Sassari, oltre venti Paesi per "Paris in Paghe": il festival della convivenza all'ex Ma.Ter

Sabato 16 maggio gli spazi di via Zanfarino hanno ospitato la prima edizione della rassegna promossa da Gambia Society e Sa Domo de Totus, con il patrocinio del Comune di Sassari. Tra testimonianze, musica e cooperazione, le comunità migranti e la rete dell'accoglienza sarda si sono incontrate in occasione della Giornata ONU per il vivere insieme in pace
19 Maju 2026
Paris in Paghe

Promosso dalle associazioni Gambia Society e Sa Domo de Totus, con il patrocinio del Comune di Sassari che ha messo a disposizione gli spazi, il festival "Paris in Paghe" sabato 16 maggio ha celebrato la sua prima edizione nei locali dell'ex Ma.Ter di via Zanfarino. L'evento, nato in occasione della "Giornata Internazionale del Vivere Insieme in Pace" istituita dall'ONU, ha riunito i rappresentanti di oltre venti Paesi – dall’Africa all’Europa, dal Sud America all’Asia – insieme a numerose realtà sarde della rete di accoglienza SAI e Cas di Alghero, Porto Torres, Bonorva, Calangianus e Pagi, oltre alla comunità del Mali e all'associazione dei tutori volontari dei minori stranieri non accompagnati.

La sala conferenze si è trasformata per tutto il pomeriggio in un laboratorio di confronto concreto, aperto da una riflessione politica di Cristiano Sabino a nome degli organizzatori, che ha evidenziato come la parola pace sia diventata oggi un concetto scomodo in un contesto europeo dominato dagli stanziamenti per il riarmo e dalle logiche dell'industria bellica. A fare da anfitrione è stato il presidente della Gambia Society, Osman Fatty, che ha guidato un'experience di dialogo costruita attraverso la condivisione di storie, visioni, musica e cibo. I delegati delle diverse comunità – tra cui Sardegna, Gambia, Afghanistan, Mali, Etiopia, Brasile, Tunisia, Bangladesh, Cuba, Algeria e Ucraina – hanno raccontato le radici dei propri Paesi e i rispettivi percorsi di inserimento nei territori sardi, trasformando la manifestazione in uno spazio di conoscenza reciproca.

Il ritmo della giornata è stato scandito dai balli tradizionali e dalle musiche portate direttamente dalle comunità. Tra i momenti più significativi, il gesto simbolico del ballo in cerchio proposto da Marta Piras, vicepresidente dei tutori volontari, che ha richiamato la danza sarda come metafora di un'accoglienza aperta a tutti. Un approccio condiviso dagli operatori e dai beneficiari dei progetti territoriali; tra questi, Antonio Bruzzi del SAI di Alghero ha sottolineato il ruolo di chi opera quotidianamente a contatto con le ferite di chi fugge da guerre e carestie, ricordando che il cambiamento parte sempre dalle iniziative locali e dall'educazione. A riassumere lo spirito della manifestazione è stata infine la testimonianza di Madi, rappresentante della comunità maliana, attraverso un proverbio della sua cultura: «soltanto un dito non può sollevare tutto il grano». Una sintesi che restituisce il bilancio positivo di un festival capace di sottrarre il tema dell'accoglienza alla narrazione dell'emergenza per restituirlo alla dimensiona quotidiana del dialogo.

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