L'Acqua delle Miniere Nebida: il racconto di un paesaggio minerario
Il nome di battesimo è Acqua delle Miniere Nebida, un progetto nato dall'ingegno di Elena Dicuonzo in seguito all'incontro con il paesaggio minerario e i minatori di Nebida. Un'idea che racconta la bellezza di un luogo attraverso un profumo che vuole catturarne le essenze aromatiche e che narra la sua memoria storica tramite il suo packaging.
Oggi la Redazione de Il Minuto notizie mediterranee ha deciso di intervistare la “madre” di questa fragranza, che ha lo scopo di essere il trampolino di lancio per la valorizzazione del luogo.
Come nasce l'idea di creare l'Acqua delle Miniere Nebida?
L'idea dell'Acqua delle Miniere Nebida è nata quando il mio sguardo ha incontrato la bellezza del paesaggio minerario e marino, che fa da cornice a questo lembo di terra del sud della Sardegna.
Già nella salita verso il villaggio minerario, curva dopo curva, percorrendo la passeggiata del belvedere, tra le sonorità e i profumi della natura, ho pensato a quanto sarebbe stato bello per un visitatore riuscire a portare a casa un po' del paesaggio olfattivo di questo luogo magico. Un luogo di cui si parla ancora troppo poco... Un territorio dalla natura selvaggia, che conquista per la sua bellezza ruvida e che,secondo me, ha proprio bisogno di lasciare sulla pelle e nell'anima il proprio nome. Da qui l'Acqua delle Miniere Nebida.
Quanto l'incontro con il paesaggio minerario ha influenzato la Sua creatività?
Il paesaggio minerario ha senza dubbio influenzato moltissimo il mio progetto creativo. Lo dimostra la creazione di un packaging a forma di lanterna in PLA (mais biodegradabile ecosostenibile) nei colori verde azzurro e color roccia. La lanterna contiene il flacone di profumo 100 ml (eau de parfum). La piramide olfattiva che ho utilizzato richiama gli odori della macchia mediterranea di Sardegna. La mia lanterna in PLA, quindi, incontra la storica lanterna a carburo delle miniere dando vita a una fusione perfetta tra passato e presente.
Devo dire che la lanterna, strumento fondamentale del lavoro del minatore, è stata la leva indispensabile del mio progetto creativo. Non è tutto: anche l'incontro con i minatori è stato fondamentale per la mia idea, i loro racconti fatti di fratellanza e solidarietà hanno rappresentato motivo importante di riflessione, una spinta a voler dare anche il mio contributo alla valorizzazione del territorio.
Il contatto diretto con le persone che si occupano del sito minerario ha dato forza alla Sua idea?
Ho avuto la fortuna di conoscere alcuni minatori e i loro figli ai quali brillano gli occhi per i ricordi fatti di Miniera e del ritorno a casa dei loro padri. E pensare che questo territorio non viene nominato e valorizzato quanto dovrebbe, o almeno quanto Masua Porto Flavia!
C'è da dire che appena ho raccontato la mia idea per valorizzare Nebida e far sì che non sia solo un luogo di passaggio, “i miei minatori” - oramai li chiamo così – dopo essersi confrontati hanno accolto con entusiasmo il mio progetto. Lo hanno fatto per amor di Miniera e dei colleghi che non ci sono più. Ogni minatore ha iniziato a seguire con passione quest'idea ambiziosa, che, devo dire, merita la giusta attenzione nel territorio e nel Comune.
Aggiungo che i minatori sono il motore dell'Associazione Minatori Nebida ETS, che si occupa del Museo ubicato in via Sandro Pertini 18 a Nebida, dove si trovano i reperti storici del lavoro minerario e i libri scritti direttamente dagli stessi. In questo luogo magico mi hanno accolto fraternamente e il 26 aprile scorso abbiamo presentato il mio progetto alle istituzioni con libero accesso a tutta la cittadinanza. Hanno presenziato diverse figure istituzionali: il vicesindaco di Iglesias Francesco Melis e il direttore del Parco Geominerario Storico Ambientale della Sardegna, Dottor Fabrizio Atzori.
La valorizzazione del luogo è al centro del suo progetto. In che modo l'Acqua di Nebida contribuirà a quest'obiettivo?
L'obiettivo è semplice. Con i suoi introiti l'acqua delle miniere NEBIDA vuole contribuire al lavoro delle due associazioni che si occupano del territorio: Verde Azzurro Pan di Zucchero e Associazione Minatori Nebida ETS. La prima associazione si occupa della cura dei sentieri e della cartellonistica, contribuendo alla sicurezza del visitatore. La seconda associazione si occupa di cultura e ha lo scopo di preservare e divulgare la memoria storica.
Il mio progetto, dunque, è sensibilizzare il forestiero. Non solo, l'idea potrebbe ingrandirsi con altre proposte: mi viene in mente la realizzazione di murales a tema minerario dall'inizio alla fine del paese. Ancora, un'altra iniziativa potrebbe essere quella di dare un colore identificativo alle ringhiere del Belvedere, magari un verde/azzurro che valorizzando il luogo faccia parlare del villaggio. Oppure si potrebbe dare un'impronta identificativa, così come hanno fatto a Iglesias con gli ombrelli sospesi oppure a Domusnovas con i centrini fatti a mano. A Nebida, per esempio, si potrebbero appendere i setacci delle cernitrici.
Ad oggi le due associazioni che tempo fa hanno realizzato il sentiero che sale alla croce del Belvedere hanno ricevuto un mio piccolo contributo: il sentiero è stato migliorato con il posizionamento di lampade solari che illuminano il percorso notturno.
Progetti per il futuro?
In futuro andrà in stampa un giornalino da colorare per i più piccoli. Per me il futuro sono i bambini che non devono dimenticare il passato. Naturalmente, il giornalino verrà creato a mano a disegno libero interamente da me.
Inoltre, ho l'idea di aprire un punto di divulgazione ben visibile su strada, un centro che stimoli la curiosità e possa essere un luogo informativo dove reperire brochure e depliant del territorio. Il tutto con la speranza di una collaborazione con il Parco Geominerario, Iglesiasturismo e altre istituzioni. Nel centro sarà possibile anche acquistare oggetti-ricordo di Nebida e i libri sulla miniera. Il nome lo abbiamo già: il Borgo dei Minatori. Io e i miei minatori siamo una squadra, ma molti dicono una famiglia.
Poi il Futuro lo faremo tutti insieme!