Scrivere ‘Savoia come i maiali’ non è reato. Il Tribunale di Cagliari assolve Cumpostu. Il leader indipendentista: ‘Azione politica’
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(IlMinuto) – Cagliari, 30 settembre - "Il giudice ha saputo leggere con attenzione i fatti capendo che la nostra era una azione strettamente politica". Con queste parole il leader di Sardigna Natzione Indipendentzia, Bustianu Cumpostu, ha commentato la sentenza del Tribunale ordinario di Cagliari che questa mattina lo ha assolto "per la particolare tenuità del fatto". Cumpostu aveva infatti presentato ricorso contro il decreto penale che lo aveva condannato a 10 giorni di carcere o al pagamento di 400 euro per avere scritto, nel 2006, "Savoia zenia de porcos" sul basamento della statua di Carlo Felice in piazza Jenne, a Cagliari. Un'azione politica in risposta alle frasi offensive pronunciate l'anno prima da Vittorio Emanuele di Savoia nei confronti dei sardi (“Sono capre”, “puzzano e basta”).
Con l'ausilio di un traduttore, Bustianu Cumpostu - difeso dall'avvocato Pier Gavino Paolini - ha presentato le sue ragioni in sardo.
"In quel momento - ha spiegato Cumpostu al giudice per l'udienza preliminare Altieri - abbiamo interpretato lo sdegno di tutto il popolo sardo contro le parole di Vittorio Emanuele di Savoia"."Cumpostu - ha precisato l'avvocato Paolini - non è il tipo da andare ad imbrattare i muri. La frase era stata scritta con una vernice cancellabile, con l'intenzione ripulire il basamento dopo 10 giorni".
In ogni caso, il leader indipendentista non avrebbe mai accettato di pagare la multa. "Non posso pagare allo stato italiano - ha detto - una sanzione per un pasticcio fatto su quello che, in un modo o nell'altro, è un bene monumentale della Sardegna. La multa mi deve essere comminata dallo stato sardo".
Il coordinatore di Sni lascia il Tribunale di piazza Repubblica con due parole dedicata ai "reali". "I Savoia qui più che puzza di caproni hanno lasciato puzza di sangue", ha affermato Cumpostu ricordando "le teste dei patrioti appese all'entrata di Sassari".
Con l'ausilio di un traduttore, Bustianu Cumpostu - difeso dall'avvocato Pier Gavino Paolini - ha presentato le sue ragioni in sardo.
"In quel momento - ha spiegato Cumpostu al giudice per l'udienza preliminare Altieri - abbiamo interpretato lo sdegno di tutto il popolo sardo contro le parole di Vittorio Emanuele di Savoia"."Cumpostu - ha precisato l'avvocato Paolini - non è il tipo da andare ad imbrattare i muri. La frase era stata scritta con una vernice cancellabile, con l'intenzione ripulire il basamento dopo 10 giorni".
In ogni caso, il leader indipendentista non avrebbe mai accettato di pagare la multa. "Non posso pagare allo stato italiano - ha detto - una sanzione per un pasticcio fatto su quello che, in un modo o nell'altro, è un bene monumentale della Sardegna. La multa mi deve essere comminata dallo stato sardo".
Il coordinatore di Sni lascia il Tribunale di piazza Repubblica con due parole dedicata ai "reali". "I Savoia qui più che puzza di caproni hanno lasciato puzza di sangue", ha affermato Cumpostu ricordando "le teste dei patrioti appese all'entrata di Sassari".
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