Industria sarda: un declino che viene da lontano. Breve viaggio nella "crisi prima della crisi". Da Unilever ad Alcoa

20 Febbraio 2010
(IlMinuto) – Cagliari, 20 febbraio - Nel 2009 in Italia il fatturato dell'industria è crollato del 18,7 per cento rispetto all'anno precedente ed è stato registrato un calo degli ordinativi del 22,4 % (dati Istat). Un record negativo assoluto per l'economia italiana. Al di là di tutte le chiacchiere e considerazioni questi numeri rivelano tutto l'impatto della crisi sull'apparato industriale italiano e della Sardegna, con i casi "simbolo" della Alcoa e della Vinyls.
Le radici del declino dell'industria sarda non risalgono però al 2008 o al 2009, agli sconvolgimenti causati dal crollo dei titoli "tossici" legati ai mutui subprime. Quello che vive la Sardegna è il fallimento di un modello di sviluppo estraneo e calato dall'alto, un modello spazzato via dalle ferree leggi del capitalismo e della globalizzazione. Solo negli ultimi cinque o sei anni sono stati tantissimi i lavoratori sardi vittime dei meccanismi dell'economia internazionale: i 600 operai del tessile della Legler (i cui stabilimenti sembrano ora essere nel mirino dei russi), i 67 lavoratori della Unilever di Cagliari (con centinaia di persone coinvolte nell'attività dell'indotto), le donne della Compau di Marrubiu (fabbrica che produce componenti per automobili).
Solo tre esempi, tre emergenze tamponate dal ricorso agli ammortizzatori sociali, tre punti sulla mappa della crisi dell'industria della Sardegna. Una mappa che, secondo Mario Medde della Cisl, riguarda circa 700 imprese, piccole e grandi dislocate in tutto il territorio della Sardegna. Fabbriche modello come la Unilever Cagliari sono state sacrificate in nome della rincorsa al profitto e della delocalizzazione produttiva.
Certo la crisi internazionale ha contribuito ad aggravare, e non di poco, una situazione già compromessa. Nel 2008, in Sardegna, il ricorso alla cassa integrazione è aumentato del 170 per cento. Nel 2009 il tasso di disoccupazione è arrivato a toccare la punta del 14,1 per cento. “La crisi attuale - osservava qualche mese fa a Cagliari l'economista marxista Gianfranco La Grassa - è la più grave dal dopoguerra e porterà nei prossimi decenni a una profonda trasformazione della società. E pensare che fino a poco più di un anno fa gli 'esperti' e le 'autorità' continuavano a snobbare la crisi in arrivo. Non sarebbe troppo grave, se essi stessi ammettessero l’impossibilità di previsioni meno che approssimative”. Fare previsioni è difficile, ma la risposta ai bisogni dei 50mila disoccupati sardi con meno di 36 anni non potrà sicuramente venire da un rilancio puro e semplice dell'apparato industriale né, tanto meno, dalla promessa di posti di lavoro in cambio di "stupri" nucleari dell'Isola.   
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