Il carcere di Uta diventa una "Biblioteca Vivente"

I detenuti si raccontano per abbattere i pregiudizi
25 Marzo 2026
Uta

Trasformare le sbarre in pagine e il silenzio della detenzione in un dialogo aperto con la città. È questo l'obiettivo di "TuttoMondo", l'innovativa azione di sensibilizzazione che vedrà i detenuti della Casa Circondariale di Uta mettersi a nudo nel ruolo di "libri umani". L’iniziativa, coordinata dall’associazione Prohairesis, si inserisce nel più ampio progetto quadriennale "Liberi dentro per crescere fuori", selezionato dall'impresa sociale Con i Bambini.

La proposta adotta il modello interculturale ABCittà Living Library, un format riconosciuto dal Consiglio d’Europa dove le persone non leggono volumi cartacei, ma "prendono in prestito" esseri umani. I protagonisti sono genitori detenuti (o in misura alternativa) che, attraverso conversazioni faccia a faccia, narreranno episodi della propria vita ai cittadini-lettori.

L’azione è realizzata dagli esperti di ABCittà sotto la supervisione di Ulderico Maggi e coinvolge una fitta rete di partner, tra cui la cooperativa Elan (capofila), la Direzione del carcere di Uta, l'Uiepe e il Comune di Cagliari.

Il percorso preparatorio inizierà ufficialmente mercoledì 8 aprile 2026 all'interno della struttura di Uta, con la costruzione di una "mappa dei pregiudizi" insieme ai detenuti. Seguiranno quattro sessioni di formazione intensiva (8, 15, 22 e 28 maggio) per definire titoli e "quarte di copertina" delle storie.

Il momento culminante dell'iniziativa si sposterà fuori dalle mura carcerarie: a giugno, in uno spazio pubblico di Cagliari ancora in fase di definizione, la comunità esterna potrà finalmente incontrare i libri umani per un’esperienza di ascolto e confronto senza filtri.

Lo scopo di "TuttoMondo" è duplice: da un lato, abbattere gli stereotipi che circondano chi ha commesso reati, trasformando il pregiudizio in un oggetto culturale da decostruire; dall'altro, contrastare la povertà educativa minorile. L'azione mira infatti a preservare i legami affettivi tra i padri detenuti e i propri figli, proteggendo i minori dallo stigma sociale e rivendicando il carcere come luogo di rigenerazione e non solo di esclusione.  

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