RWM Domusnovas: il TAR non ferma i lavori, ma il ricorso resta in piedi

I giudici respingono la sospensiva: «Nessun danno immediato, mancano ancora altre autorizzazioni». Udienza di merito fissata a gennaio 2027 per il raddoppio della fabbrica di bombe, droni e munizion
28 Maju 2026
RWM Domusnovas

La battaglia legale sull'ampliamento dello stabilimento RWM di Iglesias-Domusnovas, destinato alla produzione di bombe, droni e munizioni, si sposta direttamente al prossimo anno. Il TAR Sardegna, riunito in Camera di Consiglio, ha deciso di non accogliere la richiesta di sospensiva d'urgenza contro il decreto del Commissario ad acta, stabilendo che l'atto non produce un danno ambientale immediato. L'impianto, infatti, non può ancora entrare in funzione: per la produzione di armi mancano infatti i successivi via libera edilizi, urbanistici, della Soprintendenza e dei Vigili del Fuoco.

I magistrati amministrativi hanno però respinto l'eccezione di tardività sollevata dai legali della RWM, confermando la piena validità del ricorso presentato da sei sigle tra associazioni, comitati e sindacati (Italia Nostra, A Foras, Usb Sardegna, Comitato Riconversione RWM, Assotziu Consumadoris e Movimento Nonviolento). Il procedimento quindi prosegue: il cuore della vertenza — che contesta la legittimità della Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) postuma e le procedure per il pesante raddoppio della fabbrica — verrà discusso nel merito nell'udienza pubblica già fissata per il 14 gennaio 2027. Fino ad allora, la situazione giuridica resterà congelata.

La decisione del tribunale è arrivata in concomitanza con un affollato sit-in di protesta davanti alla sede del TAR a Cagliari. La numerosa partecipazione di oggi dimostra come la sfida all'ampliamento della RWM sia ormai percepita come una vertenza collettiva che va ben oltre le sei sigle firmatarie del ricorso. Per i manifestanti, si tratta di una battaglia di legalità e di civiltà in difesa del paesaggio, dell'ambiente e, soprattutto, della pace.

Il peso della mobilitazione sta scuotendo anche i palazzi della politica, creando una vistosa spaccatura all'interno della stessa maggioranza che sostiene la Giunta regionale. Alcuni partiti della coalizione di governo si sono infatti dissociati pubblicamente dalle scelte dell'esecutivo sardo, schierandosi apertamente contro l'autorizzazione ambientale e a favore del ricorso al TAR. Una presa di posizione che conferma il consenso trasversale attorno alla protesta.

Dalle piazze ai tribunali, il messaggio dei comitati resta fermo e chiama in causa la coscienza di tutti: difendere la pace significa assumersi una responsabilità concreta verso il territorio, rifiutando che la Sardegna diventi complice di conflitti che si consumano lontano dai nostri occhi.

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