Allarme a Cuba, l’appello della società civile: «Fermate le minacce militari prima che sia troppo tardi»
La crescente tensione geopolitica nei Caraibi accende i riflettori sull’Avana, da dove si solleva un drammatico appello alla mobilitazione globale per scongiurare un’escalation militare dalle conseguenze imprevedibili. A farsi portavoce del grave clima di incertezza è Henry Omar Pérez, giornalista e membro della società civile cubana, autore di una lettera aperta indirizzata ai difensori dei diritti umani, ai leader internazionali e ai popoli del mondo. Al centro della denuncia c'è il progressivo inasprimento della retorica aggressiva e delle minacce di intervento da parte degli Stati Uniti; una pressione politica ed economica costante che, secondo gli osservatori interni, ha smesso di essere semplice propaganda per tramutarsi in un pericolo concreto in grado di minacciare la stabilità dell'intera regione. Pérez sottolinea come un eventuale attacco contro la piccola nazione caraibica non avrebbe i connotati di un'operazione mirata o di una liberazione, ma si tradurrebbe in una tragedia umanitaria per la popolazione civile, colpendo in primo luogo i bambini e gli anziani assistiti dal welfare dell'isola.
Di fronte alle storiche pressioni di Washington, la società civile dell'isola rivendica con forza la propria totale estraneità a qualsiasi logica di conflitto, rimarcando come Cuba non rappresenti una minaccia per la sicurezza di alcuna potenza globale. La nota ricorda l'attività pluridecennale delle brigate mediche inviate nei contesti più critici del pianeta — dall'emergenza Ebola in Africa al colera ad Haiti, fino al contrasto del Covid-19 —, sottolineando che l'unica vera "arma" del Paese è sempre stata la resistenza e la solidarietà internazionale. Da qui l'appello perentorio a intellettuali, artisti e leader globali affinché fermino la mano dell'aggressore prima che sia troppo tardi, impedendo che l'odio e gli interessi di pochi decidano il destino di un popolo generoso. Il documento si chiude con un richiamo alla giustizia e un netto "no" alla guerra, unendosi a un grido universale: «L'umanità non ha bisogno di altre guerre; ha bisogno di più medici, più libri e più pane».