Speculazione energetica nella Nurra, il Comitadu pro sa Nurra lancia l’allarme e diffida le istituzioni
La sub-regione storica della Nurra si trova ad affrontare una fase di estrema vulnerabilità, vittima di un assalto speculativo senza precedenti. In un documento formale di denuncia e diffida, datato 19 giugno 2026 e indirizzato alla Città Metropolitana di Sassari e ai comuni dell'area nord-occidentale, il Comitadu pro sa Nurra ha acceso i riflettori su circa 50 progetti per impianti industriali eolici, fotovoltaici e agrivoltaici attualmente al vaglio del Ministero dell'Ambiente. La Nurra non è un semplice terreno su cui costruire, ma una terra sotto assedio. Gli attivisti non usano mezzi termini: quella che si sta consumando è una vera e propria colonizzazione energetica, orchestrata da fondi di investimento e poteri industriali che, dietro l'alibi di una transizione ecologica, rischiano di cancellare per sempre l'anima rurale e le radici archeologiche di questo territorio. Il cuore della loro protesta nasce da un allarme scientifico preciso, basato sulla fragilità estrema di una zona già segnata dal progetto europeo MEDALUS come ad alto rischio di desertificazione, un ecosistema che non può sopportare l'impatto violento di questa invasione industriale senza spezzarsi definitivamente.
Il Comitato punta il dito anche contro un paradosso economico che ha dell'incredibile. La Sardegna produce già oggi molta più energia di quanta ne consumi, finendo per esportarne gran parte oltre Tirreno. Eppure, nonostante questa sovrapproduzione, il sistema si avvita in un cortocircuito continuo: quando la rete non regge il carico, il gestore è costretto a imporre il taglio della produzione. Ed è qui che scatta la beffa per i cittadini. Mentre l'energia viene sprecata, le multinazionali continuano a incassare incentivi statali blindati, protette da ogni rischio commerciale. Il risultato è un sistema che scarica direttamente sulle nostre bollette il costo di una transizione che arricchisce i privati, senza liberare l'isola dalla dipendenza dal fossile. Il Comitadu pro sa Nurra contesta duramente l'inerzia delle amministrazioni locali, in particolare del Comune e della Città Metropolitana di Sassari. Nel mirino finiscono sia il ricorso ad alibi burocratici legati alla normativa regionale, sia la passività di fronte alla recente delibera della Giunta regionale che ha integrato il Piano sulle "Zone di Accelerazione" per le rinnovabili. Il timore espresso è che, senza una ferma opposizione istituzionale, le aree industriali di Porto Torres e Truncu Reale vengano definitivamente compromesse, sottraendo suoli preziosi alle necessarie bonifiche ambientali e precludendo lo sviluppo di attività manifatturiere o legate all'economia del mare.
Al posto di questo modello estrattivo, il Comitato mette sul tavolo una visione radicalmente diversa: un piano di rinascita che riparte dall'identità profonda della nostra isola. L'idea è quella di un "hub agro-tecnologico" capace di coniugare innovazione e tradizione. Si punta al rilancio della filiera del grano duro di qualità, stringendo un legame indissolubile con l'Università di Sassari, in particolare con i dipartimenti di Agraria e Veterinaria, per trasformare la Nurra in un laboratorio di eccellenza. Non solo: il progetto esige la tutela immediata dell'inestimabile patrimonio archeologico della Sardegna, valorizzando le radici storiche dell'isola come motore di un turismo sostenibile e consapevole.
Le richieste che arrivano alle istituzioni, però, non lasciano spazio a tentennamenti. Il Comitadu pro sa Nurra esige l'attivazione immediata di varianti d'urgenza ai piani urbanistici, mettendo un freno definitivo all'invasione di impianti industriali nelle aree agricole. Si chiede un'opposizione ferma in ogni singola istruttoria di valutazione ambientale e, soprattutto, totale trasparenza sulle osservazioni presentate per le "Zone di Accelerazione". Con questo appello, il Comitato non si limita a difendere un pezzo di Sardegna, ma traccia una linea rossa: la salvaguardia della Nurra non è una battaglia di parte, ma un dovere storico e un atto dovuto per proteggere il futuro socio-economico del Sassarese e di tutti i sardi.