Sanità, stop ai medici gettonisti: la Sardegna maglia nera per la spesa
Dal 30 giugno cala il sipario sull’impiego dei medici "gettonisti" nelle strutture pubbliche sarde. Un epilogo prevedibile secondo la Rete Sarda per la Difesa della Sanità Pubblica, che contesta le recenti scelte politiche in materia sanitaria, culminate nelle criticità rilevate dall’Autorità Anticorruzione sulla gestione dei contratti di servizio.
Per la Rete, la chiusura di numerosi Pronto Soccorso nell'isola e il conseguente sovraccarico dei presidi del Brotzu, del Policlinico e del Santissima Trinità sono i costi tangibili di un’improvvisazione politica che ha preferito il ricorso a personale esterno non sempre adeguato, anziché investire sulla valorizzazione dei medici specialisti in Medicina d’Emergenza Urgenza.
Il dato più allarmante riguarda proprio la spesa: la Sardegna si conferma tristemente in testa nel Bel Paese per le risorse destinate ai gettonisti. Tra il 2024 e il primo trimestre del 2026, l’isola ha stanziato ben 328,95 milioni di euro, superando nettamente regioni molto più popolose come la Lombardia (207,39 milioni) e il Piemonte (156,78 milioni). L'Autorità Anticorruzione ha evidenziato come tale gestione sia avvenuta con scarsa trasparenza nei confronti competitivi e nelle procedure di affidamento.
"La carenza di medici non è un problema puramente numerico, ma di organizzazione e destinazione delle risorse", dichiara Claudia Zuncheddu della Rete Sarda per la Difesa della Sanità Pubblica. "Il ricorso ai gettonisti, spesso non specializzati e limitati alla gestione dei codici minori, non ha offerto alcun supporto reale, generando al contrario forti disparità economiche e di responsabilità rispetto al personale sanitario organico".
Nonostante la fine dell'emergenza Covid avrebbe dovuto decretare la naturale conclusione di questo fenomeno, la persistenza dei gettonisti nel sistema ha indebolito la stabilità del servizio pubblico. La Rete denuncia la mancanza di una strategia politica lungimirante, capace di attrarre e trattenere i professionisti attraverso equità di trattamento e rispetto della dignità professionale.
"Servono soluzioni legislative urgenti", conclude Claudia Zuncheddu della Rete Sarda per la Difesa della Sanità Pubblica, "che mirino alla razionalizzazione e alla sostenibilità della spesa sanitaria, garantendo standard qualitativi elevati. La sanità pubblica sarda ha bisogno di scelte strutturali e non di dispendiose gestioni emergenziali".