Tessere la pace": giovedì a Sassari l'arazzo collettivo contro la guerra
Le parole d'ordine sono pazienza, cura e impegno, da contrapporre alla logica distruttiva dei conflitti. Giovedì 28 maggio, dalle ore 18:00 alle 21:00, Piazza d'Italia a Sassari (di fronte alle scalinate della Prefettura) si trasformerà in un laboratorio a cielo aperto per l'evento "Tessere la Pace". L'iniziativa risponde all'appello nazionale "10, 100, 1000 Piazze di Donne per la Pace" e punta alla creazione di un grande arazzo collettivo. Il pezzo sardo partirà poi alla volta di Roma, dove il prossimo 21 giugno si unirà alle creazioni provenienti da tutta la penisola sulla scalinata del Campidoglio.
La manifestazione è una vera e propria chiamata alle armi pacifiche rivolta a comitati, associazioni e singoli cittadini. L'invito degli organizzatori è di portare con sé una "tessera" di tessuto di 60×60 centimetri: può trattarsi di un lavoro a maglia, un ricamo, un frammento di kefiah o di una bandiera, ma anche di un vecchio lenzuolo con una frase o un simbolo. Chi non avesse un manufatto pronto potrà portare un semplice pezzo di stoffa da decorare sul posto insieme agli altri partecipanti. L’obiettivo è dedicare il lavoro manuale alla costruzione di un messaggio visivo contro l'economia di guerra, legato anche alla raccolta firme attiva sulla piattaforma "Io Scelgo" de Il Fatto Quotidiano.
La mobilitazione nazionale vanta sostenitrici d'eccezione del mondo della cultura e dello spettacolo, tra cui Dacia Maraini, Nadia Terranova, Margarethe von Trotta, Emma Dante, Fiorella Mannoia, Serena Dandini e Monica Guerritore. A livello locale, il tessuto associativo sassarese ha risposto con un'adesione massiccia. Tra le sigle in prima linea ci sono Ponti non Muri, Emergency Sassari, il Comitato Fermiamo la Guerra, il Movimento Omosessuale Sardo, Amnesty International e le Acli provinciali. Accanto a loro si muoveranno realtà creative e sociali come lo Yarn Bombing Osilo, la Comunità di Sant'Egidio, la Scuola Arte&Moda e NoiDonne2005, unite per trasformare la piazza in un simbolo di cooperazione e resistenza civile.