Entro il 2011 sorgerà sulle grotte di Ingurtidroxus l'aeroporto militare per i droni voluto da La Russa e Parisi
Ma la costruzione dell'aeroporto militare non è purtroppo l'unica minaccia per Ingurtidroxus. "Negli ultimi anni - spiega il fisico Massimo Coraddu, del Comitato per salvare le grotte - nel complesso carsico si sono verificati molteplici crolli. Il più facile da rilevare e studiare è avvenuto quest'anno all'ingresso di Is Angurtidroxeddu durante la sperimentazione delle bombe a guida laser, che si è svolta da gennaio a giugno". "Questi ordigni recentemente acquistati dal Ministero della Difesa - sottolinea Coraddu - vengono sganciati proprio sulla volta delle grotte. Quando impattano sul suolo fratturano la roccia e scavano crateri di tre-quattro metri di diametro per uno di profondità".
Ma quale sarà l'utilizzo del nuovo aeroporto militare? Quali nuovi tipi di armi o velivoli saranno sperimentati nella cosiddetta "striscia tattica"? "Lo scopo del nuovo aeroporto - denuncia il Comitato contro la distruzione delle grotte - sarebbe quello di collaudare gli aerei senza pilota (detti anche droni) sviluppati dalle multinazionali degli armamenti come FinMeccanica o acquistati dall'esercito italiano, costati 330 milioni di dollari". La costruzione dell'aeroporto permetterà all'Italia di impegnarsi a fondo, tramite FinMeccanica, nella realizzazione del progetto Neuron per lo sviluppo di un nuovo "dimostratore da combattimento senza pilota".
Il processo di militarizzazione dell'Isola continua ancora, quindi, nonostante le conseguenze documentate sulla salute degli abitanti dell'area attorno al Poligono. A Quirra sono state 64 - denuncia il Comitato Gettiamo le Basi - le morti per leucemia o tumori al sistema emolinfatico fra i militari e i civili. Un impatto devastante e recentemente riconosciuto dallo Stato, con un decreto che prevede la possibilità di corrispondere un indennizzo a chi, militare o civile, ha contratto infermità o patologie tumorali legate all'esposizione all'uranio impoverito o ad altri metalli radioattivi. I 30 milioni stanziati - dato che sono previsti risarcimenti non inferiori ai 200mila euro - potranno però indennizzare solamente circa 100 persone in tutta Italia. Una cifra molto inferiore rispetto a quella indicata dall'Associazione militari e ammalati presieduta da Falco Accame: 3000 ammalati e 300 decessi.