pili-Soru-Cappellacci: Viva il metanodotto! Seconda puntata

(IlMinuto) – Cagliari, 15 ottobre – L’anaconda d’acciaio continua a strisciare e si avvicina alle coste sarde. Nei giorni scorsi il sottosegretario allo Sviluppo economico, Stefano Saglia, rispondendo ad una interrogazione del parlamentare sardo Mauro Pili, ha infatti assicurato che si procederà subito alla “convocazione della conferenza di servizi finale per l’avvio del metanodotto, con disponibilità ad accogliere i rilievi fondati degli enti sul percorso del metanodotto, la determinazione a realizzare nel più breve tempo possibile un’opera strategica per la Sardegna e l’intero paese”. Per Mauro Pili il Galsi è infatti “un’opera decisiva per la Sardegna e per i sardi. Chi parla di servitù non sa di cosa parla e così facendo avalla gli interessi delle compagnie petrolifere a scapito della nostra regione”. Nessuna servitù? Eppure il Gasdotto Algeria Sardegna Italia attraverserà l’Isola per 272 chilometri, da Porto Botte ad Olbia, con fasce di asservimento di 40 metri. Saranno occupati circa 30 milioni di metri quadri di territorio dell’Isola passando attraverso zone costiere, siti archeologici, fiumi, campi agricoli e pascoli. Ma non a caso Pili è il primo difensore del gasdotto destinato a pompare 8 miliardi di metri cubi di metano all’anno. Il parlamentare Pdl può in un certo senso esserne considerato il padre. Le prime carte risalgono addirittura a dieci anni fa: nel 2001 la Giunta di centrodestra presieduta da Mauro Pili approvò una delibera che propose una “Seconda linea di adduzione metanifera Sardegna – Corsica – Italia – Francia”. Il 25 febbraio del 2003 nasce a Cagliari, nella sede della Regione Sardegna, la società Galsi, acronimo di Gasdotto Algeria Sardegna Italia. A firmare l’accordo che dà ufficialmente il via all’operazione furono il Ministro algerino Kelil e l’allora Presidente della Regione Pili. Nacque un consorzio societario con un capitale di 10 milioni di euro con la partecipazione di Sonatrach 41,6%, Edison 20,8%, Enel 15,6%, Sfirs-Regione Sardegna 11,6%, Gruppo Hera 10,4%. Qualche anno dopo si inserì nel progetto anche la Snam. Ma sui proprietari del Galsi ritorneremo più avanti nell’inchiesta. Nel 2007 il centrosinistra sardo e italiano raccolse l’eredità di Mauro Pili: il 14 novembre di quattro anni fa, ad Alghero, il presidente del Consiglio Romano Prodi e il presidente algerino Bouteflika firmarono l’accordo fra i due governi. Lo stesso giorno fu sottoscritta l’intesa fra l’algerina Sonatrach e la Sfirs (Società Finanziaria Regione Sardegna). L’entusiasmo di Renato Soru fu confermato a chiare lettere anche nel corso della campagna elettorale del gennaio 2009. “Questa – dichiarò Renato Soru alla Nuova Sardegna in un articolo firmato da Piero Mannironi – è per la Sardegna una grande opportunità. Perché finalmente sarà disponibile per le industrie energivore, come quelle del polo di Portovesme, una fonte energetica a basso costo e scarsamente inquinante e soprattutto perché questo significherà una nuova sicurezza per il mondo del lavoro. Tra l’altro non ci sarà alcun impatto ambientale, perché la pipeline sarà posata tre metri sottoterra”. Anche Ugo Cappellacci la pensa allo stesso modo. Per l’attuale Presidente della Regione il gasdotto è “opera strategica”. Il progetto – si legge in un messaggio al convegno “Il Gasdotto Galsi: nuova energia per la Sardegna” del settembre 2009 – “ha una valenza strategica, perché si inserisce nel contesto della cooperazione internazionale, unica strada con cui si possono oggi affrontare le sfide delle grandi reti e sistemi”. (Continua)

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