Cacciari e i docenti in rivolta: «Non cancellate Marx, Spinoza e Leibniz dalle scuole»

Oltre sessanta accademici firmano una petizione contro le nuove Indicazioni nazionali. Sotto accusa l'esclusione dei giganti del pensiero e la riduzione della filosofia politica a un "menu a scelta" tra Hobbes, Locke e Rousseau
14 Maju 2026
Marx Spinoza  Leibniz

Il mondo della cultura si schiera in difesa della filosofia. Una petizione sottoscritta da oltre sessanta docenti ed ex docenti universitari — tra cui spicca il nome di Massimo Cacciari — punta il dito contro le nuove Indicazioni nazionali ministeriali per i licei. L'accusa è chiara: si sta procedendo a una vera e propria mutilazione del pensiero occidentale.

L'elenco degli "illustri dimenticati" dalle Indicazioni nazionali fa discutere. Escludere autori come Karl Marx, Baruch Spinoza e Gottfried Wilhelm Leibniz non è un'operazione neutra. Rimuovere Marx significa togliere agli studenti la chiave di lettura principale per comprendere l'economia e i conflitti sociali degli ultimi due secoli. Cancellare Spinoza e Leibniz significa recidere le radici del razionalismo moderno, della logica e della libertà di pensiero.

I firmatari della petizione sollevano una critica feroce anche su un punto specifico: il vincolo, già presente e non risolto, che impone di studiare “almeno un pensatore” tra Hobbes, Locke e Rousseau. Questa formula, apparentemente orientata alla semplificazione, nasconde un'insidia profonda. Questi tre autori rappresentano le tre diverse anime della modernità: l'assolutismo, il liberalismo e la democrazia.

Suggerire implicitamente che se ne possa approfondire solo uno significa impedire agli studenti di comprendere il dibattito su cui si fondano le nostre democrazie. Senza il confronto tra Hobbes, Locke e Rousseau, la filosofia politica diventa un guscio vuoto, privo di dialettica.

La scelta del Ministero appare dunque come un atto politico di sottrazione. Una scuola che non insegna il conflitto tra le idee e che silenzia i pensatori più "scomodi" o complessi non sta formando cittadini critici, ma spettatori passivi.

"Rispettare le opzioni diverse", come sottolineano i docenti nella petizione, è il cuore dell'insegnamento liceale. Ridurre Marx a un'opzione superflua o trasformare i padri del contrattualismo in figurine interscambiabili non è solo un errore metodologico, è un impoverimento democratico che la comunità accademica non sembra disposta ad accettare.

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