Sventrare la Sardegna per alimentare il vuoto: il paradosso del metanodotto che nessuno vuole

L’Eurallumina è ferma da diciassette anni, ma per lo Stato è ancora il fulcro di un progetto da mezzo miliardo di euro
16 Luglio 2026
Sulcis

Mentre il Sulcis e l'entroterra sardo aspettano una strategia energetica degna di questo nome, il Ministero dell’Ambiente valuta il progetto di un metanodotto destinato a sventrare la Sardegna, dal centro dell'isola fino al polo industriale di Portovesme. Un’infrastruttura pensata per alimentare l’Eurallumina, stabilimento ormai spento dal 2009. Davanti a questa visione anacronistica, Italia Nostra Sardegna ha rotto gli indugi: ieri, a Cagliari, l’associazione ha depositato al Ministero un’osservazione formale per bloccare immediatamente la procedura di Valutazione di Impatto Ambientale.

Il paradosso è nero su bianco: il metanodotto doveva fungere da "ponte" per superare il carbone entro il 2028, ma il recente decreto legge 21/2026, prorogando l'uso del carbone fino al 2038, ha fatto crollare l'intero castello di carte. Nonostante Terna abbia confermato che l'opera non sia strategica per la sicurezza elettrica dell'isola il progetto avanza frammentato in lotti per evitare una valutazione d'impatto complessiva e più scomoda.

Italia Nostra non contesta solo la spesa di 540 milioni di euro, ma rilancia chiedendo l’"opzione zero": il blocco totale del progetto e la rinuncia definitiva all'opera. La domanda è brutale: perché continuare a sventrare il territorio per alimentare un deserto industriale, invece di costruire una strategia sostenibile che guardi finalmente ai reali bisogni dei sardi?

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