Trasporti, a Manca pro s'Indipendentzia: "L'Italia cancella le ferrovie sarde"
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(IlMinuto) – Cagliari, 10 dicembre - "Le ferrovie sarde vengono cancellate. L’Italia se ne va". Così il Direttivo politico nazionale di aMpI commenta la cancellazione della voce "Sardegna" dall'aggiornamento del contratto di servizio Stato-Ferrovie 2009-2011.
"Spariti - spiega l'organizzazione della sinistra indipendentista - i fondi previsti per la velocizzazione del percorso dei treni fra San Gavino, Sassari e Olbia (607 milioni di euro). Scomparsi i circa 23 milioni previsti per il potenziamento della tratta ferroviaria Cagliari-Oristano. Spariti anche i 50 milioni destinati allo sviluppo della flotta navale che avrebbe dovuto combinare il trasporto marittimo e ferroviario". Secondo il direttivo di a Manca pro s'Indipendentzia il taglio di queste risorse equivale al ritiro dello "stato centrale" dall'Isola.
"L’Italia - scrive aMpI - smantella i pochi servizi erogati e rimane solo sotto forma di presenza coloniale [...]. Noi pensiamo che davanti a questo trattamento il popolo sardo debba fare una scelta netta e inderogabile. O allungare con ancora più insistenza la mano con il piattino dell’elemosina o rendersi conto che è necessario rompere con l’Italia, con l’italianismo e con i partiti italiani e avviare un processo di decolonizzazione centrato su una vera e propria opera di ricostruzione nazionale".
"Spariti - spiega l'organizzazione della sinistra indipendentista - i fondi previsti per la velocizzazione del percorso dei treni fra San Gavino, Sassari e Olbia (607 milioni di euro). Scomparsi i circa 23 milioni previsti per il potenziamento della tratta ferroviaria Cagliari-Oristano. Spariti anche i 50 milioni destinati allo sviluppo della flotta navale che avrebbe dovuto combinare il trasporto marittimo e ferroviario". Secondo il direttivo di a Manca pro s'Indipendentzia il taglio di queste risorse equivale al ritiro dello "stato centrale" dall'Isola.
"L’Italia - scrive aMpI - smantella i pochi servizi erogati e rimane solo sotto forma di presenza coloniale [...]. Noi pensiamo che davanti a questo trattamento il popolo sardo debba fare una scelta netta e inderogabile. O allungare con ancora più insistenza la mano con il piattino dell’elemosina o rendersi conto che è necessario rompere con l’Italia, con l’italianismo e con i partiti italiani e avviare un processo di decolonizzazione centrato su una vera e propria opera di ricostruzione nazionale".
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