Documento: Mozione dell'assemblea generale degli 11 Consigli di Facoltà dell’Ateneo di Cagliari (14 luglio 2010)

16 Argiolas 2010
I Consigli delle 11 Facoltà dell’Università degli Studi di Cagliari, nella seduta congiunta del 14 luglio 2010, aperta alla partecipazione di tutto il personale universitario, degli studenti, dei cittadini, delle Istituzioni, del mondo della scuola, della cultura e del lavoro, rilevano che:

mentre in ambito europeo si ribadiscono le scelte volte a costruire una società fondata sulla conoscenza e si aumentano gli investimenti nel campo dell’istruzione, della ricerca e della cultura, in Italia l’indirizzo del governo è andato sempre più orientandosi in direzione contraria. Anziché incrementare le risorse destinate alla formazione, si decide di far pagare la crisi proprio a istituzioni, come la scuola, l’università, gli enti di ricerca e gli istituti di cultura, sulle quali si dovrebbero fondare le prospettive di sviluppo e di crescita, specie delle giovani generazioni;
l’Università italiana ha bisogno di una riforma, ma un’autentica riforma non può essere fatta solo di tagli. Deve scaturire da un progetto culturale e formativo ad amplissimo raggio. Occorre un rilancio delle conoscenze e delle competenze di base e specifiche, sia d’ambito scientifico sia d’ambito umanistico, nel campo della didattica come nel campo della ricerca, che nel quadro del DDL 1905 appaiono invece subordinate a una riformulazione della governance e del reclutamento frutto esclusivamente di una visione tecnicista e aziendalistica dell’Università e non orientate alla formazione di un cittadino consapevole.
 


I Consigli constatano che:


a fronte della drammatica incidenza delle cessazioni dal servizio, il taglio del Fondo di Finanziamento Ordinario dell’Università, unito ai limiti sul riutilizzo del budget, incide pesantemente sulla possibilità di un regolare rinnovo del personale docente, ricercatore e tecnico-amministrativo, come pure sul reclutamento di nuovo personale strutturato, di fatto tagliando fuori dall’Università italiana una intera generazione di giovani talenti e avviando una nuova disastrosa stagione di “esodo dei cervelli”;
la riforma non può esimersi dal prendere atto del fatto che sui ricercatori grava una parte cospicua della docenza. La definizione di un ruolo docente per i ricercatori a tempo indeterminato, impegnati non solo nella didattica frontale ma anche nelle varie attività di gestione delle strutture, appare imprescindibile, anche a tutela di quella pluralità di opzioni nell’offerta didattica e negli indirizzi di ricerca che, lungi dal rappresentare un mero incremento quantitativo, si configura come base per una pluralità di scelte operabili dallo studente, essenziale alla qualificazione e alla differenziazione dei profili formativi universitari;
l’indisponibilità di gran parte dei ricercatori ad assumere incarichi didattici di insegnamento frontale genera, di fatto, l’impossibilità di organizzare e erogare l’offerta formativa per l’anno accademico 2010-11 in modo completo e coerente con le necessità effettive, con grave danno per l’Università e, soprattutto, per le esigenze formative degli studenti;
gli annunciati provvedimenti della manovra finanziaria (DL n. 78/2010) colpiscono duramente il comparto universitario come pure il pubblico impiego, nel quadro di un’operazione rivolta contro settori dell’amministrazione pubblica quasi fossero i principali responsabili del dissesto finanziario cui si intende rimediare. Di fronte al momento di grave crisi le varie componenti universitarie non rifiutano misure anche severe – se equamente distribuite e condivise –, ma rilevano che le gravissime misure del dispositivo finanziario (sospensione delle carriere, blocco degli scatti stipendiali, limitazioni varie), rappresentano l’ultimo tassello entro un quadro già fortemente restrittivo sul piano dei finanziamenti ordinari, la cui riduzione pone in discussione la stessa sopravvivenza dell’Università pubblica, nel momento in cui essa dovrà affrontare, entro i prossimi cinque/sei anni, l’uscita di scena per raggiunto limite di età di più di un terzo del personale attualmente in servizio.
 


I Consigli ribadiscono pertanto:


1.      la centralità dell’università statale nel sistema dell’istruzione pubblica;


2.      la necessità di un rilancio ed un incremento consistente dei finanziamenti statali per l’applicazione di una riforma che non è ammissibile venga realizzata “senza oneri per la finanza pubblica”;


3.      l’improrogabilità di una definizione dello status giuridico del ricercatore universitario e il riconoscimento delle legittime prospettive di progressione di carriera da parte dei ricercatori a tempo indeterminato, nel rispetto delle altrettanto legittime aspirazioni da parte della nuova figura del ricercatore a tempo determinato;


4.      il pieno riconoscimento del valore assoluto (non sempre e non immediatamente traducibile in valore economico e in capacità di “generare profitto”) della cultura, della ricerca e della didattica in ambito universitario.


 


Di conseguenza i Consigli indicono lo stato di mobilitazione permanente contro le misure imposte all’Università dalla manovra finanziaria e contro l’attuale versione della riforma, nei tempi e nelle forme che andranno definendosi in vista del prossimo anno accademico 2010-11, con l’avvio di iniziative comuni ad altri Atenei per progettare immediate azioni di protesta, promuovendo la coesione, la cooperazione e la condivisione degli obiettivi e delle forme di mobilitazione fra tutte le componenti universitarie.


Programmano inoltre un’altra assemblea dell’Ateneo cagliaritano per il mese di settembre, da tenersi in uno spazio aperto all’intera città.

© RIPRODUZIONE RISERVATA