Scuola: documento votato e approvato a maggioranza dal Collegio dei Docenti del "Primo Levi"

5 Febbraio 2013

Le proposte del governo sull’aumento dell’orario di lavoro degli insegnanti, i tagli ai finanziamenti e la proposta di un Ddl (Ghizzoni ex Aprea) che, se approvato, ridurrebbe la sovranità degli organi collegiali e il ruolo della Scuola pubblica, hanno prodotto riflessioni e discussioni in numerosi Istituti italiani e fra i docenti di questo Istituto.

A tale scopo si è pensato di attivare uno spazio di dialogo aperto all’interno dell’Istituto "Primo Levi", al quale hanno partecipato diverse decine di docenti.

Nella convinzione che sia necessario ribadire anche all’esterno l’importanza del nostro ruolo istituzionale, educativo e formativo, nella speranza che possa rappresentare un primo passo verso una discussione più ampia, articolata e partecipata all’interno del nostro Istituto e della nostra categoria, è stato elaborato il seguente documento e sottoposto all’attenzione di tutti i docenti perché possa essere condiviso e sottoscritto da tutti i colleghi del nostro Istituto.

La Scuola pubblica attraversa un periodo estremamente delicato e, dopo 15 anni di politiche e tagli indiscriminati, rischia di non poter assolvere ai compiti che la Costituzione italiana le attribuisce.

La politica dissennata adottata negli ultimi decenni che non riconosce l’importanza storica e attuale della Scuola pubblica italiana e la sua funzione sociale, ha portato a una riduzione del servizio d’istruzione.

Si è giunti, infatti, alla sua riduzione nelle aree marginali del Paese, con un peggioramento progressivo generale della qualità della didattica, una crescente frustrazione dei lavoratori della scuola, ridotti di numero, impoveriti dal blocco dei contratti, sempre più marginalizzati e precarizzati nella loro funzione sociale, infine irrisi da arroganti e improvvide esternazioni ministeriali.

Gli ordinamenti scolastici, a partire dalla mancata riforma Berlinguer dei cicli, fino alle riforme Moratti e Gelmini, hanno coinvolto la Scuola italiana in un meccanismo di destrutturazione del suo ruolo sociale con l’introduzione di modelli didattici mutuati da contesti storici e culturali molto lontani dai nostri che, nella realtà, hanno nascosto l’intenzione di ridurre lo spazio e dell’importanza dell’Istruzione Pubblica vista solamente in un’ottica puramente contabile di riduzione della spesa dello Stato.

L’idea di entrare ora nel merito di tale discussione, può apparire intempestiva, considerata la crisi di governo in atto, o addirittura illusoria, vista la profonda crisi economica.

Ma l’iniziativa che s’intende portare avanti non vuole essere puramente sindacale, ma ambirebbe a essere qualcosa di più: la Scuola deve ritornare al centro del progetto di sviluppo del Paese.

Proprio in considerazione della realtà nazionale e regionale, caratterizzata da una profonda e strutturale crisi economica, da una grande difficoltà a reggere la competizione internazionale, da una vera e propria deindustrializzazione accelerata, si ritiene che un’inversione di rotta non possa che partire da una nuova politica dell’istruzione.

Una scuola moderna ed efficiente non è una conseguenza dello sviluppo di uno Stato, ma piuttosto ne è una premessa indispensabile.

In particolar modo l’Istruzione Tecnica, che da sempre è stata volano della crescita economica del Paese, deve tornare ad essere il fulcro del nostro sistema produttivo.

Si ritiene, quindi, che proprio in questo momento di crisi storica e di ricambio di governo, le forze politiche e sociali debbano riportare la Scuola al centro del dibattito politico e programmatico con proposte lungimiranti e nuovi investimenti a breve e medio termine.

Le risorse per rilanciare la Scuola pubblica siano ricavate dal taglio delle spese militari.

Questo documento è stato presentato e letto al Collegio dei Docenti del "Primo Levi" di Mercoledì 30 Gennaio 2013, e poi integrato dell'ultima riga è stato votato ed approvato a maggioranza.

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