Documento del Comitato Precari Scuola Cagliari: "Il nostro presidente e il suo gabinetto" (19 giugno)

22 Làmpadas 2010
Il nostro presidente e il suo gabinetto. Quelli che non erano troppo ricchi per iscriversi in filosofia.

Niente di nuovo sul fronte regionale. Lanciamo un bando. Nuove idee creative per la scuola sarda, visto che i capi professano indisponibilità di pensiero (autonomo!). Nessuno pensava stamane, mentre montava striscioni e ripassava gli slogan, di poter incontrare il presidente Cappellacci. Che fortuna! La nostra lettera depositata in presidenza circa una settimana fa, ieri sera, ha attratto l'occhio presidenziale catapultandoci nei piani alti del palazzo.
Del resto, cosa costa incontrarci.
Eppure stavolta costituire una delegazione non rappresentava il solito eccesso di zelo, dopo i numerosi improrogabili impegni della Baire. Ma andiamo al colloquio.
Fieri delle nostre 8000 firme iniziamo ad illustrare le alte motivazioni che spingono i sardi a uno scatto d'orgoglio per difendere cultura e istruzione. Ci prendiamo pure il privilegio di descrivere al presidente della Sardegna, la situazione della scuola.
I piccoli centri non avranno più scuola, la dispersione scolastica aumenterà ulteriormente. I bambini viaggeranno in bus già dalla prima infanzia, i più grandi non potranno scegliere la scuola superiore più adatta perché cancellata dal loro territorio. Il soprannumero di alunni per classe, le pluriclassi...
Ma il capo gabinetto è cresciuto benissimo in una classe di trenta alunni e con il maestro unico...che cosa pretendono questi pedagoghi moderni?
Anche Formigoni e Castelli studiavano in una classe di quarantacinque, aggiungiamo noi.
E che risultati...
La presenza di alunni disabili in classi numerose senza un'adeguata copertura delle ore di sostegno, per non parlare dei ricorsi avvallati dalla Corte costituzionale e rimasti lettera morta per decisione di Tremonti...
Certo, non aspettavamo altro, da un anno, di portare le nostre istanze tanto ragionate al presidente.
Una delle obiezioni del capo gabinetto è stata però questa “ Forse non ci sono soldi”.
Forse.
Noi invece pensiamo che i soldi ci siano. Ma non per la scuola.
Noi pensiamo che alla scuola vengano semplicemente tolti fondi e dignità per destinarli ad altro. La crisi diventa un argomento di ricatto per chiedere sacrifici agli italiani e ai sardi.
Ricattati sul diritto alla conoscenza, un diritto di cui questo stato evidentemente può fare a meno.
Hanno sofferto in gioventù anche i nostri governanti, studenti e lavoratori, ma loro non sono stati fortunati come noi, non potevano permettersi di studiare filosofia e si davano all'avvocatura, e la retorica non manca.
A questo punto, fa il suo ingresso in sala il presidente.
La persona giusta al momento giusto. Il tema del lavoro lo ha notoriamente coinvolto negli ultimi mesi, si parla proprio dell'accordo Baire Gelmini: cosa significa? Significa che un docente non si può più ammalare, non ha diritto di sciopero, né contributi, non ha più una classe, ma spesso salta da una all'altra come un tappabuchi. Significa non essere pagati, perché spesso la regione è insolvente, e di conseguenza per alcuni di noi, non portare più dopo anni uno stipendio in famiglia.
Nessuna risposta.
Arriva un attendente a dire che il presidente deve scappare, facciamo in tempo ad avanzare l'estrema richiesta: nessun accordo con la Gelmini il prossimo anno!
Gli consegniamo le firme.
Ancora chiacchiere vaghe con il capo gabinetto, ma pare nessuno abbia capito di cosa stiamo parlando. Certo la cultura è importante, è imprescindibile, tutto ciò, se vero, è gravissimo. E allora? Allora i nostri governanti si dicono aperti a dialogare con noi, ma a legiferare sono loro.



 

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